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Diario. Ecco l’Italia del bene (e del male) Berlusconi: ‘I (miei) paladini della libertà’ “Sinistra vuole invasione”. Fini: ‘Sbaglia’

febbraio 24, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. Dopo esserci concen- trati, nel pomeriggio, sul tema delle intercettazioni, svolgiamo (per intero) il filo (del resto) dell’intervento-fiume del presidente del Consiglio, che narra di un Paese in cui c’è «una forza del bene (il centrodestra) contro le forze del male (la “sinistra”)» che vogliono fare entrare gli immigrati per cambiare gli equilibri (elettorali) di un Paese «moderato». E anche instaurare uno «stato di polizia» che in realtà «c’è già». Vi rendiamo conto di tutto ciò che il premier ha detto. Dissente, ancora una volta, il presidente della Camera. Poi la Cei, che lancia l’allarme sul Mezzogiorno su cui pesano le «inadeguatezze delle classi dirigenti» e il «cancro» della criminalità organizzata. Ieri vi avevamo raccontato la vicenda di Red Tv, la televisione di D’Alema che chiude perché al leader Maximo non serve più (ora che ha ripreso il controllo del Partito Democratico e, tra l’altro, con esso, anche della sua Youdem) che si intrecciava con il tema dei tagli all’editoria: nel Milleproroghe licenziato oggi dalla Camera tutto questo viene differito al 2011. Il racconto.

Nella foto, il presidente del Consiglio mima il gesto dello sparo nei confronti di un giornalista russo (nella Russia di Anna Politkovskaja) durante una (“storica”) visita a Putin

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di Ginevra BAFFIGO

“Una forza del bene contro le forze del male, un esercito dei difensori e paladini della libertà che risponderanno direttamente a me”. No, la storia non riguarda galassie lontane. Malgrado l’investitura a crociata de “il Bene contro il Male” in questo mercoledì di fine febbraio, si parla ancora una volta di Regionali.
Ad evocare l’epica esegesi è il Cavaliere, che forse preoccupato dalle faide interne al partito alza posta e toni e, con la Brambilla al suo fianco, lancia la sua ultima creatura. Le liste-jedi infatti distraggono momentaneamente gli elettori dai malumori che evidentemente le istanze dei finiani hanno provocato all’interno del neonato Pdl. Lasciando per il momento in sospeso le ragioni di una così forte presa di posizione, ci limitiamo a registrare come, a pochissimi giorni dalla chiusura delle liste, Berlusconi abbia ritrovato la sua vis politica da campagna elettorale.
I punti esposti riflettono uno schema classico, ma vincente: l’invasione” degli stranieri, la scesa in campo “per la libertà” e poi l’innovativo schieramento dell’esercito dei ‘giusti’. “Promotori della libertà”, per usare la denominazione pidiellina, a cui però la “libertà” sembra esser già piegata alle ragioni del Capo: dovranno infatti “rispondere alle centinaia di istanze, a chi chiedeva di organizzare i gazebo e fare manifestazioni”, ma soprattutto dovranno rispondere a Berlusconi, che sin d’ora ne reclama il controllo.
Come in ogni crociata che si rispetti, anche qui non poteva mancare la scomunica ufficiale e pubblica del “male” italiano, a detta del premier della “sinistra”, ma per intenderci, più semplicemente delle opposizioni. Che vorrebbero instaurare, o reinstaurare per i memori del passato, “uno stato di polizia”, ed al contempo, in una non perfetta consequenzialità logica, spalancare “le porte ai cittadini stranieri”. Su questo punto il premier si dilunga specificando come la sinistra sarebbe favorevole all’invasione di stranieri “perché pensa che si possa cambiare il peso del voto che ha visto la vittoria dell’Italia moderata”. I primi dubbi in merito li solleva il co-fondatore del suo partito che chiosa freddamente: “E’ notorio che la mia opinione in materia di immigrazione non coincide al cento per cento con quella del presidente del Consiglio”.
Malgrado il dissenso di Fini, il dualismo proposto da Berlusconi vede un altro soggetto contrapposto: la “sinistra”: “Affiancherò i governatori nella campagna elettorale e dirò che siamo di fronte ad una scelta di campo: la sinistra delle chiacchiere o noi”. E riproponendo ancora uno schema plebiscitario insiste: noi intendiamo intraprendere “il governo delle riforme e delle emergenze”, non quello della “sinistra che dice solo no”. Ottimismo contrapposto al “pessimismo ed autolesionismo” della sinistra “anti-italiana”: “Noi siamo un governo che valorizza le cose positive, loro propagandano anche all’estero le cose negative del nostro Paese”.
Malgrado sia iniziata all’estero la parabola discendente del suo fedelissimo Guido Bertolaso, sul capo della Protezione civile il premier preferisce non pronunciarsi. Piuttosto rilancia sulle intercettazioni, strumento senza il quale difficilmente sarebbe nata l’inchiesta, ma il Cavaliere dissente: “Secchiate di fango, non ci sono reati che emergono con certezza. Noi vogliamo restare liberi, amiamo la libertà. Siamo già tutti sottoposti al controllo dei telefoni e oggi è già uno stato di polizia. E’ un sistema barbaro”.
Non tutti però nel Popolo della Libertà sembrano pensarla allo stesso modo, eppure Berlusconi dà ad intendere di avere ben saldo fra le mani il timone: “Non esistono scontentezze interne. I contrasti dipinti dai giornali sono pura fantasia. Tra di noi c’è grande stima, motivazione e affetto reciproco”. Le indiscrezioni di oggi però, cui lo stesso Berlusconi fa cenno, vedrebbero la nave Pdl alle prese non solo con la tempesta Regionali, ma con un vero e proprio ammutinamento. Berlusconi in pubblico ‘blinda’ i vertici: nessuna lite, tutt’al più “discussioni molto franche” e nessuna “preoccupazione per il futuro immediato e per quello più lontano”. “Ho molta fiducia nel fatto che il Pdl sia protagonista per molti anni e la cosa importante è che sia un partito veramente democratico – ribadisce il premier – Sui temi del programma elettorale non ci devono essere discussioni, mentre sui temi nuovi non è un leader o i tre coordinatori che devono decidere, ma gli organismi interni, e le minoranze si devono adeguare alle decisioni della maggioranza”.

