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Diario politico. Bertolaso: ‘Io vado avanti’ Immigrazione, Fini: ‘Ok Maroni. Mio ruolo’

febbraio 16, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Audizione del capo della Protezione civile alla Camera. Il sottosegretario “prende atto” che il governo gli respinge le dimissioni e resta al suo posto. Vi rendiamo conto delle parole di Bertolaso e delle reazioni della politica italiana. Il presidente della Camera si compiace del passo indietro della Lega di cui vi abbiamo raccontato ieri, di fronte alla proposta di Salvini di effettuare “rastrellamenti” ai danni degli immigrati a Milano, dopo i fatti di via Padova, rivendicando una parte del merito. Oggi è stato il giorno della presentazione delle tre candidature femminili alla guida di Regione da parte del centrodestra: Polverini nel Lazio, Faenza in Toscana, Modena in Emilia-Romagna (non è un gioco – di parole – geografico). Berlusconi: «Elezioni nazionali, necessaria una scelta di campo. Tra noi e la sinistra differenze antropologiche». Il racconto.

Nella foto, Bertolaso e Di Pietro in questo momento a Ballarò

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di Carmine FINELLI

Giornata ancora una volta caratterizzata dalle vicende che riguardano il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Dopo le indagine che nei giorni scorsi lo hanno visto coinvolto, Bertolaso parla oggi alla commissione ambiente ribadendo la sua intenzione di portare a termine l’incarico affidatogli in virtù della mancata accettazione delle sue dimissioni da parte del Consiglio dei ministri. “Guido Bertolaso per il momento è dimissionario, ma visto che il governo gli ha respinto le dimissioni, continua a fare il suo mestiere e il suo dovere. Dopodiché domani vedremo”. E’ con queste parole che il capo della Protezione civile inizia la sua audizione alla commissione ambiente, dalla quale uscirà il testo da sottoporre all’assemblea sul rafforzamento dell’organismo guidato da lui stesso.
Nonostante il polverone che lo ha coinvolto Bertolaso è al suo posto. Oggi, sull’argomento è intervenuto anche Umberto Bossi, leader della Lega Nord e Ministro per le Riforme. In una conversazione con i giornalisti a Montecitorio Bossi avrebbe ribadito che Bertolaso “non si deve dimettere, perché è bravo, va bene. Il problema era la privatizzazione della Protezione civile”.
Durante l’audizione c’è anche lo spazio per Bertolaso per parlare della sua vicenda personale. Il sottosegretario spiega di essere pronto a farsi interrogare e chiarire la sua posizione. Al termine dell’audizione, Bertolaso si è intrattenuto con i giornalisti a parlare dello stralcio dell’articolo 16 dal decreto, relativo alla trasformazione della Protezione civile in Spa: “L’importante è che non sia stata cancellata completamente la Protezione civile”. Ribadisce, tuttavia, che la Spa sarebbe stata semplicemente una struttura di supporto: “Non c’era alcuna trasformazione, come qualcuno continua a scrivere. Doveva solamente essere una struttura di servizio per rendere la Protezione civile, quella vera, più agile, più funzionale e più concentrata sulle vere attività di propria competenza”.
L’opposizione però non è soddisfatta e richiede una sospensione dei lavori, per prendere visione e studiare l’emendamento con le modifiche. “Bertolaso ha detto che la norma Protezione civile sarà tolta ma che rimangono due commi, ad esempio quello collegato all’utilizzo della flotta aerea – spiegano Ermete Realacci e Roberto Zaccaria – Inoltre non è chiaro se ci sarà un emendamento del relatore o del governo. Quindi abbiamo chiesto di sospendere la seduta perché vogliamo vedere le carte”. Secondo Dario Franceschini, presidente dei deputati Pd, “lo stralcio della spa è una vittoria dell’opposizione, ma non è sufficiente. Nel decreto permangono problemi di costituzionalità e di merito. Ho sentito gli altri gruppi di opposizione e siamo pronti a ridurre drasticamente il numero degli emendamenti, purché vengano portati al confronto e al voto in aula. Di fronte a questa proposta il maxiemendamento e la fiducia sarebbero semplicemente uno strumento per tenere insieme una maggioranza a pezzi”. Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico, ribadisce l’auspicio del principale partito di opposizione: “Non possiamo allestire per la Protezione civile una soluzione di una società che è un colpo allo Stato e un colpo al mercato, insomma un pasticcio. Se il governo ritira quella norma fa solo il suo dovere e per noi questo è molto importante”.
Anche se Bertolaso ha presentato le sue dimissioni, rifiutate dal governo, c’è ancora qualcuno che insiste sul punto. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd: “Ho molto apprezzato che Guido Bertolaso si fosse dimesso e se davvero vuole difendere ciò che la Protezione civile ha fatto per questo Paese, penso che la cosa migliore sarebbe quella di dimettersi”. Per il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro “lo scandalo dell’inchiesta sulla Protezione civile è solo la punta di un iceberg. I responsabili politici di questa gravissima vicenda, Bertolaso compreso, devono dimettersi immediatamente”.
A far eco al suo capo è Luigi De Magistris, europarlamentare dell’Idv, che va oltre e ipotizza un coinvolgimento del centrosinistra e ramificazioni vicine al Vaticano: “Il sistema di corruzione della Protezione civile non riguarda solo il centrodestra, è trasversale e coinvolge anche il centrosinistra – dice al programma di Klaus Davi KlausCondicio in onda su YouTube – Si fa un errore a ricondurlo esclusivamente a Berlusconi che negli ultimi mesi ha dovuto chiudere il cerchio sostanzialmente volendo ridurre la Protezione civile a una società per azioni e, addirittura, garantendo l’immunità per i vertici. In questa destinazione di opere, lavori, progetti, appalti, per miliardi di euro, ruotano una serie di professionisti, imprenditori giri di un certo ceto economico e finanziario che conta, che sono assolutamente bipartisan – prosegue l’esponente dell’Idv – Diversi nomi che stanno negli atti del procedimento della procura di Firenze sono gli stessi nomi che si trovavano nelle inchieste “Why Not” e “Poseidon” che io stavo conducendo”. E sull’ipotetico ruolo di enti vicini al Vaticano: “Devo inoltre dire che purtroppo in questo sistema che ho descritto sinteticamente si sono trovate coinvolte anche articolazioni molto vicine al Vaticano, soprattutto dal punto di vista delle strutture economico-finanziarie e penso, in particolare, alla Compagnia delle Opere”.

