Top

Aliment.&idratazione, alt se non funziona Pd: ‘Ma accade già. Si fermi se non bastaBinetti d’accordo. Il (suo) dissenso dov’è?

febbraio 23, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana non ama la politique politicienne. E’ fine a se stessa, vacua, autoreferenziale, persino intellettualmente pigra, gratuita. Fosse per noi vi racconteremmo ogni giorno di futuro dell’Italia, università, ricerca, contenuti. E stiamo lavorando per farlo sempre di più. Intanto, oggi, tra una dalemata e l’altra (lui, vero campione della politica politicista), ci prendiamo questa boccata di aria fresca, affrontando due temi: il fine vita e la libertà della rete, trattati ovviamente dalla nostra politica. Nel primo caso si è riunita, oggi, la Commissione Affari sociali della Camera, che ha discusso di testamento biologico. E si è parlato, in particolare, della disciplina su idratazione e alimentazione. Andrea Sarubbi ci racconta la giornata. Abbiamo scelto di titolare ovviamente sulle due opzioni in campo (ha vinto, forza dei numeri, la prima, quella del centrodestra) e anche di porre il tema, fino ad un certo punto, questo, di politique politicienne – perché riguarda non solo la possibilità stessa, di un Partito Democratico, ma attraverso di essa la possibilità di una sintesi e di una condivisione nel Paese su questi temi per il futuro; dunque un nodo cruciale per l’Italia e anche per definire il loro grado di civiltà politica – della decisione della contestatissima (certo, anche questo è deprecabile) teodem di abbandonare il Pd quando poi proprio laddove dovrebbe emergere il dissenso (appunto) c’è identità (anche perché la stessa Binetti aveva partecipato alla stesura del testo proposto dal Pd). Ma parliamo di alimentazione e idratazione. E lo facciamo con il deputato, appunto, Democratico. Buona politica sul giornale della politica italiana.

Nella foto, Paola Binetti

-

di ANDREA SARUBBI*

Mentre l’Aula è bloccata dal decreto milleproroghe le cose più interessanti avvengono in Commissione Affari Sociali, dove la discussione sul testamento biologico ha avuto oggi un passaggio cruciale. Si parla sempre del nodo dei nodi: il quinto comma dell’articolo 3, quello che disciplina idratazione ed alimentazione. Ma oggi il relatore, Domenico Di Virgilio, ha presentato un proprio emendamento al testo Calabrò, che nelle intenzioni avrebbe dovuto migliorare la legge uscita dal Senato. Da una prima lettura, in effetti, sembra che lo faccia:

Anche nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento.

La Convenzione Onu, in realtà, non c’entra nulla, e il resto dell’emendamento in sostanza ripete una cosa piuttosto scontata: se un corpo non assimila più il nutrimento, puoi smettere di alimentarlo a forza. Prima domanda: conoscete qualche medico che continui ad alimentare un corpo che non assimila? Io no, né credo che ne esista uno. Seconda domanda: se non lo ha deciso il paziente (visto che “idratazione ed alimentazione non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento”) e non lo hanno deciso neppure i familiari (che l’emendamento non nomina), a chi tocca la scelta? Al medico da solo? Infine, visto che si è deciso di normare la materia fin nel dettaglio, allora si dica pure che cosa si intende per funzioni fisiologiche essenziali del corpo: quelle cardiocircolatorie, quelle respiratorie, quelle neurologiche? O tutte e tre insieme? Di fronte alle nostre obiezioni, più o meno provocatorie, anche il Centrodestra ha cominciato a traballare: i primi interventi parlavano di un emendamento “migliorabile”, poi ha preso la parola Alessandra Mussolini ed ha definito il testo del relatore “uno sbrago”, uscendo dalla Commissione (insieme alla collega Melania Rizzoli) in polemica con i suoi e schierandosi apertamente per l’emendamento del Pd. Che diceva così:

È possibile sospendere la nutrizione artificiale, quando la persona è nella fase terminale della vita o quando questa forma di sostegno vitale si configura come futile e sproporzionata rispetto ai suoi fini di procurare sollievo dalle sofferenze nel rispetto della dignità della persona. Tale valutazione compete al medico curante secondo scienza e coscienza coinvolgendo i familiari attraverso una completa informazione, chiamati a tutelare, in una compiuta alleanza terapeutica, il miglior interesse della persona incapace.

Era un emendamento, il nostro, “frutto di un anno intero di lavoro, punto per punto, limando le parole, nel tentativo di avere una legge condivisa e non di parte”. Il virgolettato è di Paola Binetti, che figurava tra i suoi firmatari e che oggi lo ha difeso: sentendola parlare, mi sono chiesto allora dove fosse tutta questa incompatibilità di fondo con il Pd, ma ormai mi pare tardi per tornarci su. Aggiungo solo, per dovere di cronaca, che Paola era l’unico deputato dell’Udc presente in Commissione e che dell’Italia dei valori – come al solito – non c’era nessuno. Inutile, dunque, aspettarsi sorprese dal voto: emendamento del relatore approvato, prima parte del nostro preclusa. Chissà se i giornali ne parleranno.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom