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Corruzione, e in Cdm passa proposta-Fini Ma basta(va) abrogare leggi ad personam FOTO: Mills, prescritto grazie alla Cirielli

marzo 1, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana sceglie di dare priorità – rispetto alla “battaglia delle liste”, che segnala sì una questione politica, ma ai margini dei partiti e della loro autoreferenzialità, che semmai dimostra – all’elemento di maggior rilievo, politico appunto, della giornata. E lo fa, contemporaneamen- te, assolvendo alla propria funzione di strumento e di riferimento per una lettura critica della nostra politica. Il governo inasprisce (a questo giro) le norme contro la corruzione. Su richiesta di Calderoli viene intanto recepita l’idea lanciata giorni fa dal presidente della Camera: incandidabilità per cinque anni per chi viene condannato in via definitiva per corruzione, appunto. Si potrebbe discutere sull’opportunità, per la politica italiana – che non è la sede della riabilitazione di chi ha sbagliato, che può restare off limits per persone che hanno compiuto reati contro la politica stessa – di prevedere anche a distanza di un lustro il “reintegro” dei corrotti, per quanto abbiano espiato. E culturalmente è forse un mezzo passo falso. Ma, per un altro verso, è comunque una scelta a garanzia di una maggiore pulizia delle istituzioni. Oltre a questo, viene introdotto l’obbligo, per i presidenti di Regione, di rendere conto del bilancio al termine delle loro amministrazioni, pena, anche per loro, la non rieleggibilità (si pone la questione di come si stabilisce, e di chi è preposto a farlo, il «fallimento politico» per il quale scatta la “sanzione”, ma ci sarà tempo per entrare ancora più nel merito; ora stiamo al fatto politico generale): «Una gestione sana è la precondizione per evitare fenomeni di corruttela», spiega Alfano. E c’è infine un più generale inasprimento delle sanzioni. E fin qui tutto bene. Ma c’è (anche) un però, ed è il tema che vi proponiamo. In questi anni il centrodestra ha introdotto norme che, quale che sia la motivazione – ed è a tutti evidente che hanno a che fare con i processi del presidente del Consiglio – riducono i margini per perseguire i potenziali corrotti. Per non parlare di quello che accadrebbe qualora venissero cancellate, di fatto, le intercettazioni. E’ d’uopo allora domandarsi se i provvedimenti di oggi rappresentino un cambio di direzione, favorito anche dalla distensione nella vicenda del presidente del Consiglio – che avviene però proprio grazie ad una di quelle leggi, che riducendo i tempi della prescrizione ha salvato l’avvocato inglese e con lui, probabilmen- te, anche il premier – oppure siano solo un inter- vento-bandiera, diciamo così, ad usum mediorum. Ci parla di questa contraddizione, Massimo Donadi.

Nella foto, l’avvocato inglese David Mills, il cui reato di corruzione (accertata) “subita” da parte di Fininvest è caduto in prescrizione. «Davvero grazie alla legge Cirielli?», sembra chiedersi Mills.

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di MASSIMO DONADI*

Oggi Berlusconi ha festeggiato in Consiglio dei ministri la sentenza con cui la Consulta ha dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestato a Mills. E chissà se ci saranno stati i cannoli. Di certo c’è un disegno di legge mediatico.

Un ddl anticorruzione, varato da un consiglio dei ministri convocato ad hoc, per la prima volta nella storia di lunedì, guarda caso, proprio nel giorno in cui si tiene l’udienza Mediaset, l’escamotage perfetto usato dagli avvocati del premier come istanza di legittimo impedimento.

Non ci sarà bisogno di vedere i cinegiornali di oggi per capire che il disegno di legge anti-corruzione è uno specchietto per le allodole.

Il ddl più volte annunciato, e poi rinviato, infatti, prevede in caso di condanna definitiva per corruzione, un inasprimento delle pene e l’incandidabilità per i corruttori per le liste presentate alle elezioni. La questione sta nel fatto che ormai gli uomini politici non vengono quasi più condannati perché i giudici e la magistratura sono stati privati dei mezzi e delle risorse utili ad accertare e trovare i corrotti. Colpevoli salvaguardati e protetti dalle leggi che via via sono state approvate durante i governi Berlusconi. L’elenco è presto fatto: la ex Cirielli che riduce i termini di prescrizione dei reati, la legge che depenalizza il reato di falso in bilancio e che rende più facile per gli imprenditori disonesti procurarsi il denaro in nero per poi riutilizzarlo a fini di corruzione. Tutte norme che di fatto hanno reso impossibile accertare i reati di corruzione e condannare i colpevoli.

Se si volesse contrastare basterebbe abrogare quelle leggi e approvare una norma che introduce una corsia preferenziale per trattare più rapidamente i processi che vedono coinvolti gli uomini politici.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori

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