Fini&l’immigrazione. Ancora dal Pdl arrivano le parole di Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati e cofondatore del Pdl, che interviene sulla questione immigrazione. “Ho molto apprezzato l’intervista del ministro dell’Interno Maroni sui temi dell’integrazione: l’ho trovata di grande equilibrio”. E’ quanto il presidente della Camera Gianfranco Fini afferma durante la cerimonia di consegna del Premio assegnato da Il Riformista come “politico dell’anno”. “L’equilibrio espresso da Maroni nell’intervista, è quello che deve avere un ministro dell’Interno chiamato a gestire temi di così grande importanza come l’immigrazione e l’integrazione – sottolinea Fini – Maroni ha anche sottolineato che chi parla di rastrellamenti, non ha capito assolutamente nulla. “Sono contento – continua ancora il numero uno di Montecitorio – di aver contribuito a mettere in circolo opinioni diverse sull’immigrazione. Io non demonizzo la propaganda ma ci sono questioni sulle quali la politica italiana deve prendere posizione”. Poi infine ha insistito sulla centralità del Parlamento. “Continuerò a difendere la centralità del Parlamento. Ritengo sia un preciso dovere di chi è stato eletto presidente della Camera mettere l’abito di parte – precisa Fini – e se questo ha comportato in qualche circostanza l’espressione di valutazioni non gradite alla maggioranza che ti ha eletto, questo va messo nel conto”.

