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Il rigore (a sinistra) invocato da Guzzanti De Luca simbolo del Pd che può imporsi? Con ritratto dello Sceriffo firmato Sarubbi

febbraio 20, 2010 di Redazione 

C’è una differenza tra bontà e buonismo, tra rispetto e passività. C’è una differenza tra la sinistra di oggi e quella di un tempo, scrive l’ex vicedirettore de “il Giornale” sul giornale della politica italiana. E questa differenza è data dalla mancanza, oggi – è l’opinione di Guzzanti – di rigore. Rigore personale, delle nuove generazioni di sinistra cresciute con riferimenti troppo deboli, a partire, scrive Guzzanti, dalla «ricotta pasoliniana». Ma anche rigore politico, quello che manca perché si possano coniugare le idee del centrosinistra e il bene del Paese, e anche perché tutto questo sia possibile in quanto quelle idee, appunto, attecchiscano nella società, siano premianti elettoralmente. C’è un candidato che emerge in questa campagna elettorale per le Regionali. Un candidato governatore – della Campania – che non mette d’accordo nessuno, a sinistra. Ma sembra mettere d’accordo gli elettori. E la ragione, dietro l’immagine (e i modi) dello Sceriffo, è una capacità amministrativa indiscussa, che ne ha fatto uno dei sindaci più popolari d’Italia. Una capacità che si ricollega a quei modi, che ne sono poi la proiezione, attraverso il rigore. Appunto. Rigore nel fare sicurezza sul territorio, ad esempio. Rigore nel portare fino in fondo le istanze – di sinistra – con cui si parte. Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, parte svantaggiato in una regione in cui proprio quella mancanza di rigore ha toccato l’apice dei propri effetti negativi producendo (i ritardi nello smaltimento) dei rifiuti a Napoli e la melassa della sanità. Ma qualcuno comincia a pensare che lo Sceriffo ce la possa fare. E chissà che dall’eventuale rimonta di Napoli non possa cominciare anche una nuova stagione per il centrosinistra. All’insegna del rigore. Nell’interesse del Paese. Ci racconta la figura di De Luca il deputato del Partito Democratico.           

Nella foto, il sindaco di Salerno e candidato governatore della Campania per il centrosinistra Vincenzo De Luca

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Cambierà tutto

di ANDREA SARUBBI*

Bersani lo ha definito “un buon candidato”, Veltroni ha fatto un po’ l’indiano, Bassolino e Rosetta Iervolino hanno preso le distanze definendolo “un candidato non unitario”: qui mi sa che il più entusiasta della candidatura di Vincenzo De Luca alle Regionali in Campania sono io. Intendiamoci: nel metodo (l’atteggiamento da sceriffo) e nel merito (gli immigrati, per dirne una) siamo piuttosto distanti, come è facile intuire. Ma credo seriamente che quello di De Luca sia il miglior profilo possibile in questo momento, e non mi riferisco al solo Centrosinistra: fra tanti esponenti della politica campana – compreso il candidato del Pdl, Caldoro – De Luca è l’unico credibile quando dice che cambierà tutto.

Per trovarne uno altrettanto credibile bisognerebbe candidare Umberto Bossi, e da un certo punto di vista mi dispiace che il Centrodestra non ci abbia pensato: certamente meglio lui di Cosentino, meglio lui dei casalesi. “Cambierà tutto”, promette dunque De Luca, e lo ha scelto come slogan della campagna elettorale: una campagna molto personalistica, in cui il sindaco di Salerno si definisce sui manifesti “un uomo libero, al di là dei partiti”, rifiutando ogni simbolo accanto al suo nome. Il che – lo confesso – in un altro momento storico o in un altro luogo d’Italia mi avrebbe pure offeso, visto che del Pd faccio parte anch’io, ma è così chiaro il motivo (segnare la discontinuità dall’amministrazione precedente, non lasciando l’esclusiva al Centrodestra) che lo giustifico pienamente. Così come giustifico le sue ironie pesanti sui troppi consulenti in Regione (“Li carichiamo sui pullman e li mandiamo a casa!”), che hanno fatto arrabbiare qualcuno dei nostri ma che, per l’elettore medio, sono una ventata d’aria fresca in una camera stantia. Per darvi l’idea di quanto personalistica sia la campagna, De Luca è atteso nei luoghi dei comizi da una colorita schiera di tifosi che lo segue ovunque: io li ho visti in azione a Scampia e Secondigliano, con le loro fasce in testa e gli striscioni, con le magliette stampate e i cori da stadio. Uno spettacolo, in linea con il ritratto del personaggio tracciato dai mass media.

Rispetto all’idea che mi ero fatto dello sceriffo di Salerno, invece, mi hanno molto stupito i contenuti: la cosa più facile, andando a Scampia e Secondigliano, era insistere su sicurezza e legalità (“Basta con lo spaccio, basta con la camorra, basta con le violenze…”) ed invece De Luca ha parlato innanzitutto di lavoro, “perché fino a quando questa gente non avrà un modo per sfamare la propria famiglia è totalmente inutile mettersi a fare retorica sulla legalità”. Buona parte del suo intervento è stata sulla creazione di nuovi posti di lavoro, entrando pure nel dettaglio dei tempi: a lungo termine, pochi grandi progetti (per lo più nel campo del turismo e del suo indotto) su cui investire i fondi europei; a breve, la nascita di cooperative sociali che responsabilizzino gli abitanti dei quartieri disagiati e li paghino per prendersi cura del luogo in cui vivono, dalle aiuole ai parcheggi, passando per gli asili nido. Dopo il nobile accordo dell’Udc con il Centrodestra – che ha promesso a De Mita l’assessorato alla Sanità e la nomina di suo nipote a vicepresidente della Regione – i numeri non sono decisamente dalla nostra parte. Ma un euro sullo sceriffo me lo giocherei lo stesso.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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