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Pisanu: “E’ il Paese ad essere corrotto” No, lo è invece una minoranza del Paese Torchiaro: ora appalti assegnati da terzi

febbraio 24, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il luogo del dibattito pubblico per ciò che riguarda la nostra politica. L’editorialista de il Politico.it e di E Polis pone all’attenzione degli addetti ai lavori e dei nostri lettori il tema se quanto accade rappresenti una nuova Tangentopoli o meno, e in cosa consista. Di certo, è generalizzato e trasversale (ai settori). Ma si può dire, come fa l’ex ministro dell’Interno, che “tutto il Paese è (im)mondo”? Noi rispondiamo di no, anche se è senz’altro vero che non solo la classe dirigente ha il vizietto. Ma solo una parte della classe dirigente ce l’ha. E così il Paese. La soluzione non è dunque crogiolarsi nel pensiero, malato, per cui sono tutti uguali e dunque tutti egualmente (ir)responsabili, bensì isolare le metastasi e restituire anche la nostra politica, come il resto della classe dirigente, alla maggioranza sana dell’Italia. Torchiaro ha una proposta precisa in questo senso. Sentiamo.           

Nella foto, l’ex ministro dell’Interno e attuale presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Pisanu

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di ALDO TORCHIARO

Tanto tuonò che piovve. E a piovere sono avvisi di garanzia, fascicoli giudiziari e non da ultime, le manette. Ogni ora che passa si allarga lo squarcio trasversale sul velo della nuova questione morale.

Le tante, articolate e diverse vicende giudiziarie di questi giorni riportano alla memoria la Mani Pulite dei primi anni Novanta. Una tempesta partita allora da uno sconosciuto mariuolo milanese, Mario Chiesa, che sembra aver trovato un suo clone in un emulo consigliere comunale di Palazzo Marino. Il panorama è desolante. C’è il filone della Protezione Civile, una istituzione abituata a scavare nel fango che se ne scopre improvvisamente coperta. A Bologna emergono imbarazzanti altarini all’ombra di un sex gate. C’è Why Not e le sue propaggini. Ci sono inchieste aperte sulla sanità in ogni dove. C’è persino l’ex capo di Fastweb, Scaglia. Le indagini in corso sono tali e tante da non poter essere elencate. Le Procure sono in affanno. La corte dei Conti enumera cifre impressionanti: i casi di corruzione sarebbero aumentati in un anno del 229%.

“E’ il Paese ad essere corrotto”, dice l’ex ministro degli interni Pisanu. Andiamoci piano. Il Paese è anche altro, come ben sanno i milioni di italiani che nella routine tra casa, ufficio e supermercato non trovano il modo né di corrompere né tantomeno di essere corrotti. E’ la politica ad essere corrotta. Nel senso letterale della corruzione, parola che deriva il suo etimo dal latino corrumpere, cioè rompere. Ad essere rotta è la natura stessa della politica, che non è più esercizio di un privato per il pubblico, ma l’inverso. La politica e i partiti esercitano un controllo eccessivo – e talvolta abusivo – del potere. Dalle nomine Rai agli appalti nella sanità a ogni livello, dalle assunzioni negli enti locali agli affidamenti di lavori pubblici, sono sempre e solo i partiti a fare il bello e il cattivo tempo. Mentre si ragiona di una nuova legge anticorruzione, con pene più severe per i responsabili, non si affronta il problema alla radice. Il sistema dei partiti ha rotto il patto democratico con i cittadini. Ne tradisce ogni giorno la fiducia e le aspettative. Bisogna limitare l’arbitrio di partiti ed eletti ad esercitare un imperio incontrollabile sulla cosa pubblica. Anche stabilendo che un appalto, ad esempio, va commissionato a società di selezione terze, anche non italiane, che valutino esclusivamente sulla base del merito. Sarebbe una bella rivoluzione.

ALDO TORCHIARO

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