La Cei e il sud. Per sconfiggere il cancro del nostro Sud, una volta per tutte, è necessario “superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. Lo dicono i vescovi italiani preoccupati per un meridione che rischia ancora una volta di essere «tagliato fuori» dalla ridistribuzione delle risorse, e ridotto a un «collettore di voti per disegni politici ed economici estranei al suo sviluppo».
La Cei, nel documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno” riprende il filo del suo discorso storico: la «mafia è un vero e proprio “cancro”, una tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona, avvelena la vita sociale, perverte la mente e il cuore di tanti giovani, soffoca l’economia, deforma il volto autentico del Sud». A tal proposito la conferenza episcopale non usa mezzi termini: «Negli ultimi vent’anni le organizzazioni mafiose hanno messo radici in tutto il territorio italiano, hanno sviluppato attività economiche, mutuando tecniche e metodi del capitalismo più avanzato, mantenendo al contempo ben collaudate forme arcaiche e violente di controllo sul territorio e sulla società».
Il documento non solo avverte della presenza cancerogena della malavita organizzata al Sud, ma indica anche le più diffuse forme di corruzione ed illecito, responsabili del “grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale» del mezzogiorno”. «L’economia illegale – scrivono ancora i porporati – non si identifica totalmente con il fenomeno mafioso, essendo purtroppo diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali. Ciò rivela una carenza di senso civico, che compromette sia la qualità della convivenza sociale sia quella della vita politica e istituzionale, arrecando un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale». La presenza delle mafie, secondo i vescovi, «porta a una forte limitazione, se non addirittura all’esautoramento dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento di corruzione, collusione e concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando così l’intero territorio nazionale». Ed in risposta all’ipotesi di un Italia federale i vescovi ammoniscono: «La prospettiva di riarticolare l’assetto del Paese in senso federale costituirebbe una sconfitta per tutti, se il federalismo accentuasse la distanza tra le diverse parti d’Italia. Potrebbe invece rappresentare un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all’interno di un “gioco di squadra”».

Milleproroghe. Il variegato mondo del milleproroghe, licenziato oggi dalla Camera, contiene un nuovo differimento: quello sui fondi all’editoria. Il provvedimento, trasformato nel corso del dibattito parlamentare in una sorta di Finanziaria bis, prosegue il suo iter legislativo tornando a Palazzo Madama, da cui era partito lo scorso 12 febbraio riscuotendo la fiducia dei senatori (160 sì, 119 no e 2 astenuti). I tempi stringono ed il dl 194 dovrebbe infatti scadere domenica 28 febbraio. Il voto definitivo dell’Aula è stato già calendarizzato per venerdì prossimo ed il milleproghe contiene da oggi anche il ripristino nel 2010 dei contributi diretti per le testate di partito, cooperative di giornalisti e giornali no profit. A sostenere l’onere saranno però le radio e le Tv locali, i giornali degli italiani all’estero, le testate delle associazioni di consumatori e quelle che stampano fuori dall’Ue. Montecitorio ha approvato, con il parere favorevole del governo, l’emendamento al dl 194, frutto del compromesso tra esecutivo e maggioranza, e delle pressioni bipartisan per indurre il governo a ripensare la stretta. Anche il voto finale sull’emendamento, sul quale è pesata l’astensione di Pd, Idv e Udc, palesa le notevoli lacune dell’accordo.
Ripristino dei contributi all’editoria a parte, molte sono state le modifiche subite dal provvedimento una volta varcata la soglia di Montecitorio. Rilevante ad esempio è l’emendamento che esclude, solo per le Università in linea con i conti, il taglio del turnover.?? Ma la materia di questo provvedimento, con i suoi 16 articoli finali e gli oltre 150 commi spazia a tutto campo: dal fisco alla famiglia, dalle università alla scuola, dalla sanità all’ambiente. Si parte con lo scudo fiscale: i rimpatri e le regolarizzazioni effettuate entro domenica prossima sconteranno infatti un’aliquota straordinaria del 6%, mentre per chi vorrà sfruttare la seconda finestra (dal 1° marzo al 30 aprile 2010), il costo del prelievo salirà al 7%. ??È stato inoltre confermato lo stop del pagamento dei tributi delle popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto dello scorso aprile. Sempre in materia fiscale va ricordato il differimento per due anni consecutivi (31 marzo 2010 e 2011) del termine per l’approvazione degli studi di settore, grazie al quale le risultanze degli studi da utilizzare ai fini delle dichiarazioni dei redditi potranno essere aggiornate con i “correttivi anti-crisi”.
Tra le altre proroghe emerse dall’esame parlamentare vi sarà la posticipazione, anche per il prossimo anno scolastico, delle norme salva precari; la possibilità di indicare nella carta di identità la volontà di donare gli organi in caso di morte; da fine febbraio nelle regioni con deficit sanitario i creditori delle Asl potranno tornare a intraprendere le azioni esecutive per recuperare crediti vantati.

Ginevra Baffigo

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