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Regionali, Polverini rischia l’esclusione Bocciati lista e listino. Trovare soluzione FOTO: C’è chi minaccia effetti dirompenti

marzo 2, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un giornale libero, aperto e sopra le parti. E i nostri lettori lo sanno bene. Come scrisse, però, uno dei nostri più affezionati, Mario, in un commento ad un pezzo di qualche mese fa ciò non significa non prendere posizione, ma solo non averne una precostituita. Ieri il Politico.it ha ospitato l’editoriale di Adinolfi che trovate sotto, con cui il dirigente Democratico invitava la sua parte a dare il proprio contributo affinché la lista del Pdl venisse accolta. E tutt’ora auspichiamo che (specie) al rischio che possano saltare le candidature di Polverini, appunto, e Formigoni venga data una risposta, seria, rispettosa delle regole, condivisa. Ma proprio per la stessa ragione – il rispetto profondo e anche sostanziale, come dice il presidente del Senato Schifani, della democrazia – il giornale della politica italiana non può non stigmatizzare i toni usati in queste ore da alcuni esponenti del centrodestra: ieri sera a Lineanotte Paolo Liguori arrivava addirittura a prefigurare, paventare (e minacciare?) rischi per la tenuta stessa della democrazia, non per il fatto in sé dell’eventuale esclusione di candidati del centrodestra ma per le reazioni che una parte del Paese, evidentemente guidata dalla sua rappresentanza politica, avrebbe potuto avere. Cicchitto parla, un gradino sotto, di complotto da parte delle istituzioni di garanzia. Nel 1994, scriveva Giovanni Fasanella su il Politico.it, la destra italiana era pronta ad un colpo di Stato qualora le elezioni politiche fossero state vinte dai post-comunisti di Occhetto. Per quanto ovviamente qualsiasi soluzione di questo tipo sia completamente deprecabile, in quel periodo storico e di fronte ad una prospettiva che poteva non dare, per alcuni, garanzie assolute a sua volta di democraticità una preoccupazione era comprensibile e magari anche condivisibile. Ma oggi non c’è nulla di tutto questo: dei dirigenti del Pdl, dunque non di un altro partito, hanno commesso (una serie di) errori oppure hanno voluto affossare una candidata non amata dalla parte non di rito finiano del centrodestra. Vogliamo – ci e vi chiediamo – mettere in discussione tutto, il bene – di tutti – della democrazia e per di più per una mancanza non di altri ma, addirittura, propria? Stefano Catone ci rac- conta cosa sta avvenendo intorno alle liste del Pdl.

Nella foto Paolo Liguori, “portavoce” dei falchi Pdl

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di Stefano CATONE

In casa Pdl il caos è totale. Dopo le irregolarità nella presentazione della lista a sostegno di Polverini in provincia di Roma, dopo le irregolarità nella presentazione del listino di Formigoni, arriva l’ennesima tegola: anche il listino di Renata Polverini è stato bocciato e quindi, al momento, la sindacalista non è candidata alla presidenza della Regione Lazio. Il motivo è semplice: il capolista del listino è anche il candidato presidente e, perciò, se decade il listino decade anche la candidatura di Polverini, e così tutte le liste collegate. Un effetto domino devastante.

L’ufficio elettorale della Corte d’Appello ha riscontrato la mancanza della firma di un presentatore di lista, e quindi al momento risultano in gioco solamente due liste, la “Lista Emma Bonino presidente” e la “Rete dei cittadini presidente Marzia Marzioli”.

Mentre questa mattina Polverini si era detta “fiduciosa” rispetto alla vicenda della lista per la provincia di Roma, venuta a conoscenza delle irregolarità riguardanti il proprio listino, ha preferito non commentare, abbandonando – visibilmente seccata – il suo comitato e annullando un appuntamento elettorale previsto nel pomeriggio.

Ignazio La Russa, ottimista, paragona la situazione critica di Roma con quella di Milano: “Sono convintissimo che nell’uno e nell’altro caso la burocrazia cederà alla libertà di voto: è giusto far rispettare le regole, ma a Milano si tratta di formalismi e a Roma di un’interpretazione sbagliata”. Anche a Milano, infatti, sono state riscontrate irregolarità nell’autenticazione delle firme del listino del candidato presidente Roberto Formigoni. Se, da parte sua, il presidente uscene non ha “alcun dubbio che il ricorso che presenteremo sarà accolto e quindi le opposizioni che si sono sbizzarrite in insulti e sarcasmi vari se li ringoieranno tutti dal primo all’ultimo”, Berlusconi – che deve aver contato fino a dieci per non inveire contro le toghe rosse – non esclude l’idea di ricorrere ad un “leggina” o ad un decreto ad hoc, che però, dati i tempi ristretti, richiederebbe il supporto del Partito Democratico in Parlamento: “Si tratterebbe di un accordo tra gentiluomini per giocare alla pari nel Lazio”, così Gianfranco Rotondi, primo sponsor di questa soluzione. Ma Bersani è categorico: “Non siamo d’accordo”.

Durissima la reazione di Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl: “Ci sembra evidente che è in atto un attacco mirato alla presentazione delle liste in modo da modificare anche per quella via i rapporti politici”. Per le strade di Roma si legge già “Non vogliono farti votare, fatti sentire”.

Stefano Catone

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