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Diario. Antimafia: “Arrestate senatore Pdl Eletto con aiuto decisivo ‘ndrangheta” FOTO: ecco Nicola Di Girolamo, classe ’60

febbraio 23, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Le firme, stasera, sono di Carmine Finelli e Francesco Carosella. Nicola Di Girolamo è nelle mani della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato. Sulla testa del parlamentare eletto per Berlusconi nella circoscrizione estero, in Europa, pende una richiesta di arresto da parte della Procura di Roma. Il provvedimento nell’ambito dell’inchiesta che ha portato alla luce l’operazione di riciclaggio condotta dai vertici di Fastweb e Telecom, una frode da 400 milioni nei confronti dello Stato, «una delle più colossali della storia». «Esponenti della ‘ndrangheta si sono recati in Germania, nel collegio di Stoccarda, ed hanno raccolto i certificati elettorali dei nostri immigrati. In questo modo hanno poi espresso i voti in favore di Di Girolamo», spiega il procuratore nazionale contro la mafia Piero Grasso. Ma tutto ora – almeno per ciò che riguarda il senatore – dipende dal voto della giunta, nelle ore in cui il governo rinvia l’approvazione del ddl anticorruzione e, anzi, accelera sul dispositivo che eviterà al presidente del Consiglio i processi a carico per almeno 18 mesi. E di recente c’è il precedente-Cosentino, per il quale il Parlamento disse no all’arresto. Il racconto.           

Nella foto, Nicola Di Girolamo

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di Carmine FINELLI e Francesco CAROSELLA

Tra le 56 persone sotto disposizione di arresto da parte della procura di Roma a seguito dell’operazione Broker della Guardia di Finanza e del Ros contro il riciclaggio di denaro sporco, che ha portato alla luce quella che è stata definita dal gip “una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale”, un traffico di oltre due miliardi di euro e che coinvolge le due principali compagnia di telecomunicazioni, Telecom Italia Sparkle e Fastweb, compare, oltre che il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia, attualmente latitante, e l’amministratore delegato Stefano Parisi, l’avvocato e senatore Pdl per la circoscrizione Europa Nicola Di Girolamo. Nella sua lista clienti Gennaro Mokbel, segretario regionale per il Lazio del movimento Alleanza Federalista, “legato in passato ad ambienti della destra eversiva, era uno dei catalizzatori dell’operazione di riciclaggio con le società di tlc”, spiega il capo della procura nazionale Antimafia Piero Grasso, intervenuto alla conferenza stampa. “Nel corso delle passata campagna elettorale – continua – le indagini hanno documentato che esponenti della ‘ndrangheta si sono recati in Germania, nel collegio di Stoccarda, ed hanno raccolto i certificati elettorali dei nostri immigrati. In questo modo hanno poi espresso i voti in favore di Di Girolamo. E’ uno dei profili più inquietanti che sono emersi da questa indagine”.
“L’elezione del senatore è stata fatta anche attraverso il contributo determinante di una famiglia della ‘ndrangheta, in particolare la famiglia Arena di Isola di Capo Rizzuto” continua il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo.
Le 25.000 preferenze ottenute nel 2008 alle elezioni sarebbero quindi il frutto di una pressione della ‘ndrangheta sugli emigrati calabresi, vittoria che fu contestata dal secondo candidato davanti alla Giunta delle elezioni del Senato in quanto Di Girolamo non risultava essere residente all’estero all’atto della candidatura. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma chiese quindi gli arresti domiciliari per il senatore, con le accuse di attentato ai diritti politici dei cittadini, falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla sua identità, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici determinata dall’altrui inganno, concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, concorso in falsità in atti destinati alle operazioni elettorali, false dichiarazioni sulle sue generalità.
Nel gennaio 2009 il Senato ha sospeso la questione della decadenza del seggio reinviandola alla Giunta con il compito di riesaminare il caso e di riproporlo all’Assemblea solo a sentenza penale definitiva passata in giudicato, per cui la misura cautelare non fu eseguita.
Il senatore è ora accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio transnazionale.

