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Diario politico. Dilaga corruzione: è +229% Bertolaso tira dritto. Il procuratore lascia

febbraio 17, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. E’ la Corte dei conti a rivelarlo: in un anno le denunce sono più che raddoppiate, e anche per la concussione il balzo è del 150%. Si inserisce in questo contesto lo scandalo di questi giorni, rispetto al quale persone diverse danno risposte diverse: il sottosegretario rimane al suo posto, dopo – a onor del vero – l’atto iniziale di dimettersi e l’altolà di Berlusconi, rispetto al quale titolammo su come “destra&dimissioni” non andassero d’accordo; Achille Toro, procuratore aggiunto di Roma, indagato perché il figlio avrebbe passato informazioni sull’inchiesta ad uno degli imprenditori coinvolti, decide di lasciare. Il racconto.

Nella foto, un piccolo Guido Bertolaso

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di Carmine FINELLI

Ancora una giornata nel segno delle procure. Ancora una giornata nel segno di Bertolaso e dell’indagine che lo vede coinvolto. Dopo l’inserimento nel registro degli indagati del coordinatore nazionale Denis Verdini, Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile e sottosegretario alla presidenza del Consiglio, va all’attacco. E al suo fianco si schiea Umberto Bossi. Il senatùr spera che non si utilizzi la vicenda Bertolaso per colpire Berlusconi: “Se no diventa un Paese davvero troppo brutto – spiega ai giornalisti alla Camera – Sta per arrivare la primavera e spero che arrivi il sole”. Il numero uno del Carroccio sostiene che i casi di corruzione che hanno coinvolto anonimi amministratori locali sono episodi isolati. “La mia impressione è che qualcuno ha sbandato, ma non c’è nessun progetto generale”, assicura Bossi che scongiura il rischio d una nuova tangentopoli. “No” risponde secco a chi glielo domanda.
Al centro delle polemiche c’è però un ulteriore aspetto: le dimissioni di Bertolaso (che per la verità il sottosegretario avrebbe già rassegnato, ma sono state rifiutate dal Consiglio dei Ministri). “È Berlusconi che gli dice di andare avanti, è bravo nel suo mestiere”, conferma Bossi. I dubbi del ministro per le Riforme sono tutti sull’assetto della Protezione civile. Successivamente al no del governo per la trasformazione in Spa Bossi continua a ribadire che “la Protezione civile dovrebbe andare alle Regioni. Sono loro che la allevano e ci spendono i soldi”.
Nel frattempo, Guido Bertolaso abbandona l’Aula della Camera dove si sta svolgendo la discussione sul decreto emergenze per recarsi in Calabria nelle zone danneggiate dal maltempo. Domani sarà ascoltato in aula per riferire dell’esito del sopralluogo. Tra tutti i suoi impegni il sottosegretario trova anche il tempo di commentare la propria situazione giudiziaria con una lettera aperta indirizzata “alle donne e agli uomini della Protezione civile”. “Faccio mia la sofferenza di tutti coloro che si sentono colpiti ingiustamente per questo attacco forsennato e squallido che mi riguarda – scrive – e, da questo patibolo che non ho scelto né meritato, vi saluto con tutto il mio affetto e la mia fedeltà al patto di rispetto e di onore che ci ha permesso di realizzare qualcosa di buono, molto buono, troppo buono per non suscitare tempeste di fango”. Una operazione secondo Bertolaso che colpisce anche “le migliaia di persone che lavorano nella Protezione civile». Si definisce «parte lesa, non coimputato o colpevole”, e dice di sentirsi come un “alluvionato” anche se poi riconosce di essere “fin d’ora responsabile di qualche possibile errore e omissione”. La conclusione è ovvia: c’è chi getta “fango nel ventilatore – aggiunge – e coloro che a secchi alimentano questa operazione, colpiscono senza alcuno scrupolo non solo la vittima designata, ma anche tutte le persone che costituiscono la rete dei rapporti di vita di ciascuno, la moglie, i figli, i parenti, gli amici”. Con “rabbia, dolore e sofferenza”, Bertolaso evidenzia che in questo modo si “travolge tutto in nome di un preteso diritto a veder chiaro, a scovare i colpevoli, linciarli, sputtanandoli per toglierli di mezzo”. E poi: “Nulla da eccepire a che la magistratura indaghi su tutti e chiunque, me compreso, ma c’è una seconda iniziativa giudiziaria di cui sono oggetto che è solo fango, una tempesta provocata ad arte. Da giorni i giornali titolano non sospetti su di me, ma certezze; pubblicano intercettazioni usandole non come elementi indiziari ma come prove di colpe commesse, di fatto dando una immagine complessiva della rete dei corrotti e corruttori, di cui sarei parte, magari non proprio protagonista, ma sicuramente parte. Questo secondo procedimento giudiziario si chiama giustizia sommaria, si chiama fango gettato nelle pale del ventilatore, si chiama diffondere illazioni, interpretazioni, accuse, pseudocertezze, precondanne e stigmate di malavitoso addosso a chi non ha altro strumento per difendersi che la propria storia, la propria pretesa innocenza, l’inservibile appello alla verità”. Infine, Bertolaso punta il dito contro i processi mediatici, dove “la verità è l’ultima cosa che interessa, si cercano emozioni, pruderie, notizie sfiziose sui difetti, le debolezze, le leggerezze, ma soprattutto si cerca e si riesce, gettando fango, a sfigurare il profilo di ogni persona investita da questa tempesta”.

