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DIARIO. Caos liste, un’ora da Napolitano Che non gradisce il decreto. Slitta il Cdm FOTO: Polverini saluta (la folla) romana

marzo 4, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il capo dello Stato frena sul dl che avrebbe dovuto riscrivere i termini per la presentazione delle liste e riaprire le porte agli esclusi. Stante anche il no deciso dell’opposizione che con Bersani chiude a qualsiasi ipotesi di condivisione: «Si prendano tutta la (loro) responsabilità». Berlusconi rinvia («Forse a domani») la riunione dei ministri per la decisione definitiva. In tarda serata mini-vertice a palazzo Chigi con Letta, Maroni, Calderoli, Scajola, Brunetta, La Russa, Matteoli, Alfano e il consigliere giuridico della presidenza del Consiglio Claudio Zucchelli. Si è conclusa così la lunga giornata di passione del Pdl, sceso in piazza con Renata Polverini (un migliaio di persone, stavolta, a piazza Farnese), e della nostra politica in attesa di conoscere l’esito di questa vicenda di cui il giornale della politica italiana vi sta raccontando momento per momento. La giornata dunque, per la penna di Finelli.

Nella foto, Renata Polverini oggi a piazza Farnese

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di Carmine FINELLI

A dirla tutta: non ce lo saremmo mai aspettato. E’ vero che le campagne elettorali italiane sono sempre imprevedibili e piene di colpi di scena, ma il caos ingenerato dalla mancata presenza delle listedel Pdl a Roma e del listino Formigoni in Lombardia lascia davvero sbalorditi. E lascia ancor di più sbalorditi la necessità invocata dai dirigenti del Pdl di ricorrere ad una “soluzione politica condivisa”.
Ad ogni modo, questa è l’unica certezza di una campagna elettorale al cardiopalma. Le ipotesi al vaglio del governo e del Parlamento sono due. Da un lato un decreto legge, dall’altro una leggina di iniziativa popolare che permetta alle liste escluse di essere riammesse posticipando i termini del voto. Per risolvere l’intricato dualismo, il Pdl affida il mandato al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, “per valutare qualsiasi soluzione con le forze politiche e istituzionali per sanare il vulnus democratico” che si avrebbe se il Pdl non potesse concorrere alle elezioni in Lazio e in Lombardia. E’ la sintesi dell’ufficio di presidenza del Popolo della libertà che si è tenuto oggi a Roma. Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl e ministro della Difesa annuncia l’incontro che in serata Berlusconi avrà con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il mandato a Berlusconi è pieno e serve per verificare, “anche con la massima autorità dello Stato una possibile soluzione” sostiene La Russa.
Lo stress di questi giorni portà però il presidente del Consiglio dei ministri a sbottare con i suoi collaboratori. “Basta polemiche inutili, dobbiamo difenderci uniti contro chi continua ad attaccarci. C’è stato semplicemente chi ha osteggiato fisicamente la presentazione delle nostre liste. Certo, è evidente l’eccessiva fiscalità, ma ci sono ora delle soluzioni. L’importante è non criminalizzare nessuno, neanche i rappresentanti delle liste e soprattutto il partito”. E poi lancia un appello all’ufficio di presidenza del Pdl per l’unità nel partito.

La tanto evocata soluzione politica non viene trovata nell’incontro tra il premier e Giorgio Napolitano. Un colloquio al Quirinale che dura più di un’ora, al quale Berlusconi si presenta con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e con il ministro della Semplificazione normativa Roberto Calderoli. Al termine, intorno alle 21.45, Berlusconi fa ritorno a Palazzo Chigi ed annulla il Consiglio dei ministri straordinario previsto per la serata nel quale si sarebbe dovuto discutere l’ipotesi del decreto legge. E’ probabile una convocazione straordinaria per domani mattina. Al capo dello Stato, Berlusconi avrebbe proposto un decreto legge contenente nuovi termini per gli adempimenti relativi alla presentazione delle liste. In questo gioco non è ancora chiaro come si comperterà l’opposizione. Se da un lato Bersani chiarisce che “qualsiasi intervento d’urgenza in materia elettorale in corso d’opera sarebbe totalmente abbiamo cinque gradi di giudizio, lasciamoli lavorare. Non si permettano di fare minacce, perché se la sono cercata da soli” dall’altro dovrebbero cercare, insieme alla maggioranza, una soluzione per evitare che le elezioni a Roma ed in Lombardia, si svolgano senza il partito di maggioranza.

