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Napoli, finiana, una vita contro le mafie “Pdl frena protocollo candidature pulite” E su Gasparri: “Difende le collusioni”

febbraio 15, 2010 di Redazione 

Proposto da Pisanu in Antimafia, sostenuto dalla deputata ex An e dall’altro finiano Fabio Granata, dal centrosinistra e dalla Lega, ha trovato l’opposizione del partito del premier. E del governo. Cruciale a poche settimane dalla chiusura delle liste per le Regionali, prevede che non si possano mettere in campo candidati anche solo rinviati a giudizio e non necessariamente già condannati. La Commissione si riunisce in queste ore a Reggio Calabria e Angela Napoli spera ancora che il “suo” centrodestra possa fare un passo indietro e non tradire più la (sua) battaglia di tutta una vita. In questa intervista al giornale della politica italiana, la deputata Pdl spiega perché è importante approvare quel codice e ci racconta a che punto è la nostra battaglia contro la criminalità organizzata. E sulla giustizia chiarisce: «No al processo breve». L’ha sentita Ginevra Baffigo.

Nella foto, Maurizio Gasparri

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di Ginevra BAFFIGO

Angela Napoli

Onorevole Napoli, lei è tra i principali promotori del codice etico antimafia per “filtrare” le candidature sospette alle prossime Regionali che sarà in discussione oggi e domani da parte della Commissione antimafia di cui lei fa parte.
Il “no” a politici collusi o equivoci è un’idea che verrà tradotta in realtà?

«Me lo auguro. Anche perché si parla sempre, ed ancor di più in prossimità delle tornate elettorali, della necessità di fare pulizia.
Penso che anche chi ha avuto qualche momento di perplessità ragioni e voti il protocollo, e che quindi lo si possa varare all’unanimità».

Le “perplessità” le avanza proprio un suo collega di partito, Antonino Caruso. Secondo Caruso il protocollo sarebbe “un’indebita ingerenza dell’antimafia”: questa non avrebbe il potere di filtrare ma solo di indagare (a posteriori quindi) la selezione operata dai partiti.
«Allora, il potere della commissione Antimafia, e quindi le sue prerogative sono pressoché simili a quelle della magistratura. Non si può assolutamente parlare di ingerenza. Peraltro, ricordo che nella scorsa legislatura la commissione antimafia aveva varato un codice di autoregolamentazione, che non prevedeva alcuna sanzione, non permetteva l’interferenza diretta della commissione, e che quindi ha chiaramente portato tutti i partiti politici a non tener conto del codice stesso. Io stessa ho fatto aggiungere nella legge istitutiva della nuova commissione antimafia di quest’anno questa autoregolamentazione come valida per tutti i componenti. Allora non vedo perché mai non dovrebbe avvalersi delle sue prerogative per valutare ed intervenire sui candidati, visto che i partiti politici non hanno sentito la necessità di presentare liste ‘pulite’ con candidati “al di sopra di ogni sospetto”. Pertanto ci deve essere qualche organismo che possa intervenire, anche in aiuto degli stessi partiti, prima che lo faccia la magistratura».

In tal senso, il trasferimento della commissione a Reggio Calabria assume chiaramente un valore simbolico.
«Sì, la presenza della commissione in questa regione è molto importante, anzi direi anche un po’ tardiva rispetto ai fatti avvenuti ed all’assunzione da parte del governo tutto di iniziative legislative. Sono convinta che il trasferimento a Reggio aiuterà a continuare ad assumere iniziative legislative che possano coadiuvare il governo nel contrasto al crimine organizzato calabrese».

Tutto questo avrà un effetto sulle liste poco “pulite” che lei denuncia? Cambierà qualcosa prima del 28 febbraio?
«Io ho registrato solo un minimo di preoccupazione ed un tentativo di aggirare gli ostacoli. Ma sinceramente sono molto dubbiosa sull’esito finale. Nel senso che si sta tentando di eludere il problema dicendo che non verranno messi in lista condannati per reati di mafia. Ma di fatto allo stato attuale abbiamo tantissimi indagati in Calabria. Purtroppo, vuoi la lentezza del nostro ordinamento processuale, vuoi un po’ di titubanza della magistratura, non abbiamo personaggi politici che risultino condannati per reati di mafia e quindi è chiaro che se si considera come codice etico, come impedimento, la sola condanna, evidentemente si bypassa qualsiasi responsabilità.
Tra l’altro non verranno neppure presi in considerazione come criteri di esclusione dalle liste i reati contro la pubblica amministrazione. Detto ciò, ho l’impressione che i risultati di quelli che erano i miei intendimenti, in questa tornata elettorale, non si vedranno né dall’una né dall’altra parte. Spero solo che a portare avanti determinate denunzie, in un prossimo futuro, qualcosa potrà cambiare».