Legittimo impedimento. Il Senato boccia tutte le richieste di modifica al calendario dell’opposizione che chiede anche di cassare la discussione del ddl sul legittimo impedimento. Il presidente del Senato, Renato Schifani, fa capire, però, che il calendario votato a maggioranza dalla conferenza dei capigruppo “si intende approvato”. Ciò vuol dire quindi che il disegno di legge sul legittimo impedimento approderà in aula il prossimo 9 marzo. Una decisione che, sospettano i gruppi di minoranza, serve alla maggioranza per chiudere la questione prima del voto per le elezioni regionali.
Secondo il centrosinistra si sta mettendo in pratica una accelerata ingiustificabile. Per questo insorgono contro la decisione. “In nome dell’autorevolezza di questa istituzione e della decenza, il decoro del Senato si depenni questa voce dal calendario dei lavori, per occuparsi invece e più opportunamente dei problemi veri del Paese, quelli della crisi economica, dell’occupazione, della corruzione” dice la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. “Il governo e il Parlamento – continua la senatrice – dovrebbero occuparsi delle numerose crisi aziendali di queste settimane e della situazione delle famiglie italiane che è seria. Peraltro un altro vento squassa il Paese: il vento delle indagini giudiziarie che mettono in evidenza un quadro non rassicurante su appalti, corruzioni, infedeltà dei pubblici ufficiali e commistione insana tra criminalità, affari e pubblica amministrazione”. Antonio Di Pietro parla di una “giornata nera per la democrazia. “Come volevasi dimostrare: gli interessi del presidente del Consiglio vengono prima degli interessi del Paese e dei cittadini – fa notare il leader Idv – Invece di affrontare l’emergenza economica e sociale che attanaglia il Paese, questa maggioranza porta in Aula il legittimo impedimento per salvaguardare Berlusconi dai suoi guai giudiziari. Tutto il resto sono chiacchiere: dagli spot elettorali sulle ipotetiche riforme alle norme anticorruzione. Ancora una volta, senza vergogna, Governo e maggioranza sviliscono le istituzioni, piegandole agli interessi della casta”.

