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Diario politico. Fini risponde a Berlusconi “No, magistrati non devono vergognarsi” Bertolaso, Pd: “E’ delirio di onnipotenza”

febbraio 22, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il presidente della Camera prende le distanze dal premier e offre il suo punto di vista (istituzionale) sui pm delle indagini sulla Prote- zione civile (a proposito, che fine ha fatto Schifani?). Nondimeno «essere inizialmente arrestati – specifica – non significa essere delinquenti: lo accerteranno». L’ex leader di An parla anche di riforme: «Al lavoro subito dopo le Regionali». Ma Bersani: «Quelle economiche vanno fatte subito, c’è un Paese (in crisi) che aspetta». Poi vi rendiamo conto degli ultimi sviluppi dell’inchiesta che coinvolge il sottosegretario. Che insiste: «Non me ne vado perché se lo faccio qualcuno deve sostituirmi per gestire queste situazioni di emergenza», e l’Italia non reggerebbe il colpo (si legge tra le righe). L’opposizione attacca. Il racconto.

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini

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di Carmine FINELLI

Giornata senza particolari sussulti quella odierna. La politica italiana è pronta ad immergersi nella campagna elettorale per le Regionali e per questo prende fiato, staccandosi un attimo dalle sterili polemiche. Ciononostante, Gianfranco Fini prova a mettere un po’ “di sale nella minestra” prima del voto. Secondo il numero uno di Montecitorio, è necessario pensare alle riforme condivise dopo le regionali. Con questo auspicio il presidente della Camera Fini si rivolge alle forze dell’arco parlamentare. “Spero che, finita la consultazione elettorale di marzo, si parta finalmente con un disegno di riforma della Costituzione partendo da ciò che si può fare con una larga condivisione” dice Fini durante un incontro al Teatro Comunale di Pietrasanta. Il co-fondatore torna anche a parlare dell’inchiesta su grandi eventi e appalti, che non sarebbero una “nuova tangentopoli ma un fenomeno di malcostume diffuso. Non è sufficiente essere arrestati – ragiona Fini – per essere automaticamente dei delinquenti”. Questo però non deve essere motivo di vergogna per i magistrati che indagano sulle inchieste sul G8 e sull’Aquila, come ha sostenuto Silvio Berlusconi. Infatti, quando alcuni giornalisti pongono al presidente della Camera questa domanda è secca la risposta: “No”. “È notorio che il capo del governo usa espressioni molto dirette, perché ritiene di essere al centro di un particolare accanimento da parte di alcune procure: ma al netto di questa espressione, che lascia il tempo che trova, il compito della politica è quello di riformare la cosa pubblica e quindi sì garantire che ci sia una giustizia in tempi brevi e certi, ma anche che ci sia una giustizia autenticamente giusta, basata su quell’equilibrio necessario che oggi molte volte non c’è”.
L’ex leader di Alleanza Nazionale lancia anche la sua personale proposta sulle “liste pulite” superando il piano di Berlusconi di escludere dalle elezioni i candidati corrotti. “Se domani – sostiene Fini – il Parlamento approvasse col voto di tutti una leggina per cui chi è condannato con sentenza definitiva per reati contro la Pubblica Amministrazione per 5 anni non si può candidare, la pubblica opinione direbbe “meno male”, reagirebbe positivamente, e le istituzioni acquisterebbero un tassello di fiducia in più rispetto a oggi”.
L’appello di Fini sulle riforme condivise trova una pronta sponda, con rilancio, da Pier Luigi Bersani: “Le elezioni sono importanti ma c’è un Paese – spiega il segretario dei Democratici – Le riforme se condivise possono essere fatte prima, dopo e durante ma la questione è: di cosa stiamo parlando. Quando si parla di riforme arrivano cose strane in Parlamento. Io farei da subito – aggiunge Bersani – qualche buona operazione sull’economia. Ed invece da due mesi in Parlamento arrivano cose stravaganti”. Per fare le riforme, secondo il leader Pd, bisogna “dargli un nome e un cognome: parliamo di un piano nazionale anticrisi? Sono d’accordo e pronto a lavorare da subito”. Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro spiega che le riforme da fare sono molte. Ma “di questo governo non mi fido. L’invito ad aprire un confronto – dice di Pietro – sui temi istituzionali è destinato a cadere nel vuoto perché la reale volontà del governo, fino ad oggi, è stata quella di calpestare i principi della Costituzione adattandola agli interessi dei soliti furbetti del quartierino e di utilizzare il Parlamento a proprio uso e consumo. Si continua a parlare di riforme ma – conclude Di Pietro – le uniche proposte che abbiamo visto sono le stesse contenute nel progetto della P2: pieno controllo e abolizione della libertà di stampa, subordinare il potere giudiziario a quello legislativo e indebolire il sindacato”.

