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Il commento. Caso/caos liste, ora chiedano scusa di Gad Lerner

marzo 4, 2010 di Redazione 

Vedete il giornale della politica ita- liana: è qui che la nostra politica tra- scorre queste ore di confusione, contraddizione, ma anche di (sua) centralità (per quanto, purtroppo, a questo giro autoreferenziale). E il Politico.it tiene costantemente aperto il flusso dei propri aggiornamenti per non lasciare scoperto nemmeno un momento di questa giornata fondamentale per la nostra politica – dando per primo, tra i grandi quotidiani, la notizia del ritardo con cui il Pdl si è presentato anche agli uffici del Tar per ricorrere contro l’esclusione della lista di Formigoni – e alternando il racconto alle riflessioni, i commenti, il dibattito delle sue grandi firme. Dopo avere ragionato ancora una volta con Adinolfi di ciò che dovrebbe fare il centrosinistra, diamo altre due notizie e poi passiamo a commentarle con il conduttore de “L’Infedele”, che segue con il suo giornale questa giornata di fibrillazione, appunto, per la politica italiana. La prima è che alle 21 il presidente del Consiglio salirà al Quirinale per incontrare Giorgio Napolitano, che attende di essere informato su quanto sta avvenendo per poi dare le proprie indicazioni, «sagge», come se le aspetta lo stesso Berlusconi. Subito dopo dovrebbe tenersi un Consiglio dei ministri straordinario per decidere, finalmente, cosa intende fare il governo in questa situazione. Lerner, in linea con quanto scritto stamattina, apre a questa prospettiva di soluzione ribadendo però che le responsabilità stanno tutte da una parte ed è opportuno, non per polemica politica, che ci si disponga ad un ritorno alla condivisione del rispetto delle regole attraverso un riconoscimento.

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Non so come finirà questa storiaccia d’indifferenza alle regole democratiche. Ma, salendo al Quirinale, prima di tutto Silvio Berlusconi deve chiedere scusa. Capisco che è difficile raccogliere regolarmente le firme necessarie per liste fino all’ultimo minuto strattonate e modificate per farci stare questo e quello. Ma le candidature di potenziali rappresentanti del popolo sono soggette a tempi e procedure uguali per tutti i competitori. Tutto ciò non accadrebbe se il Popolo della Libertà fosse un partito, anziché un coacervo d’interessi in rissa fra loro privo di uno statuto che preveda procedure decisionali trasparenti. Se in Italia si applicasse finalmente l’articolo 49 della Costituzione, che obbliga i partiti a darsi regolamenti interni democratici, non saremmo arrivati a superare il limite.

GAD LERNER

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