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Bertolaso, se Silvio sente odore del voto “Duri su corruzione. Chi sbaglia va fuori”

febbraio 18, 2010 di Redazione 

Il presidente del Consiglio, lo sappiamo bene, è il più grande comunicatore del nostro Paese. Avvertito il pericolo che lo scandalo potesse danneggiare il centrodestra in vista delle Regionali, dopo avere respinto le dimissioni di Bertolaso – e oggi difeso Letta, su cui calano ombre: vi raccontiamo – si fa ora carico di una visione “morale” della politica per cui «chi viene “beccato” non può pretendere di restare in nessun movimento politico». Ovvero, anche, deve dimettersi dai propri incarichi. (Dicevamo di) Letta, dunque. Intanto vengono smentite le sue assicurazioni su come gli “sciacalli” non avessero avuto ruoli nella ricostruzione de L’Aquila: ci sono, purtroppo, eccome. E poi un paio di intercettazioni lo coinvolgono a sua volta nel caso. Ci pensa ancora una volta il premier a rilanciare: «Piena fiducia in lui. Sia (il prossimo) presidente della Repubblica. Io senatore a vita». Ci racconta tutto Stefano Catone.

Nella grafica, Silvio Berlusconi

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di Stefano CATONE

“Vogliono farmi fuori, anche fisicamente”. Silvio Berlusconi non lascia spazio all’interpretazione, e prefigura una campagna elettorale – in vista delle regionali – durante la quale “sarà difficile andare in piazza perché la polizia mi dice che è sempre più pericoloso, che c’è ancora chi mi aspetta all’angolo per farmi fuori”. E così torna alla mente l’attentato di cui è stato vittima il premier a dicembre. Il Cavaliere prosegue, e torna al ’94 quando “hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudiziarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti, e allora cercano di farmi fuori fisicamente. Non è cambiato nulla”.

La riunione di ieri sera a Palazzo Grazioli, con un gruppo di senatori, è stato questo e molto altro. Dopo aver intrattenuto i suoi ospiti, con l’accompagnamento musicale di Mariano Apicella, e dopo aver ironizzato sul suo ruolo di nonno e non di “papi”, Berlusconi è andato oltre, con uno di quegli annunci che, tutte le volte che si tratta di candidature, sono una garanzia: “La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta”.

Che era presente ieri sera a Palazzo Grazioli. “Forse sono stato ingannato, ma mi sono sempre comportato in maniera corretta. Io e Guido siamo sempre stati corretti”, confida il sottosegretario dopo che si diffondono voci (o molto di più) per la prima volta non troppo lusinghiere su di lui. Era stato lo stesso Letta a porre Bertolaso a capo della Protezione civile, e le intercettazioni rivelano il disegno di una strategia comune, tra i due, per non rendere pubblica una procedura d’infrazione dell’Unione Europea sui cantieri della Maddalena. Ma c’è di più: allo scoppio dello scandalo per la costruzione delle strutture per i mondiali di nuoto Letta gestì la situazione insieme ad Angelo Balducci.

Quelle stesse intercettazioni smentiscono Gianni Letta, il quale, pochi giorni fa, rassicurò: “Non hanno avuto né avranno un euro dai lavori” e “non hanno mai messo piede a L’Aquila”, riferendosi agli imprenditori intercettati che speravano – nella notte del sisma – di aggiudicarsi generosi appalti. “Tanti sono venuti e si sono organizzati per fare speculazioni truffaldine”, spiega invece Alfredo Rossini, a capo della Procura de L’Aquila, che ha richiesto ai Magistrati di Firenze una copia dei documenti.

Berlusconi prima di rilanciare con la candidatura di Letta al Quirinale non manca di pronunciarsi anche su tali sviluppi, definendoli “un’indecenza” e poi “Letta non si tocca”. “Se vogliono colpire lui – assicura Berlusconi – vogliono colpire tutti. Anche quelli della sinistra. Se davvero stanno così le cose, vogliono fare fuori un’intera classe dirigente”. Le parole non dette, ma le sole che possono restituire un senso a queste parole, disegnano una nuova Mani pulite.

Nel frattempo, alla Camera, non verrà posta la fiducia sul decreto Emergenze, che prevede la riforma della Protezione Civile: fondamentale l’intervento e l’insistenza del presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Stefano Catone

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