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Il commento. Caso/caos liste: Pdl, poche scuse di Simone Bressan

marzo 7, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un giornale libero, aperto e sopra le parti. Non ama il conformismo politico-culturale, ha una propria visione e si appassiona a far discutere. Così oggi, nella domenica dopo-decreto salva-liste in cui la tensione un po’ si allenta (almeno per ventiquattrore), il Politico.it corona questa settimana di passione uscendo con due commenti (incrociati) di due autorevoli (e giovani) dirigenti di Popolo della Libertà e Partito Democratico (l’altro è il nostro Mario Adinolfi, lo trovate sotto), che – proprio sul tema delle liste e dei comportamenti e delle decisioni assunte, in una fase iniziale ma, è il caso del Pd, anche delle ultime ore – criticano i propri partiti, senza addurre quelle scuse (o quei pretesti-?) che sono invece venuti dalle rispettive leadership. Un esercizio, quello dell’onestà intellettuale e comunque dell’(auto)critica, che farebbe tanto bene alla politica italiana e che, anche alla luce di ciò che il nostro giornale vi propone oggi, abbiamo forse la speranza di vedere (più) praticato nel futuro. La (prima) firma è del blogger autore di Freedom-Land e dirigente Pdl, che contesta al proprio partito la scarsa democraticità (interna, per cui la richiesta di democrazia nel caso di Formigoni e del Pdl del Lazio diventa ipocrita) e la pretesa di una “maggiore uguaglianza” (ovvero impunità), rispetto alla regole, dai comuni cittadini. Il pezzo di Bressan. Sentiamo.

Nella foto, Simone Bressan

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di SIMONE BRESSAN*

E’ vero. Sarebbe stato vergognoso che due liste come quella del Popolo della Libertà nella Provincia di Roma e quella del Presidente Formigoni in Lombardia venissero escluse da una competizione elettorale per un mero vizio di forma. Ed è vero, anzi: verissimo. La forma non dovrebbe mai negare la sostanza e stravolgerla. Ed è stato sacrosanto protestare, sbraitare, prendere a testate questo assurdo sistema elettorale che prevede procedure bizantine per partecipare al voto. Tutto giusto. Ma ci sono due cose che vanno dette con assoluta e cristallina chiarezza.

Primo: queste proteste sono arrivate fuori tempo massimo. Andavano fatte prima. E prima che succedesse tutto questo andavano riformate le procedure per la presentazione delle liste.
Secondo: sarebbe stato certamente un vulnus democratico che milioni di persone non potessero votare il loro partito. Ma è un’eccezione questa che non può essere sollevata da una classe dirigente che di democratico ha ben poco. E non può essere ammessa per liste e listini che vedono inseriti a forza amici, parenti, amici degli amici. Se è scandaloso che elezioni così delicate siano rovinate da questo pasticcio è ancor più vergognoso che procedure così importanti siano state gestite con tanta leggerezza. Questo diluvio porta via con sé anni di lavoro di consiglieri regionali, militanti sul territorio, iscritti, dirigenti di piccoli comuni. Gente che ha costruito questa campagna elettorale giorno dopo giorno, porta dopo porta, riunione dopo riunione. E che non merita di veder trattato come un semplice impiccio burocratico un momento di cruciale importanza come la presentazione delle liste.

Così come va detto a chiare lettere che le regole ci sono per tutti e tutti le devono rispettare. Non perchè si tratti di una delle tante frasi fatte ma perchè se un cittadino qualunque paga una multa con un giorno di ritardo ne subisce conseguenze che non tengono conto della distinzione tra forma e sostanza, dell’animus con cui le cose vengono fatte e così via. Provate a sbagliare una denuncia dei redditi (c’è qualcosa di più cervellotico di una denuncia dei redditi??) e vedrete come nessuno si fermerà a valutare la sostanza delle cose.

Non sarebbe stato giusto che milioni di persone non potessero barrare il simbolo del Popolo della Libertà, ma non è nemmeno giusto che questo movimento cerchi l’ennesimo alibi per autoassolversi, per trasferire altrove le colpe che sono nostre e soltanto nostre. Della nostra incapacità di stare in mezzo alla gente, della nostra inadeguatezza a far sentire i cittadini partecipi di questo grande partito che ha la legittima ambizione di rappresentare la metà più uno degli italiani. Facciamo mea culpa, una volta tanto. E smettiamola di trastullarci in fondazioni, conventicole, pensatoi, contenitori vuoti per una cultura inesistente. Il partito è lì per essere costruito: le maniche ce le dobbiamo rimboccare tutti. E tutti dobbiamo sentirci in discussione e avere il coraggio di misurarsi con quel po’ di meritocrazia che magari non risolve tutti i problemi ma perlomeno toglie alcuni alibi.

SIMONE BRESSAN*

*Blogger e dirigente giovanile Pdl

Commenti

One Response to “Il commento. Caso/caos liste: Pdl, poche scuse di Simone Bressan

  1. valter on marzo 8th, 2010 16.25

    Ottima analisi da parte di questo giovane ed interessante dirigente PDL. Peccato però che faccia parte proprio del PDL. Se al momento non è contaminato non lo sarà ancora per molto. Amen

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