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Legge elettorale, Fini: “Sì al Mattarellum” E NOI? il Politico.it è pronto a sostenerlo Ma nel Pdl si punta su status quo (FOTO)

febbraio 22, 2010 di Redazione 

Il bipolarismo è morto? E, comun- que, verso quale prospettiva ten- dono le forze oggi in campo e i loro leader? Seconda puntata dell’inchiesta del giornale della politica italiana sulla (possibile) evoluzione della nostra politica. Ovvero, Terza Repubblica. (Prima e) dopo Berlusconi. Pietro Salvatori ci racconta oggi dell’aria che tira a destra. Dove le ragioni che portarono al concepimento del cosiddetto Porcellum di Calderoli permangono, con qualche distinguo. Quagliariello è incaricato di ragionarci su con il Pd la cui attuale maggioranza spinge – con e per l’Udc – per il proporzionale alla tedesca. «Bipolarismo sì bipartitismo no», dicono al Nazareno, ma la verità è che i dalemiani divergono decisamente dalla prosecuzione del percorso degli ultimi quindici anni. In questo quadro, il presidente della Camera rigioca la carta del sistema che meglio di tutti, probabilmente, garantisce l’equilibrio tra il riconoscimento delle nostre peculiarità (politiche e culturali) e la doverosa, diremmo, necessità della semplificazione (favorita dall’attuale conformazione) e della governabilità, mettendo a sistema (appunto) maggioritario e proporzionale. Il giornale della politica italiana sostiene questa linea. In attesa di sviluppi, eccocosa si muove a destra.

Nella foto, il Porcellum, o meglio il suo (f)autore: il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli

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di Pietro SALVATORI

Sono in pochi nel centrodestra a ritenere valido il sistema elettorale che proprio la compagine oggi al governo elaborò nel corso del 2007.

Un proporzionale con soglia di sbarramento, disomogenei premi di maggioranza al Senato e alla Camera e liste bloccate, frutto di un compromesso tra le allora forze della maggioranza – Forza Italia, Alleanza Nazionale e Unione di Centro – teso soprattutto a limitare i danni in vista delle elezioni del 2008, che vedevano la compagine berlusconiana indietro nei sondaggi.

E se nel tentativo di fare il colpaccio l’abbandono del Mattarellum stava per dare i suoi frutti, il sistema è così evidentemente raffazzonato che proprio uno dei suoi principali estensori, il leghista Calderoli, non esitò a definirlo “una porcata”, termine immediatamente ripreso dal politologo Giovanni Sartori che lo ribattezzò con il nome proprio di Porcellum.

E se un pò tutto il mondo del centrodestra conviene sulla necessità di una modifica della legge elettorale, in pochi osano dirlo.

In primo luogo per la difficoltà di una sintesi, all’interno della stessa maggioranza di governo, su un modello elettorale che ottenga simpatie unanimi. Poi per la remora ad abbandonare un sistema che garantisce ai deputati in carica una comoda riconferma.

Basta accattivarsi con la propria attività parlamentare la simpatia di quei pochi che compileranno le liste, ed ecco garantito lo scranno nell’emiciclo.

Nonostante il clima restio, anche negli ambienti di governo si conviene sulla necessità di una riforma in tal senso.

Certo, la tendenza è quella di sottovalutare il problema, almeno nell’immediato. Sono lontani i tempi in cui Marini provava a costituire un governo incardinato su un paio di obiettivi, tra i quali una nuova legge elettorale con cui andare a votare.

“Le urne, poi la riforma la farà il nuovo governo”, diceva nella sostanza Berlusconi.

Il “nuovo governo”, fino ad oggi, non ha però dato segnali in tale direzione.

E’ soprattutto il senatore Gaetano Quagliariello l’incaricato a tessere la sottile tela delle riforme istituzionali, tanto all’interno della maggioranza che nel rapporto con le opposizioni, primi fra tutti i dirigenti del Partito Democratico. Il suo lavoro è tanto prezioso quanto ancora situato su un livello embrionale.