Le dimissioni del procuratore coinvolto. Il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, si è dimesso dalla magistratura in serata. Achille Toro è indagato per rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Firenze sui presunti illeciti legati ai cosiddetti “Grandi eventi”.
Toro è stato iscritto nel registro degli indagati perché una informazione sarebbe passata a uno degli imprenditori sotto indagine dal figlio del magistrato. In una lettera inviata al Csm e al Procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, Toro scrive che “volendo essere libero di difendere l’onorabilità mia e di mio figlio in ogni sede, e nel contempo decidendo di eliminare ogni ragione di imbarazzo dall’ambiente di lavoro, con grande rammarico ma con animo sereno dichiaro di volermi dimettere con effetto immediato dall’ordine giudiziario”. La Procura informerà della decisione il ministro della Giustizia domani.

Dilaga la corruzione. L’inchiesta sulla corruzione che vede coinvolto Bertolaso, rientrerebbe in un più ampio quadro delineato quest’oggi dal presidente e dal procuratore generale della Corte dei Conti all’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile.
La corruzione, secondo il presidente “è diventata un fenomeno di costume, una patologia grave che nel 2009 ha fatto registrare un aumento di denunce alla Guardia di finanza del 229% rispetto all’anno precedente, nonché un incremento del 153% per fatti di concussione”. E quanto emerge dai dati dello scorso anno giudiziario. A far crescere queste condotte illecite individuali, la negligenza della pubblica amministrazione che “troppo spesso non attiva i necessari anticorpi interni. “Il Codice penale – sottolinea il procuratore generale – non basta più, la denuncia non basta più. Ci vuole un ritorno all’etica da parte di tutti. Che io, purtroppo, non vedo”. Tullio Lazzaro, presidente della Corte dei conti, durante la conferenza stampa che è seguita alla cerimonia, precisa anche che “non esiste nessun buco di bilancio inteso come tale. C’è una scarsa correttezza contabile nello scrivere le cifre, ma assolutamente non esiste nessun buco come denaro pubblico”. A tal proposito “ci dovrebbe essere un controllo reale – ha dice Lazzaro – non solo politico”. Secondo il procuratore generale “dove c’è controllo c’è trasparenza e questo, sia nell’interesse del cittadino, sia della politica”. Seguendo i termini di legge, spiega poi Lazzaro, “non c’è un controllo della Corte sulle ordinanze della Protezione Civile. La Corte – ha precisato – può fare accertamenti sulla gestione, ma il nostro controllo reale su quelle ordinanze, per legge è escluso”. Dove può intervenire la Corte – conclude- è “una scelta del Parlamento”.

Nella stessa relazione, si fa riferimento anche ad un fenomeno in aumento. Si tratta delle opere pubbliche “progettate e non appaltate, ovvero non completate o inutilizzabili per scorretta esecuzione”. Lo ha detto il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia. “Le cause di questo fenomeno – spiega – che determina un ingente spreco di risorse pubbliche, sono molteplici e da annoverare nella carenza di programmazione, eccessiva frammentazione dei centri decisionali, complessità delle procedure di progettazione, dilatazione dei tempi di esecuzione imputabili alle imprese committenti ed alle amministrazioni aggiudicatrici, carenti per inadeguatezze nei controlli tecnici e amministrativi”.

Tullio Lazzaro, nel suo discorso di apertura dell’anno giudiziario dei magistrati contabili va oltre: “Occorre provvedere con urgenza alla riforma della procedura per i giudizi davanti alla Corte dei Conti”, dando atto della “grandissima importanza di alcune riforme contenute nella legge Brunetta sulla Pubblica Amministrazione”, Lazzaro ritiene che l’attuale procedura che regola i procedimenti contabili sia “disciplinata da norme ormai del tutto superate e inadeguate e che dunque possono lasciare ampio spazio a interpretazioni pretorie”, fondate su ricostruzioni del giudice e non su regole certe.

Lazzaro chiede, in particolare, una “attenta riflessione sia sulle funzioni del Pm contabile, sia sulle attività di controllo e consultive della Corte dei Conti2. Il Pm contabile, fa notare, è una “figura ontologicamente e giuridicamente diversa dal Pm penale per cui la riflessione sul suo ruolo è tanto più necessaria ed urgente nel momento in cui il Parlamento è investito dell’esame di riforme del sistema giustizia”.

Carmine Finelli

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