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Obama nomina neo-ambasciatore in Siria E anche la Chiesa si mobilita per l’area FOTO: Barack prega (e lavora) per Pace

febbraio 21, 2010 di Redazione 

Ieri l’udienza, storica, tra il premier libanese Hariri e Benedetto XVI. Sul dialogo interreligioso. Perché il Libano è contemporaneamente chiave, cuneo – per l’influenza siriana e il peso degli estremisti di Hezbollah – e fucina (in pectore) della pace, appunto, in Medioriente. Attraverso proprio la fusione, in sé – e i contrasti – tra cristiani maroniti, musulmani sciiti e sunniti. E’ per questo che la mossa del presidente americano – gli Stati Uniti avevano richiamato l’ultimo ambasciatore nei giorni dell’omicidio, di matrice siriana, dell’Hariri primo ministro del Libano di allora, padre di Saad – potrebbe spalancare prospettive insperate. La Siria è considerata da molti l’attore decisivo per la risoluzione dei conflitti e l’apertura di spiragli anche globali. Per la sua (attuale) “alleanza” con l’Iran, la sua influenza sul Libano, appunto, e i rapporti di quest’ultimo con Israele. E in quanto Paese arabo moderato (in ri-divenire). Il giornale della politica italiana, in prima fila nel racconto del Medioriente con le sue grandi firme specializzate, vi riferisce di queste giornate che potrebbero avere (avuto) un ruolo-chiave per sbloc- care. Ce le racconta Désirée Rosadi.

Nella foto, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama prega per (e contribuisce a) la pace in Medioriente

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di Désirée ROSADI

Il premier libanese Saad Hariri ha incontrato ieri a Roma papa Benedetto XVI. Un’udienza storica, improntata sul dialogo interreligioso, svoltasi in un clima cordiale, durante la quale è stata affrontata la questione della pace in Medio Oriente. Nel corso del colloquio, il papa ha portato come esempio di esemplare convivenza delle comunità religiose proprio il Libano. Il Paese, sin dalla sua nascita nel 1946 come entità statuale indipendente, è attraversato da forti contrasti tra cristiani maroniti, musulmani sciiti e sunniti. Scontri motivati da questioni politiche, legate alla presenza dei profughi palestinesi dei conflitti arabo-israeliani, che sfociarono nella cruenta guerra civile del 1975.

Al termine della visita è stata diffusa una nota della sala stampa vaticana nella quale è stato sottolineata «la necessità di trovare una soluzione giusta e globale ai conflitti che travagliano la regione», in vicinanza della prossima assemblea del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente. L’opera svolta dalla Chiesa Cattolica in quest’area, infatti, non è di poco conto: nello specifico, il Libano conta un gran numero di istituti per l’educazione, assistenza sanitaria e sociale, tutti amministrati e gestiti dai cristiani cattolici. Nel Paese dei cedri, quasi il trenta per cento della popolazione è cristiana, e al suo interno il quattro per cento della comunità è composta da cattolici. La nota del Vaticano tiene a mettere in rilievo «l’importanza della presenza e dell’opera dei cristiani nel Paese».

L’incontro con il Papa avviene in concomitanza con un altro evento storico per il Libano. Ieri il leader politico cristiano maronita libanese Michel Aoun si è incontrato con il suo rivale di sempre, il rappresentante druso Walid Joumblatt. Due uomini politici schierati l’uno contro l’altro, che non hanno esitato, negli anni passati, a scambiarsi violente accuse. Incontri, aperture, dialogo, tutti elementi di un mosaico di difficile composizione. Qualcosa sembra cambiare. A dimostrarlo è l’insediamento del primo ambasciatore degli Stati Uniti in Siria alcuni giorni fa. Erano cinque anni che il posto dell’ambasciatore americano era vuoto, in seguito all’assassinio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri, attribuito alla Siria di Assad. Una nomina, quella di Obama, che potrebbe migliorare non poco i rapporti tra Siria e Stati Uniti, ma anche favorire nuove possibilità di dialogo in Medio Oriente, e risolvere contenziosi ancora aperti, come quello sull’omicidio di Hariri appunto. Senza contare che Damasco è in contatto diretto con gli estremisti di Hezbollah in Libano.

Una settimana fa, in occasione dell’anniversario dell’assassinio dell’ex premier, padre dell’attuale Saad, decine di migliaia di persone sono scese in strada, a Beirut. Un evento tragico, che portò il Paese in una spirale di violenza inaudita: in pochi mesi a essere colpiti a morte furono il giornalista anti-siriano Samir Kassim, l’ex leader comunista George Hawi e il parlamentare anti-siriano Gebran Tueni. Senza considerare l’inasprimento delle tensioni tra governo e opposizione, e l’ostilità verso la Siria. Un mese dopo l’assassinio di Hariri più di un milione di libanesi manifestò per il ritiro dei siriani dal Paese, e così fu. Nonostante l’allontanamento delle truppe siriane, resta però il nodo, la cui risoluzione faciliterebbe notevolmente la pacificazione interna alla politica libanese.

Désirée Rosadi

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