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Mokbel e Andrini, ecco la destra estrema (romana) coinvolta nel caso Di Girolamo Alemanno e un simbolo non rinnegato (?)

febbraio 25, 2010 di Redazione 

Quella di ieri è stata un’altra grande giornata per il giornale della politica italiana. Siamo andati vicini al nostro record assoluto di utenti unici. I nostri lettori ci chiedono però ancora più informazioni sul sottobo- sco (para)politico della vicenda del senatore Pdl eletto, secondo i giudici, grazie al contributo decisivo dell’ndrangheta. Ovvero quello dell’estremismo post-fascista della Capitale. I due sono rispettivamente, secondo la tesi degli inquirenti, il collegamento tra le società di telecomunicazioni che fatturavano il falso e la criminalità organizzata calabrese, e il (pro)”motore” della candidatura di Di Girolamo che Mokbel, dal canto suo, vantava di poter controllare a proprio piacimento. Andrini, che era stato nominato dal sindaco di Roma alla guida di una municipalizzata, suscitando un vespaio di polemiche, si è dimesso. Alemanno parla però di «sensibilità istituzionale» difendendo di fatto il suo uomo. Sul quale, come per Mokbel, è il passato a gettare un’ombra inquietante che si allunga minacciosa (e beffarda) sui fatti di oggi. Con Francesco Carosella, l’andiamo a scoprire.           

Nella foto, un giovane Gianni Alemanno vicino ad una croce celtica

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di Francesco CAROSELLA

Appare sempre più consistente il coinvolgimento di esponenti dell’estrema destra romana nell’imponente giro di riciclaggio e truffa portato alla luce dall’inchiesta choc “Operazione Broker” della Guardia di Finanza e dei carabinieri del Ros.

Già si era reso noto che tra gli arrestati figurava il nome di Gennaro Mokbel, trovato a soli 21 anni, nel maggio del 1992 a nascondere in casa Antonio D’Inzillo, esponente dei Nar accusato dell’omicidio del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis per prenderne poi il posto, e del sequestro di Silvia Orlando. Mokbel frequenta fin da giovanissimo la destra che diventerà poi eversiva. Come si scopre in intercettazioni di anni successivi vanta stretti rapporti anche economici con Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, è suo il merito di “averli tirati fuori”, oltre che di avere contatti con la Cia, e con il generale Francesco Cerreta, comandante del nucleo speciale di polizia valutaria e consulente della commissione parlamentare Telekom Serbia. Tra mitomania e criminalità ritenta, una volta libero, di introdursi nelle file della Lega Nord senza successo, per poi arrivare a fondare un suo movimento, il Partito Federalista, già nato da Gianfranco Miglio e Vittorio Sgarbi e chiuso nel 2001, progetto che va a fondo. Si insinua perciò nel movimento “Alleanza Federalista”, di cui in breve tempo diventa esponente nel Lazio. Sebbene ad oggi in Parlamento pochissimi siano disposti ad ammettere di averlo mai visto, dai documenti dell’inchiesta si legge chiaramente che “Gennaro Mokbel avviò una serie di contatti con esponenti politici di primo piano che culmineranno con la candidatura il 13-14 aprile 2008 al Senato di Di Girolamo”.
Sempre dall’ordinanza del gip si apprende che Di Girolamo era in rapporti di vera e propria sudditanza con Mokbel, che non agiva mai di sua iniziativa, e per tanto sarebbe lo stesso Mokbel il motore dell’intero progetto della sua elezione. In una telefonata Mokbel chiama Di Girolamo “servo” e gli dice che “vali meno del mio portiere”.
Mokbel avrebbe un ruolo centrale anche nell’attività di illeciti di bilancio per conto delle famiglie della ‘ndrangheta presso le compagnie di telecomunicazione.

Un secondo nome legato all’ultradestra rivelato oggi è quello di Stefano Andrini. Negli anni ‘80 simpatizzava con gruppi di estrema destra, e si rese colpevole dell’aggressione di due ragazzi nel 1989, uno dei quali finì in coma. Attualmente Andrini era amministratore delegato di Ama servizi ambientali, una delle società municipalizzate del Campidoglio che si occupa della pulizia della capitale e della gestione dei rifiuti. Lo era finché una telefonata di Gianni Alemanno non lo ha spinto a dimettersi in fretta. Secondo il gip Andrini ha un ruolo fondamentale nella candidatura di Di Girolamo: “Attraverso i contatti di Mokbel con Andrini, che conosce bene l’ambasciatore italiano in Belgio, e [Gianluigi] Ferretti, viene individuata Bruxelles come città dove organizzare la finta residenza all’estero del Di Girolamo. L’attività materiale veniva quindi demandata allo stesso Di Girolamo assistito da Andrini. Tale attività si rivelerà comunque di un impressionante dilettantismo, come rimproverato in alcune conversazioni dallo stesso Mokbel a Di Girolamo” scrive il gip Morgigni. «Andrini e Di Girolamo indicano quale residenza di Di Girolamo l’abitazione in uso a un giovane borsista pugliese presso il Parlamento europeo, amico di Andrini”.

Le dimissioni di Andrini hanno (ri)scatenato una bufera politica nei confronti di Alemanno.
“È una pagina inquietante del metodo Alemanno, chieda scusa ai cittadini romani” si ode nel coro di protesta l’onorevole Pd Jean Leonard Tuoadì. Il Pd pretende ora che Alemanno riferisca in aula.
Ma il sindaco ringrazia Andrini e lo difende, ancora, “per la sensibilità istituzionale dimostrata con le dimissioni e per l’ottimo lavoro svolto fin qui. Mi auguro che la magistratura faccia rapidamente chiarezza su questa vicenda attestando la sua estraneità ai fatti in cui si è trovato coinvolto”.

Francesco Carosella

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