Qualche ora prima dell’incontro tra premier e Presidente della Repubblica la polemica interna al Pdl, montava, tanto che ad intervenire è stato anche il presidente della Repubblica da Bruxelles, dove era in visita ufficiale, spiegando ai giornalisti che gli domandano chiarimenti a proposito dei problemi sulla presentazione delle liste per le elezioni regionali: “Ancora non c’è nulla di definito, in alcun modo. Quando arriverò a Roma stasera, vedrò”. Napolitano è sfuggente anche sulla possibile soluzione politica: “Se qualcuno mi spiega cos’è, e da parte di chi e su che cosa, la esaminerò” risponde.
Spostandoci dal Quirinale a Montecitorio, la situazione non diventa meno tesa. La maggioranza parlamentare sta in queste ore prendendo contatti con l’opposizione per cercare di dare seguito ad una leggina di iniziativa parlamentare che contempli però anche l’anticipo delle elezioni di Bologna e la revoca della decisione del consiglio di amministrazione Rai sul blocco dei talk show.
Ma i vertici più concitati sono quelli interni alla maggioranza. Nel pomeriggio si è tenuto un colloquio tra rappresentanti del Pdl e rappresentanti della Lega Nord. Al termine dell’incontro Calderoli spiega ai cronisti: “Adesso l’importante, come ha sottolineato anche Bossi, è parlare con il presidente Napolitano. Nell’incontro a Palazzo Grazioli – dice Calderoli – abbiamo vagliato tutte le possibilità in maniera preliminare. Ma a questo punto ci deve essere un incontro con il Presidente della Repubblica, per parlare sia del merito della vicenda sia degli strumenti, alla luce della straordinarietà di quel che è accaduto”.
Le ali più intransigenti dell’opposizione (Di Pietro&Co.) non ammettono correttivo e sei scagliano con durezza contro ogni possibile soluzione di tipo prettamente politico. “Un decreto legge sarebbe un golpe», spiega invece Antonio Di Pietro. «È democrazia permettere ai cittadini di partecipare alle elezioni, ma la democrazia si esercita nel rispetto delle forme di legge e, secondo le prime decisioni dei magistrati, la legge è stata violata da chi ha presentato alcune liste in modo difforme”, sosotiene il leader di Italia dei valori,Antonio Di Pietro, che sottolinea come anche in un Comune del napoletano la lista dell’Idv è stata esclusa “perché mancava un timbro tondo tra una pagina e l’altra. Cosa avrebbero detto se l’Idv avesse fatto questo baccano contro i giudici accusandoli di essere cospiratori e comunisti?”.
Pierluigi Bersani è più cauto di Di Pietro. «Io non nemmeno cosa intendono con la formula “soluzione politica” – replica Bersani – Dico solo che per prima cosa devono riconoscere che si tratta di un pasticcio tutto loro, di un turbamento della campagna elettorale di cui loro portano la responsabilità per intero. In ogni caso – aggiunge – mi pare che tutte queste elucubrazioni abbiano poco fondamento. Si tratta di capire di cosa si sta parlando, sono in corso procedure di legge, bisogna seguirle”. E a quanti chiedono come si supera questo apparente impasse, Bersani risponde: “Ascoltando quello che avranno da dire tutti gli organi preposti e ribadendo un punto di principio. Certamente noi siamo preoccupati da questo turbamento che le elezioni hanno avuto, ma di questo turbamento è totalmente responsabile il centrodestra che non può certo scaricare adesso su qualche altro la responsabilità”.

La situazione è complessa anche in Lombardia, dove il candidato alla presidenza per il Pdl, Roberto Formigoni, invoca il capo dello Stato. “Chiediamo che intervenga il presidente della Repubblica che deve essere garante della libertà di voto dei cittadini”, afferma il governatore della Lombardia. “Sul ricorso al Tar siamo ottimisti, ma c’è bisogno che le nostre ragioni siano riconosciute. Tentano di buttarci fuori dalle elezioni e impedire a 10 milioni di lombardi di trovare il candidato presidente di riferimento e le liste di partiti a cui hanno sempre dato il 60% del consenso”.I legali di Formigoni e della lista del Pdl hanno depositato presso il Tar della Lombardia i due ricorsi contro l’esclusione del listino dalle regionali. “I miei rappresentanti da giovedì mattina stanno controllando una per una tutte le firme a sostegno delle altre liste. Quando avremo i risultati li renderemo pubblici”, dice il governatore lombardo.
Intanto l’Ufficio centrale regionale della Corte d’appello di Roma rende pubbliche online le motivazioni alla base del ricorso del Pdl respinto mercoledì: “Alle ore 12 del 27 febbraio all’interno dell’area delimitata ove sostavano coloro che potevano ancora presentare le liste, si trovavano in attesa quattro delegati e fra questi non vi erano quelli del Pdl, scrivono. Quindi “è inammissibile l’istanza per il “completamento” di una procedura per la presentazione della lista, procedura che mai ha avuto inizio”.

Carmine Finelli

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