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Il ritratto del personaggio della settimana La forma (sostanza) di Roberto Formigoni

marzo 5, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il luogo in cui(/del) la nostra politica si ritrova in queste ore di attesa e anche tensione (che se non c’è, dovrebbe ragionevolmente esserci). E il Politico.it racconta il caso/caos delle liste Pdl attraverso prospettive diverse. La necessaria cronaca in tempo reale, che è la più autorevole, completa, approfondita. La politica italiana sul suo giornale. C’è la riflessione, il commento, il confronto tra le nostre grandi firme (le principali del giornalismo politico italiano) e i protagonisti stessi della nostra politica. E c’è l’approfondimento, o comunque il racconto attraverso altri punti di vista, altre sfacettature (è proprio il caso di dirlo). L’appuntamento del venerdì del nostro vicedirettore si trasforma così in un’occasione per testare la coerenza (n)e(l) rapporto con le regole del presidente, uscente, della Regione Lombardia e candidato (?) del centrodestra alla sua stessa successione (per la quale sarebbe incandidabile, visto che si profilerebbe un terzo mandato non «automaticamente» previsto dalla legge, ma la nostra politica, e nello specifico l’opposizione sembrano avere abdicato alla rivendicazione di questa norma che, peraltro, impedirebbe anche la ricandidatura di Vasco Errani, centrosinistra, in Emilia-Romagna). Formigoni, dunque, grande protagonista (per una volta – solo per questa volta – suo malgrado) di queste ore di (mancanza di) passione (politica) ritratto da Lena.

Nella foto, Roberto Formigoni

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di Luca LENA

Ci si appella all’eleganza, alla giustezza, all’onore. Si affrontano avvolgenti differenze tra burocrazia e democrazia, con uomini politici che scoprono improvvisamente come anche la forma detenga sostanza. La deregolamentazione, la deroga, l’eccezione devono essere concesse in nome di un paritetico esercizio della politica, si dice. Come se le norme fungessero non tanto da canale disciplinante ma da monito orientativo. Cavilli da eludere nel malcapitato caso in cui alcuni funzionari abbandonatisi all’inedia, decidano di interrompere il tacito sciopero della fame proprio allo scadere del termine ultimo per la presentazione delle firme. Ma si sa che le mode sono passeggere e, come sanno bene alcuni politici, anche quella dell’astinenza da cibo è bene interromperla in tempo se perfino il rimando gandhiano finisce per essere inascoltato.
Capita infine che, chi si appelli alle regole, chi ne sventagli il vessillo con una buona dose di squilibrata avidità, venga tacciato di ipocrisia, di moralismo: colpe che ormai nessuno sente più pesare sulle spalle, visto che guardandosi attorno c’è sempre qualcuno che sembra combinarla più grossa.
E’ comunque chiaro che per l’esercizio del voto, una eventuale mancanza tecnica sia un’inezia rispetto al diritto-dovere popolare nel pronunciamento delle preferenze elettorali. Soprattutto per quanto riguarda il caso Formigoni in Lombardia, dove il ricorso respinto dalle Corti d’Appello di Roma e Milano rappresenta un colpo duro e difficile da contestualizzare. Se infatti per la Polverini il mancato rispetto dei tempi le permetterà di incamerare gli eventuali voti degli esponenti di centrodestra, per l’attuale presidente della Regione Lombardia il difetto su qualche centinaio di firme cancellerà totalmente la lista personale e dunque l’intera coalizione Pdl.

Proprio Formigoni che da sempre è legato a ferree regole morali, ideologiche e religiose, oggi si trova a dover chiedere la sospensione di un accanimento legislativo che mina la corretta e totale espletazione dei doveri elettorali. Sarebbe curioso e forse ingiusto effettuare un parallelo con la presa di posizione durante il caso Englaro. Da fervido credente, sin da giovanissimo nelle fila della DC, ha osteggiato l’interruzione alimentare ad Eluana, secondo le regole cristiane della vita che prevedono il rispetto e la perseveranza, anche se la scienza attribuisce un irrisorio 0,001% di possibilità d’uscita dallo stato vegetativo. Ed è ovvio e perfino inutile constatare come il parallelo non trovi accoglimento nell’accostare due eventi dalla differente profondità umana. Eppure il disarticolato gioco delle eccezioni è preoccupante, poiché non trova campo in un principio giuridico ben preciso, ma sempre e solo nella vaga capacità discrezionale di chi si trova a poter decidere. Giacché la concessione di una deroga rischia di tracciare precedenti sempre meno gestibili per il futuro, e di minare l’apparato di responsabilità che negli uomini è ordinato dalla legge, non come imposizione a cui piegare il capo, bensì come modello razionale e giusto in cui poter rifugiare la serenità, il diritto, la libertà.

E Formigoni lo sa bene, uomo di grande esperienza e carisma, proiettato sin in età acerba nel vortice democristiano, divenendo ben presto il principale esponente di CL. Negli anni ’80 fonda il Movimento Popolare, una sorta di prolungamento politico di Comunione e Libertà, con il quale prende le distanze dalle leggi sul divorzio e sull’aborto. Dopo l’esperienza come eurodeputato, entra nel parlamento italiano con la DC fino al 1994, quando il partito si trasforma in PPI.
L’anno dopo viene eletto presidente della Giunta in Lombardia, e comincerà un processo di separazione dal partito centrale – all’epoca il CDU – fino ad approdare alla corte di Berlusconi in Forza Italia. La carica regionale di Formigoni verrà riconfermata tre volte, ruolo che preferirà sempre agli incarichi in Senato ed agli eventuali risvolti governativi all’interno del PDL.
C’è da dire che per molti, l’eventuale quarto mandato di Formigoni, contrasta con un principio legislativo che stabilisce “la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto”. Tuttavia lo stesso sfidante Penati sembra abbia rinunciato a sostenere la tesi dell’ineleggibilità, non tanto su basi giuridiche quanto per il rischio che la controversa questione legale finisca paradossalmente per tradursi in uno svantaggio elettorale.
Se certo anche la legge si trova ad essere sciabordata in una serie innumerevole di interpretazioni, è ancora la forma a smuovere i maggiori interessi. La scorza che racchiude la sostanza appassisce tutto quel che contiene e Formigoni ne è a conoscenza visti gli attacchi che ha dovuto subire in passato: in merito al padre, comandante delle Brigate Nere fasciste, accusato di collaborazionismo nell’eccidio di Valaperta. Una difficile immagine da cui ha preso le distanze ma che in passato non gli ha evitato di ricevere insulti perfino dall’attuale compagno di coalizione Bossi. Inoltre, le critiche per lo spoil-system generato all’interno della Regione Lombardia, favorendo occupazioni per gli esponenti di CL. E ancora l’avallo per la richiesta del premier di inserire nell’agonizzante listino lombardo un’igienista dentale dal curriculum rispettoso ma dalla poco chiara causale di raccomandazione, giacché l’immoralità oggi risiede nella mancata giustificazione di quest’ultima.

E’ in questo gelatinoso teatrino delle parole e degli ingarbugliamenti che si tratta il caos e, spesso, nello stesso caos, si permette una troppo facile concessione. Se anche la legge impara a scavalcare le staccionate, i recinti probabilmente vanno alzati, non abbattuti.

Luca Lena

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