La questione principale alla quale il Pdl deve dare una risposta è quale assetto si voglia dare al parlamento prossimo venturo. Il Porcellum è stato pensato per fotografare una situazione nella quale il bipolarismo di fatto in essere in quel determinato periodo era costituito da due compagini di partiti alleati. Lo schema, non messo in discussione, era quello delle coalizioni come unica possibilità concreta per la possibilità di andare al governo.

Poi sono subentrati il Lingotto ed il predellino, le due coalizioni si sono amalgamate intorno alle formazioni oggi al centro della vita politica italiana, il Popolo delle Libertà e, per l’appunto, il Partito Democratico.

Ma l’improvvisa deriva bipartitica, oltre che bipolare, è stata subito stemperata dalle alleanze con la Lega Nord, da un lato, e con l’Italia dei valori, dall’altro. Continuare con il tentativo di autonomia di un solo partito, o puntare nuovamente ad allargare le coalizioni elettorali?

Intorno a tale nodo ruota l’impostazione di fondo da dare al nuovo sistema elettorale.

La necessità di non infastidire gli alleati leghisti costituisce il primo serio freno da questo punto di vista.

Lo scenario che le elezioni regionali stanno offrendo è un ulteriore segnale che porta a pensare che lo schema bipartitico sia stato per il momento accantonato con decisione, per convinzione piuttosto che per immaturità del clima politico.

A sparigliare il campo, qualche giorno fa, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, storicamente simpatizzante nei confronti di un sistema di stampo presidenziale, che ha rilanciato su un sistema maggioritario. Un ritorno ad un modello simile al vecchio Mattarellum, in sostanza, un sistema imperniato su collegi uninominali che possano restituire quel minimo di rapporto tra eletto ed elettori che con le liste bloccate del Porcellum si è andato definitivamente a smarrire. Si dirà che tale sistema non ha condotto in anni passati ad una sostanziale semplificazione del quadro politico, anzi. Ma con le attuali aspettative dell’opinione pubblica, che vede nel Pdl e nel Pd i sostanziali riferimenti politici nel paese, e con un’accorta – e assolutamente necessaria, aggiungiamo noi – riforma dei regolamenti parlamentari, un sistema maggioritario oggi potrebbe rivelarsi un serio stabilizzatore in senso bipartitico della nostra democrazia.

Fini, e un’area di una certa consistenza all’interno del Pdl, è di fondo contraria al consolidamento e all’implementazione di un sistema proporzionale. E soprattutto ostile all’introduzione del sistema delle preferenze, invocato invece da chi, e sono molti, invoca una risistemazione del Porcellum che ne conservi però l’impostazione di fondo.

Da una parte il poter scrivere il nome del proprio candidato sulla scheda sarebbe un auspicabile strumento di trasparenza e di libertà per l’elettore, dall’altra rischia di far ripiombare il palazzo in quel clima di sospetto di clientele e corruzione del quale già oggi non è scevro.

La maggioranza berlusconiana si coagula dunque in direzione del mantenimento di un sistema proporzionale, per rassicurare la Lega e consolidare senza troppi scossoni quelle rendite di posizione che si sono andate a creare negli ultimi anni.

Nello specifico ancora non sono state formulate proposte, fatto salvo per la mai celata simpatia del Governatore Formigoni nei confronti del sistema spagnolo (un proporzionale con collegi dalla ridottissima estensione).

Su questa issue però, si gioca il futuro del partito di Berlusconi, se non quello del paese.

Si presume dunque, che Quagliariello, nel suo lavorio, non verrà lasciato solo.

Pietro Salvatori

Commenti

One Response to “Legge elettorale, Fini: “Sì al Mattarellum” E NOI? il Politico.it è pronto a sostenerlo Ma nel Pdl si punta su status quo (FOTO)”

  1. Stefano on marzo 3rd, 2010 17.05

    Se le condizioni del sistema dovessero realmente essere quelle illustrate da Salvatori, mi trovo pienamente in linea con la sua analisi. Tuttavia, cosa accadrebbe se il Pdl dovesse disaggregarsi in tanti micropartiti a seguito di un (probabile) ritiro dell’attuale premier?

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