I candidati governatori del Pdl. Per il Pdl c’è anche il tempo di pensare alla campagna elettorale per le prossime elezioni regionali che si terranno il 28-29 marzo prossimi. Il presidente del Consiglio e presidente del Pdl, Silvio Berlusconi, ha infatti presentato nella cornice di Villa Gernetto le quattro candidate a presidente di regione. “Si vota in 13 importanti regioni, sono elezioni nazionali che chiamano gli italiani ad una presa di posizione importante, e cioè tra la politica del fare e la sinistra delle parole”. Così Berlusconi sceglie di presentare le quattro candidate del Pdl al ruolo di governatore: Renata Polverini, che corre nel Lazio, Monica Faenzi, candidata in Toscana, Anna Maria Bernini, volto del Pdl in Emilia-Romagna e Fiammetta Modena, candidata in Umbria. Per il premier è ghiotta l’occasione di chiamare gli elettori a una “scelta di campo tra l’Italia positiva e l’Italia distruttiva e denigratoria della sinistra”. Il primo ministro parla di “differenza antropologica tra la maggioranza e l’opposizione”. In seguito, senza fare nessun accenno esplicito alle vicende che coinvolgono Guido Bertolaso e la Protezione civile, rivendica comunque i buoni risultati raggiunti dall’esecutivo: “Solo questo è il governo che risolve le emergenze e ripara i danni del malgoverno del centrosinistra”. Secondo il Cavaliere sono gli italiani che devono scegliere tra “un governo che risolve le emergenze e un’opposizione che sa dire solo di no, tra un governo delle riforme e un’opposizione che sparge solo pessimismo e autolesionismo”. Alle quattro donne candidate Pdl, Berlusconi dice: «Nessuna di voi parte da sfavorita”.
Poi un duro affondo nei confronti della “sinistra”, che avrebbe intenzione di “ritornare all’Ici. Noi l’abbiamo abolita e non vogliamo che torni in auge. La sinistra vuole reintrodurre l’Ici, vuole mettere la patrimoniale, raddoppiare la tassazione sulle rendite e instaurare un regime di polizia tributaria”.
Infine, Berlusconi chiede sue candidate quattro impegni: “Il Piano casa che è importantissimo ma nelle Regioni rosse è stato messo da parte; più verde, perchè c’è stata una diminuzione del verde in Italia e chiediamo alle Regioni di mettere a dimora milioni di nuove piante; meno burocrazia, con scorciatoie per chi vuole aprire nuove imprese; meno tasse e più servizi. Questo è l’impegno cui vi chiameremo”.

Buco di bilancio. Le campagne elettorali, si sa, sono sempre più onerose. Danaro il più delle volte recuperato attraverso il meccanismo dei rimborsi. Ma quando si tratta di ministeri? Questo meccanismo può funzionare? Secondo alcune indiscrezioni di “Milano Finanza” quotidiano finanziario parrebbe di no. Infatti il ministero dell’Interno dovrebbe rimborsare alla Banca d’Italia anticipati per pagare gli stipendi dei dipendenti, circa nove miliardi di euro. Cifra che, secondo il quotidiano, potrebbe portare ad un buco nel bilancio dello stato, pari alla somma da versare all’istituto presieduto da Mario Draghi.
Da far suo il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, rassicura sui conti dello Stato. “Non esiste alcun tipo di buco, c’è solo un fatto di contabilizzazione assolutamente noto”. Il ministro risponde ad una domanda in merito avanzata da alcuni giornalisti. Secondo l’articolo pubblicato da Milano Finanza, la Corte dei Conti starebbe avviando delle procedure di verifica per capirci qualcosa in più.
Giulio Tremonti è poi intervenuto sulla possibile candidatura a presidente della Bce di Mario Draghi. “Quando tra venti mesi si porrà la questione l’Italia ha e avrà un ottimo candidato” dice il ministro dell’Economia. Il titolare del Tesoro si è poi soffermato sulla questione delle pensioni: “Molti in Europa hanno problemi con le pensioni, ma in Italia non è un problema. Noi la riforma l’abbiamo già fatta”. Tremonti conferma come l’esposizione delle banche italiane in Grecia è “molto bassa. Il sistema Italia – dice citando i dati della Banca dei regolamenti internazionali – è esposto per circa 8 miliardi di euro, mentre quello tedesco per 35 miliardi e quello francese per 80 miliardi”. Tremonti ribadisce come in generale, nell’ambito della crisi finanziaria degli ultimi due anni, “il sistema italiano ha tenuto”.

Carmine Finelli

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