Rai sotto scacco (della politica). Ad un anno dalla nomina alla presidenza della Rai, Paolo Garimberti traccia un bilancio non positivo del suo mandato. In sostanza, secondo Garimberti, ci sono ben tre lacci che rischiano di soffocare l’azienda, dopo “una lunga e dolorosa agonia”. Si tratta della “mancanza di risorse certe, una natura giuridica che non ci consente di stare sul mercato e una non risolta questione della governance”. Per cui “o si cambia o il nostro destino è segnato. E’ solo questione di tempo”. L’occasione per esprimersi così sulla Rai, Garimberti la trova al terzo seminario promosso dalla Commissione di Vigilanza Rai dedicato al rapporto tra servizio pubblico, democrazia, politica e pluralismo. “Non è in discussione il saper fare o il cosa fare, ma il poter fare. E’ questa la questione capitale della Rai. Occorre che vi siano le condizioni necessarie perché il servizio pubblico esista”.
Per rappresentare la lenta agonia della Rai, Garimberti pensa al film “Non si uccidono cosi anche i cavalli?”, di Sidney Pollack uscito nel ’69. Un paragone molto forte ma che rende in modo efficace il senso del suo discorso.
Altro punto a danno della Rai, è sicuramente l’impostazione dei quadri dirigenti dall’esterno. “Mi arrischio a dire – se di lottizzazione si deve parlare, allora che sia scientifica, secondo il metodo evocato dall’ex direttore generale Biagio Agnes, che – sostiene Garimberti – evocando la lottizzazione da lui vissuta, ha ricordato come non fosse cosa volgare… “Noi dicevamo: dobbiamo nominare un direttore del tg1? Bene, dateci una rosa di 5 giornalisti bravi di vostra fiducia che poi a scegliere il più bravo ci pensiamo noi”.
Per Garimberti, “se e quando c’è invasione di campo da parte della politica, in genere ciò è il risultato di un calcolo sbagliato, di un profondo malinteso. Se, come penso, il fine ultimo della classe politica è avvicinare il cittadino alla politica e di lottare contro l’astensionismo politico, ebbene questo fine non sarà mai raggiunto con questi mezzi, con l’invasione e l’assoggettamento della Rai”. Anzi, proprio perché la Rai “è soprattutto un’azienda centrata sull’informazione in senso lato la politica avrebbe tutto il vantaggio a puntare sul dispiegamento di tutte le potenzialità informative della Rai”. Poi Garimberti si è dilungato sulla questione dell’autonomia. “Se il nostro valore principe è la libertà d’informazione, ebbene ai giornalisti va lasciato il massimo di autonomia, ferma restando la capacità del giornalista di essere equilibrato, imparziale, equo”. E lancia un appello alla politica per “aiutare la Rai a non soffocare” chiarendo appunto le tre questioni essenziali. Al contrario, “mantenere la Rai in perenne incertezza economica significa destinarla al cabotaggio, ala navigazione del giorno dopo giorno, molto vicino alla costa, vincolandola alla contingenza: senza possibilità di darsi obiettivi di medio-lungo termine, di darsi progetti globali di servizio pubblico” conclude Garimberti. Il presidente della Rai vede quindi come un fatto importante che in occasione del rinnovo del Contratto di servizio, il ministero per lo Sviluppo economico si sia impegnato a aprire un tavolo istituzionale per individuare come contrastare l’evasione del canone, “personalmente mi piacerebbe che si riuscisse a ridurla al 5 per cento”, contro l’attuale 28 per cento.

Bonino in sciopero. E se è vero che le elezioni regionali restano sullo sfondo, è altrettanto comprovato che non c’è campagna elettorale senza scontro. Questa volta è interno alla compagine di centrosinistra. Emma Bonino, candidata alla presidenza della regione Lazio, sceglie la trasmissione di Barbara Palombelli su Radio 2 per replicare a Rosy Bindi. Il presidente del Partito Democratico ha, nella giornata di ieri, criticato la scelta della Bonino di non partecipare alle iniziative del Pd per la presentazione delle liste, in quanto impegnata in uno sciopero della fame contro ciò che determina la difficoltà Radicale a raccogliere le firme ( ). “Chi non vuole fare lo sciopero della fame perchè è faticoso faccia altro. Rosy Bindi può per esempio sentire il governo per vedere se vuole fare qualcosa”. Un invito alla Bindi per intraprendere iniziative per il ripristino della legalità invece di “sciupare tempo” a criticare la sua azione di lotta.
Barbara Palombelli, in merito allo sciopero della fame avviato dalla vicepresidente del Senato per il rispetto delle leggi elettorali, ricorda alla Bonino le critiche: in primis l’accusa di essere “la solita radicale”; poi il timore che lo sciopero possa danneggiare la campagna elettorale nel Lazio.
Emma Bonino ribadisce che “invece di sciupare tempo a criticarmi, assodato che è vero ciò che dico, e cioè che la legge elettorale viene violata, si può fare altro: rivolgersi al governo, all’associazione dei Comuni per esempio. Il governo – sostiene – per varie volte ha cambiato le date, le ha accorpate, ha ridotto il numero delle firme: ci sono precedenti a iosa. Non è che voglio dare soluzioni tecniche, ma mi rivolgo a tutti quelli che devono e che possono per trovare una soluzione. Altrimenti oggi gli italiani potranno votare solo i partiti che già ci sono e chi ha provato a entrare si è visto escludere. Tutti – conclude – facessero quello che possono”.

Carmine Finelli
Francesco Carosella

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