Caso Bertolaso, l’inchiesta. L’indagine fiorentina sulla presunta corruzione, che vede coinvolto tra gli altri il sottosegretario alla presidenza del consiglio Guido Bertolaso, continua ad andare avanti. Il lavoro dei magistrati, però, suscita l’ira di Bertolaso che non perde occasione per sfogarsi. Lo ha fatto questa mattina intervenendo alla trasmissione “Mattino Cinque”. “Non ho mai assegnato alcun appalto – dice il capo della Protezione civile – Ogni volta che abbiamo fatto dei lavori abbiamo affidato alle istituzioni pubbliche e competenti questo genere di incombenza”.
Su Angelo Balducci, principale indagato dell’inchiesta sui presunti episodi di corruzione, Bertolaso è molto netto: “Non è stato il mio vice, ma è stato molto più importante, è il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, il massimo organo del ministero delle Infrastrutture, che fa grandi opere, appalti e realizza le opere principali. Anemone ha vinto una gara che è stata organizzata dall’ingegner Balducci; io ho avuto rapporti con Anemone come ne ho con tanti altri imprenditori e quando li incontro li incentivo a fare meglio, presto e bene. Quando incontravo Anemone – prosegue Bertolaso – gli dicevo le stesse cose: lui è stato coinvolto in una delle sfide più importanti e cioè realizzare alla Maddalena un centro congressi, alberghi, un polo nautico e velico tra i più importanti del Mediterraneo”.
Bertolaso ha parole di gratitudine nei confronti del Paese: “Sento moltissimo affetto e tantissima solidarietà che mi spingono a tener duro e andare avanti, ma questo indipendentemente dalle decisioni che vorrà prendere il governo. Quando è avvenuta questa vicenda così drammatica per me e la mia famiglia, ma anche per tutta la Protezione civile, ho immediatamente messo il mio mandato nelle mani del presidente del Consiglio: sono un funzionario dello Stato, contrariamente a quello che dice qualcuno. Non me ne posso andare perché se lascio qualcuno deve sostituirmi per gestire queste situazioni di emergenza”.
Dall’opposizione piovono critiche. Franco Monaco va giù duro: “Siamo all’overdose tv. Da giorni e a ogni ora Bertolaso dilaga da tutte le tv rassicurando sé e noi con espressioni del tipo “gli italiani sono con me”; “sono l’orgoglio del Paese”. Un ego ipertrofico, un delirio di onnipotenza che danno la misura di un’identificazione antropologica, assai più che politica e di concezione del governo, con Berlusconi. Una sindrome che rende ancor più insostenibile il suo slalom tra asserito ruolo tecnico e profilo politico simbiotico con il premier”.

Ma l’inchiesta non riguarda solo Guido Bertolaso. Angelo Balducci, principale indiziato, è nell’occhio del ciclone. Si parla di una presunta telefonata nella quale Balducci avrebbe preso appuntamento con un certo “zio”. Secondo gli investigatori lo “zio” sarebbe qualcuno da incontrare a Palazzo Chigi. Tuttavia, oggi arriva la smentita. Nei giorni indicati (28-29-30 gennaio) Balducci non si sarebbe mai recato a Palazzo Chigi e lo zio di cui parla sarebbe il professor Renato Lauro, ordinario di medicina interna presso l’Università di Tor Vergata e medico personale di Angelo Balducci. A svelare l’arcano del presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici arrestato nell’ambito dell’indagine della procura di Firenze sugli appalti, è il suo interlocutore telefonico: l’avvocato Sergio Lupinacci.
“E’ mia intenzione aiutare il lavoro di investigazione dei giornalisti – scrive in una nota il legale – con Lauro c’è una ventennale consuetudine di rapporti familiari”.
“Sveliamo l’arcano mistero – prosegue Lupinacci – lo “zio” corrisponde al professor Renato Lauro e la sua identità, peraltro, era già palese nelle conversazioni telefoniche intercorse tra lo “zio” e l’ingegner Balducci il 30 gennaio”. Una rivelazione confermata dallo stesso Lauro: “L’avvocato Lupinacci lo conosco da 25 anni e mi ha sempre chiamato zio”. Non si tratterebbe di nomi in codice, assicura Lauro: “Sono certo che parlavano di me. Come medico ho in cura Balducci da diversi anni e ha una serie di problemi. Lo seguo da tempo ci sono le carte, certificati e gli esami li ho mandati tutti al medico di Regina Coeli. Balducci sta male, aveva bisogno di cure e si doveva ricoverare: non vedo nessun problema”.
Il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, nega contrasti con i colleghi di Perugia e circoscrive le accuse di corruzione, favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio, al solo ex procuratore aggiunto Achille Toro.

Carmine Finelli

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