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Why Not di De Magistris finisce in un flop Lui eletto alle Europee: oltre 400mila voti Esiste un/il problema-giustizia in Italia (?)

marzo 2, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana sta dalla parte delle istituzioni. E pensa che la nostra politica abbia la responsabilità di fare un passo indietro nel confronto con gli altri poteri tra cui la magistratura. Perché è alla politica italiana che spetta di guidare il Paese e dunque di assumersi la responsabilità ultima di fare il (suo) bene. Il passo indietro della politica, inoltre, favorirà quella distensione degli animi che consentirà anche alla magistratura di tornare a fare serenamente il proprio mestiere. Tutto. E tutta. Perché è vero come dice Pier Camillo Davigo che la prima cosa da fare per superare lo scontro tra la nostra politica e i magistrati, appunto, è «smettere di rubare», una formula che sintetizza in sé anche tutti gli altri reati possibili dei colletti bianchi e non solo. E tuttavia è indiscutibile che in qualche caso ci possa essere il ragionevole dubbio che alcune scelte di alcuni magistrati siano motivate da altro rispetto al pubblico interesse di perseguire la giustizia. Può essere il caso di alcuni procedimenti intentati contro la politica per ragioni, appunto, politiche (ma si tenga bene a mente la nostra premessa); ed è il caso del protagonismo di alcuni magistrati che, magari per scendere successivamente (con successo) nell’agone, montano inchieste che, a volte, non sono del tutto giustificate, o che non giustificano un così ampio dispiegamento di mezzi. E’ notizia di oggi, ad esempio, che il procedimento che vedeva imputati, tra gli altri, Romano Prodi e Clemente Mastella, il presidente della Regione Calabria Loiero e il suo predecessore Chiaravallotti si è concluso con un nulla di fatto (o, meglio, con un’assoluzione piena) per il 90% delle persone accusate, tutte – tutte – quelle che avevano un incarico di rilievo e che avrebbero potuto – hanno potuto – consentire al magistrato di assurgere alla pubblicità e alla notorietà nazionale. La stessa che gli avrebbe poi consentito, appunto, di fare il salto nella politica italiana. Franco Laratta, che ha seguito sin dall’inizio con attenzione la vicenda (che conosce bene anche per le sue, dell’inchiesta, radici calabresi), torna ad intervenire sul caso. Solo sul giornale della politica italiana.

Nella foto, Luigi De Magistris

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di FRANCO LARATTA*

WHY NOT: 3 ANNI di un’inchiesta che ha fatto tremare il Paese. Ma oggi è tutto finito. In un clamoroso flop.

Quell’inchiesta, avviata nel 2006 dall’allora pm di Catanzaro (Luigi De Magistris, oggi parlamentare europeo eletto con IDV con alcune centinaia di migliaia voti di preferenza!!) fece tremare le istituzioni, provocò uno scossone così forte che portò alla caduta del Governo Prodi e poi alla fine della XIV legislatura (2006-2008). De Magistris con ‘Why not’, che oggi è giunta ad una prima conclusione con la sentenza del processo abbreviato, tirò nell’inchiesta tutta la gestione dei fondi statali, regionali e comunitari, che venne poi avocata dalla Procura generale di Catanzaro.

Tra le persone coinvolte: Romano Prodi e l’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, le cui posizioni sono state successivamente archiviate nel corso delle indagini preliminari, il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, ed il suo predecessore Giuseppe Chiaravalloti; assessori e consiglieri regionali in carica, funzionari regionali e imprenditori, tra i quali Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, imputato principale, e la testimone Caterina Merante, che con le sue dichiarazioni diede il via all’inchiesta.

L’inchiesta Why not è stata, nel dicembre 2008, al centro di un clamoroso scontro tra la Procura di Salerno e la Procura generale di Catanzaro. Una pagina nera per la magistratura italiana che ha segnato profondamente i rapporti tra i diversi uffici giudiziari. Lo scontro tra le due procure ha portato il Csm a trasferire tutti i magistrati protagonisti della vicenda. De Magistris è poi finito sotto inchiesta del Csm e su di lui le accuse furono molto gravi.

La Procura generale, subito dopo, chiuse le indagini per 106 persone. Nell’ottobre del 2009 si è giunti, infine, davanti al gip, chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per 98 imputati. I reati che venivano ipotizzati, a vario titolo, andavano dall’associazione per delinquere all’abuso d’ufficio e alla turbata liberta’ degli incanti; dalla truffa alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, dalla frode nelle pubbliche forniture al peculato, alla corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio all’istigazione alla corruzione, dall’estorsione alla falsità deologica commessa da pubblico ufficiale.

Oggi, con la sentenza del Giudice dell’Udienza preliminare di Catanzaro, Why not viene clamorosamente ridimensionata. Il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, è stato assolto dall’accusa di illeciti nella gestione dei fondi pubblici. Assolto anche Giuseppe Chiaravalloti, ex presidente Pdl della Regione Calabria. L’imprenditore Antonio Saladino, principale indagato nell’inchiesta Why Not, è stato condannato a due anni di reclusione per il reato di abuso d’ufficio. E’ stato assolto invece per i reati di peculato e truffa. Assolti anche dirigenti e funzionari della Regione Calabria, esponenti politici locali.

Ecco come finisce un’inchiesta che ha fatto tremare i palazzi italiani. Un’inchiesta che aveva dentro di sè tutto e il contrario di tutto, che vedeva coinvolte centinaia di persone – dal funzionario regionale al Presidente della Regione e poi anche ai parlamentari nazionali, il ministro di Giustizia e il Presidente del Consiglio dell’epoca. Un’inchiesta che ha fatto a pezzi i principi fondamentali dello Stato di diritto, ha scatenato una guerra furibonda tra procure diverse (con quella di Salerno che ha inviato un centinaio di carabinieri a sequestrare gli atti giudiziari di WHY NOT presso la Procura di Catanzaro, che a sua volta ha inviato un altro centinaio di Militari dell’ Arma a controsequestare gli atti presso la Procura di Salerno).

«Un’inchiesta senza nè capo nè coda. Una macedonia impazzita in cui a farla franca saranno i veri colpevoli e pagare sarà tanta gente estranea ai fatti», ebbi a scrivere – e mi si perdoni l’autocitazione – qualche mese fa. Sapevo che anche alcuni magistrati la pensavano alla stesso modo e che vivevano con angoscia la situazione che si era venuta a creare nella magistratura calabrese, uscita a pezzi dall’intera vicenda.

Ora che di fatto è finito tutto, l’ ex pm De Magistris, che grazie a quell’indagine è diventato uno dei personaggi pubblici più esaltati nel Paese (grazie anche ad Anno zero che lo ospitava in continuazione) non ha nulla da dire? Ora che ha avuto un consenso così impressionante (nemmeno Andreotti nei tempi d’oro della DC) grazie anche a Why not, può semplicemente chiudere il discorso affermando che
di quell’inchiesta non intende parlare?

E’ tropppo comodo, così. Troppo facile.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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