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Diario politico. Cdm vara dl interpretativo Sì NAPOLITANO: ‘NEI LIMITI DELLA LEGGE’ 1] ‘Si è nel tribunale quando (lo) si vuole’ 2] ‘Certe irregolarità non sono irregolari’ Pd: “Un trucco ridicolo“. Idv: “In piazza”

marzo 5, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il Consiglio dei ministri, riunito straordinariamente stasera (sulle ragioni della “fretta”, vedi la nostra esclusiva), partorisce il tanto atteso decreto che «precisa il significato» delle norme sulla presentazione delle liste elettorali imbeccando così il Tar che dovrà decidere sulla riammissione del Pdl nel Lazio e di Formigoni in Lombardia. Tre articoli, (questa volta) dichiaratamen- te ad listam, che dicono che la presentazione della lista avviene nel momento in cui si entra in Tribunale con l’intenzione di presentarla (…) anche se poi si esce e si rientra dopo il termine previsto (risolve il problema-Lazio); e che le irregolarità formali non inficiano la regolarità complessiva (Lombardia). Po- co prima della mezzanotte arriva il sì del presidente della Repubblica, che emana il provvedimento che già domani sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. L’opposizione insorge. Di Pietro: «Andrebbe bloccato con le forze armate». Bersani: «Un pasticcio tutto loro». I dettagli del dl e il racconto di Cdm e giornata per la penna di Finelli, all’interno.

Nella foto, Renata Polverini alla manifestazione di piazza Farnese di giovedì

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di Carmine FINELLI

Alla fine è la linea di chi sosteneva una “soluzione politica” al caos delle liste in Lombardia e nella provincia di Roma a prevalere. Il Consiglio dei ministri vara il decreto cosiddetto interpretativo per cercare di riammettere al voto le liste escluse. L’approvazione definitiva arriva intorno alle 21.40, quasi due ore dopo rispetto all’inizio della seduta. Lasso di tempo necessario per limare il testo alfine di farlo rientrare nei parametri richiesti dal Quirinale. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva detto chiaramente di non essere disposto a firmare un intervento d’urgenza che contenesse norme “innovative”. Napolitano si era reso disponibile a firmare un decreto “interpretativo”. Le due ore di Cdm sono state dettate dalla necessità di un confronto tra gli staff di Palazzo Chigi e del Quirinale. Il governo fa sapere con una nota che il decreto “mira a consentire lo svolgimento regolare delle consultazioni elettorali regionali e a garantire coesione sociale”. Roberto Maroni, ministro dell’Interno, conferma che il testo non contiene alcuna modifica alla legge elettorale e che “non c’è stata alcuna riapertura dei termini: abbiamo dato un’interpretazione per consentire al Tar di dare applicazione alla legge in modo corretto”.
Il Consiglio dei Ministri arriva alla fine di una giornata frenetica. La dura presa di posizione dell’opposizione rispetto a possibili scorciatoie legislative e la posizione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano hanno tenuto banco durante lo svolgimento di questa concitata giornata.
I punti del decreto sarebbero quattro. Il testo prevede come primo punto che i termini di presentazione delle liste siano basati anche sul fatto che con qualsiasi mezzo si dimostri che si era presenti nel luogo di consegna entro i termini stabiliti dalla legge. Il secondo punto stabilisce che l’esame della documentazione possa essere effettuato anche in un secondo momento, per la parte che attiene ai timbri e alle vidimazioni. Al terzo punto la possibilità che al Tar possano ricorrere le liste non ammesse, mentre per quelle ammesse sulle quali è stato fatto ricorso ci si può rivolgere al tribunale amministrativo solo dopo il voto. Com’era ovvio, va infatti sottolineato che il decreto si applica già alle prossime Regionali.
A margine del Cdm, è lo stesso presidente del Consiglio a commentare la decisione. “Abbiamo cercato nel Consiglio dei ministri di fare un decreto legge interpretativo delle norme che attengono alle elezioni in modo che, speriamo, si possa ritornare a dare il diritto di voto anche ai nostri elettori del Lazio e della Lombardia”.
Davvero dura la posizione dell’Italia dei Valori: “Non si tratta di interpretazione, ma di un palese abuso di potere che in uno Stato di diritto andrebbe bloccato con l’intervento delle forze armate al fine di fermare il dittatore – dice Antonio Di Pietro – Noi ci appelleremo alla societá civile e scenderemo in piazza con una grande manifestazione di protesta civile e democratica”. Il radicale Marco Cappato parla di “decreto eversivo”. Secondo Cappato sarebbe in atto “un tentativo di porre il potere al di sopra e contro la legge e le elezioni a questo punto andrebbero annullate e riconvocate”. Sinistra e Libertà, con Fabio Mussi, definisce il tentativo di reinserire le liste del centrodestra come veri e propri “brogli di Stato”.
Ad attaccare è anche Pierluigi Bersani,segretario del Partito Democratico. “Il centrodestra non si azzardi a parlare di complotti e a scaricare il problema e abbia l’umiltà di riconoscere che questo pasticcio non gli deriva da incuria ma da loro divisioni”. Con queste parole Bersani ribadisce la necessità del rispetto delle regole: “C’è una parola in questo paese che bisogna affermare e ripristinare: si chiama regole. Se vogliono governare bene, altrimenti si riposino e vadano a casa perchè chi governa risponde per il Paese e non per le regole di una lista”.
Sul caso interviene con un durissimo comunicato anche l’associazione “Libertà e Giustizia”. “Un passo avanti verso un regime dell’arbitrio: è questo il significato profondo del decreto che si appresta ad emanare in queste ore il governo in materia elettorale. Un provvedimento – si legge ancora nella nota – che di per sé non dà luogo a un giudizio di incostituzionalità, ma che certamente rappresenta una violazione di legge”. Libertà e Giustizia fa riferimento alla legge del 1988 sul potere normativo del governo e ricorda infine che in una democrazia le “leggi elettorali sono le più sacre e intoccabili”.

Carmine Finelli

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