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***Cronaca parlamentare***
SE GLI SCIACALLI SIAMO NOI
di ANDREA SARUBBI*

febbraio 19, 2010 di Redazione 

E dopo le parole di Fini, entriamo nella discussione di oggi a Montecitorio con il nostro deputato del Partito Democratico. Il titolo è “dedicato” a Cicchitto, che epiteta il centrosinistra per essersi «accanito» su Bertolaso. Poi Sarubbi analizza la vicenda citando Donadi e Tabacci. Due dati su tutti: nell’era dell’attuale capo della Protezione civile lo stato di emergenza nazionale è stato dichiarato 587 volte contro le 10 volte del decennio – decennio – precedente; le casette sostitutive de L’Aquila (in tutti i sensi) sono state pagate 2800 euro a metro quadro, come dei veri e proprio appartamenti: un altro segno di come non si sia badato a spese, tutto da verificare a vantaggio di chi. Ma sentiamo, dalla bella penna dell’ex giornalista Rai, per il giornale della politica italiana, com’è andata la discussione alla Camera.

Nella foto, Andrea Sarubbi

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di ANDREA SARUBBI*

282 favorevoli, Berlusconi compreso, e 246 contrari: la Camera, purtroppo, approva il decreto sulla Protezione civile. Che contiene parecchie zone grigie sul fronte della trasparenza, ma è certamente meno peggio della versione uscita dal Senato, grazie al combinato disposto fra le inchieste giudiziarie in corso e la nostra pressione parlamentare su una maggioranza che non ha potuto blindare il testo con la fiducia. “Per senso di responsabilità”, ha sottolineato il leghista Cota, ma voi tutti sapete come sono andate le cose e dunque non ci ritorno su: preferisco concentrarmi invece sui numeri – li rubo dall’intervento in Aula dell’altro “vostro” Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei valori – perché almeno quelli non sono un’opinione.

Negli anni Novanta, vale a dire nel decennio precedente all’era Bertolaso, lo stato di emergenza nazionale in Italia era stato dichiarato 10 volte; nel decennio successivo, 587. Di queste, 540 negli anni dei governi Berlusconi e 47 negli anni dei governi di Centrosinistra, il che qualcosa già la dice; bisogna aggiungere, poi, che nei 47 stati di emergenza decretati dal Centrosinistra non si è mai verificato che un’ordinanza abbia fatto scattare un’inchiesta, né è mai venuto in mente a nessuno di eliminare il controllo preventivo di legittimità da parte della Corte dei conti. Il governo del fare – come pure oggi lo ha chiamato Cicchitto, in un intervento tutto centrato sulla standing ovation per Guido Bertolaso e sulla tesi che “in questo Paese gli uomini migliori devono essere massacrati o distrutti” – è ormai passato allo strafare: tanto è vero che, solo nei primi 40 giorni del 2010, l’emergenza nazionale è stata dichiarata già 30 volte, anche senza un motivo apparente.

Dalle grandi opere – cito ancora Donadi – si è passati via via alle medie, ed ora alle piccole: praticamente, c’è uno stato di emergenza ogni volta che si può mettere mano ai soldi pubblici. Dario Franceschini ha snocciolato qualche esempio: dai Giochi del mediterraneo all’Expo 2015, dai mondiali di ciclismo a quelli di nuoto, dall’anno giubilare paolino all’esposizione delle spoglie di San Giuseppe da Copertino, un santo che pochi miei colleghi conoscevano prima di questo decreto, ma che da una settimana qui a Montecitorio è gettonatissimo.

È chiaro – e qui cito Bruno Tabacci, dell’Api – che si è creata una struttura parallela, i cui amministratori sarebbero teoricamente servitori dello Stato, mentre vengono utilizzati da Berlusconi come propri dipendenti. Ed è altrettanto chiaro – ritorno all’intervento di Donadi – che un sistema del genere sia potenzialmente criminogeno: se saltano tutti i controlli, poi non meravigliarti di aver pagato 2.800 euro al metro quadro le casette dell’emergenza in Abruzzo, come se fossero appartamenti veri e propri. E non stupirti se finisci nelle mani degli sciacalli, quelli che ridono nella notte del terremoto perché hanno già fiutato l’affare. E sapete la risposta di Cicchitto? Che gli sciacalli siamo noi, colpevoli di accanirci contro una persona onesta.

In realtà – se si eccettua una battuta di Franceschini sulla presunzione di Bertolaso, che si è creato un personaggio “mentre migliaia di volontari lavorano con umiltà e senza il maglione blu” – da noi del Pd non è arrivata una parola sulle inchieste in corso e sulle intercettazioni pubblicate dai giornali: abbiamo fatto un discorso più ampio, ricordando alla maggioranza che questo Paese “ha bisogno di efficienza, trasparenza e pulizia” e che con questo decreto si è persa un’occasione per dargliele.

Dedico le ultime due righe, anche oggi, all’atteggiamento dell’Udc: siccome non li capisco, cerco almeno di applicarmi. Al Senato, quando il decreto era peggiore di questo e prevedeva ancora la Protezione civile spa, si erano astenuti; oggi, invece, hanno votato contro, specificando però che si trattava di “un voto contrario-costruttivo”. Chi li capisce me lo spieghi, per favore.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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