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“Italia” difende rappresaglia di Gheddafi Libia off limits a europei: ‘Colpa Svizzera’

febbraio 15, 2010 di Redazione 

Rimandati a casa tre italiani, da oggi non sarà più possibile “sbarcare” a Tripoli. Motivo? Gli elvetici stilano una black list composta da 188 personalità libiche tra cui il colonnello. Ma tutto nasce con l’arresto del figlio di Gheddafi nel 2008 e il conseguente “blocco” in Libia di due uomini di affari svizzeri. Insomma, da parte della Libia una vera e propria ritorsione. E l’Italia che fa? Sta dalla parte del colonnello, naturalmente. Frattini: «L’Ue verifichi la correttezza della Svizzera». Il servizio di Carosella.

Nella foto, Muammar Gheddafi

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di Francesco CAROSELLA

Tre italiani in possesso di regolare documentazione sono stati respinti dalle autorità aeroportuali di Tripoli, poi costretti al rimpatrio. E’ una contromisura adottata dalla Libia in risposta alla black list stilata dalla Svizzera, che comprende i nomi di 188 libici invisi e banditi dalla federazione elvetica, tra cui lo stesso Muammar Gheddafi e molti membri della sua famiglia. La risposta del governo libico è la sospensione dei visti d’ingresso a tutti i cittadini dei paesi dell’area Schengen, “ad eccezione dei britannici”. “Le autorità svizzere hanno preso la decisione di vietare a 188 personalità libiche l’ingresso nel paese. Tra queste ci sarebbero parlamentari e funzionari dell’apparato di sicurezza, di quello militare e di quello economico” si legge sul quotidiano libico Oea, cui è legato Hannibal Gheddafi, figlio del leader. “Una scelta che potrebbe minare gli interessi della Svizzera e alla quale Tripoli potrebbe reagire con misure reciproche”.

Proprio Hannibal insieme a sua moglie fu arrestato nel luglio del 2008 dal governo di Berna con l’accusa di maltrattamenti ai danni di due impiegati in un albergo di Ginevra. Il fermo, sebbene durato poche ore, incrinò i rapporti tra i due paesi, al punto che in Libia vennero immediatamente arrestati due uomini d’affari svizzeri, accusati di attività di commercio illegali e violazioni ai termini del permesso di soggiorno. In seguito le accuse vennero lasciate cadere parzialmente, uno dei due fu condannato dal tribunale al pagamento di una sanzione pecuniaria e da allora i due elvetici sono costretti a vivere all’interno dell’ambasciata. Alla luce degli odierni sviluppi sorgono preoccupazioni circa la loro situazione.

In diverse occasioni i libici hanno comunque lamentato la difficoltà di ottenere visti di ingresso per l’area Schengen, con particolare osticità nel caso della Svizzera, al punto da indurre Tripoli ad accusare l’Ue di “solidarietà sistematica e programmatica” a Berna.

Ad oggi già 40 italiani sono stati soggetti a blocco in aeroporto e così 9 cittadini portoghesi, un francese, e un maltese. Il nuovo regolamento aeroportuale prevede che dai vettori di tutte le compagnie aeree sbarchino prima i viaggiatori non europei, successivamente quelli europei che vengono reindirizzati ad una lunga serie di controlli che spesso hanno come esito il rimpatrio. Ad i Consoli generali non è stato consentito alcun contatto diretto con i connazionali fermati.

E la reazione dell’Italia? Frattini invita la Ue a “verificare la correttezza della decisione del governo svizzero”. E’ in corso un “raccordo con gli altri paesi Ue-Schengen” e la Farnesina ha richiesto che “il caso sia oggetto di discussione nel Consiglio Affari Esteri dell’Ue, che si terrà il prossimo 22 febbraio”. Intanto sul sito viaggiaresicuri.it dell’Unità di crisi del ministero degli Esteri, si parla di “improvvise e non annunciate misure restrittive” e “si sconsiglia” a tutti gli italiani qualsiasi viaggio con destinazione Libia.
“E’ una vera e propria rappresaglia la decisione della Libia di sospendere il rilascio dei visti di ingresso ai cittadini di tutti gli Stati dell’area Schengen” commenta invece il capogruppo del Pd alla commissione Politiche dell’Unione Europea alla Camera Sandro Gozi. “La misura è inaccettabile e ci aspettiamo un’immediata telefonata del presidente del Consiglio Berlusconi al suo amico Gheddafi, a meno che la loro amicizia non arrivi all’accettazione passiva della ritorsione libica”.

“Una decisione autolesionista che stupisce. Mi auguro si tratti di una misura temporanea” scrive Margherita Boniver, presidente del Comitato parlamentare su Schengen. “Penso sia una decisione che danneggia in primo luogo proprio la Libia: in questo modo l’economia libica non potrà che essere svantaggiata”.

Francesco Carosella

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