Intanto però si prova a cambiare qualcosa con le tante riforme al vaglio del Parlamento. Fra queste quella della giustizia ci sembra piuttosto rilevante ai fini del contrasto alle mafie. In tal senso, non pochi dubbi sono stati sollevati a proposito della proposta legislativa sulla ragionevole durata del processo. Per l’Anm andrebbero in fumo i casi più gravi, mentre Roberto Saviano indica tra i rischi quello della diffusione di un senso di impunità, una sorta di incentivo involontario alla criminalità organizzata. Lei cosa pensa in merito all’iniziativa legislativa?
«Ma io credo che abbia ragione Saviano. Voglio premettere che non c’è dubbio che il nostro ordinamento giudiziario andrebbe rivisitato. Così com’è allo stato attuale la certezza della pena non è rintracciabile: bisogna aspettare il terzo grado di giudizio che arriva dopo anni e la stessa celebrazione del processo di primo grado è estremamente lunga. Quindi, una rivisitazione per accelerare la giusta richiesta di giustizia e di garanzia di certezza della pena va senz’altro rivalutata in termini di necessità, ma all’interno di una modifica dell’intero assetto giudiziario. Non con un disegno di legge relativo soltanto all’abbreviazione temporale dei processi. Anche perché, così come il provvedimento è stato approvato dal Senato, davvero si corre il rischio di quanto paventato da Saviano e dall’Anm. Anzitutto perché andrebbe supportato da un adeguamento degli organici della magistratura, giudici e personale amministrativo.
Per fortuna alla Camera, il disegno di legge ha subito un freno. In commissione Giustizia abbiamo deciso di audire le persone che possono dare un contributo sulle eventuali modifiche del testo. Fra una decina di giorni in commissione inizieremo con le audizioni e sì, ci sottrarrà un bel po’ di tempo, ma sarà ben speso se porterà a buon fine le modifiche».

Modifiche auspicate in prima istanza, ed anche in contrasto all’esecutivo, dal presidente della Camera.
«Sì, il presidente Fini, ancora una volta, ha dimostrato la sua capacità di guidare la Camera dei deputati all’insegna dell’interesse comune e non di parte. Ha sempre inciso per far valere le prerogative del Parlamento. Si è battuto e continua a battersi per non far approvare provvedimenti senza che ci sia la discussione di tutte le parti politiche. Molto spesso il governo tende ad annullare queste prerogative del Parlamento, impedendo anche ai componenti della sua stessa maggioranza politica di apportare proposte emendative, che sono migliorative mai ostruzionistiche. Su questo provvedimento in particolare, anche alla luce delle proteste del mondo civile, ha aiutato a rallentare i tempi e quindi a migliorare il ddl».

Altrettanti dubbi sono stati sollevati su un altro dl governativo. Lei come giudica il disegno di legge del senatore Giuseppe Valentino sull’utilizzo delle dichiarazioni dei pentiti di mafia?
«Io l’ho immediatamente giudicata in maniera negativa. Sono sì convinta che andrebbe un po’ modificata la gestione dei collaboratori di giustizia, ma non secondo il provvedimento del senator Valentino. Bisogna riconoscere ai collaboratori la bontà di avere aiutato, ed aiutare a ricostruire le dinamiche delle realtà mafiose, che altrimenti sarebbe impossibile capire. Che poi ci siano quelli che tentano di aiutare solo per godere dei benefici è un discorso a parte. Io sarei piuttosto del parere che prima di far deporre un collaboratore di giustizia nella fase processuale, sarebbe opportuno che i magistrati verificassero la bontà di quanto da loro dichiarato nei 180 giorni a loro disposizione per verbalizzare le deposizioni. Ma mi sembrano due discorsi ben diversi, da qui a non considerare valide ai fini processuali le dichiarazioni… Mi sembra davvero che non si vogliano più combattere le criminalità e soprattutto le collusioni».

A difesa di questo provvedimento interviene però Gasparri: “Non possiamo far riscrivere la storia d’Italia a gente come Ciancimino o Spatuzza”. Che cosa ne pensa?
«Intanto va fatto un distinguo. Pensare che il dl Valentino sia applicabile alle deposizioni di Ciancimino jr è sbagliato. Tanto per cominciare depone in qualità di dichiarante e non come collaboratore di giustizia. Quindi il disegno di legge di Valentino non intaccherebbe minimamente le sue parole. In secondo luogo, non mi meravigliano le dichiarazioni del senator Gasparri: lui ha appoggiato Caruso quando si è opposto al protocollo antimafia di Pisanu.
Viene quindi conclamata la posizione del senator Gasparri rispetto alla volontà di impedire determinate normative antimafia che vanno ad intaccare il potere politico e le collusioni che può avere con la criminalità organizzata. Dico solo che se ci lamentiamo delle leggi, che appunto vanno ad avversare le collusioni tra mondo politico e mondo mafioso, non possiamo poi lamentarci se su questi rapporti interviene la magistratura. Dobbiamo prenderne atto: il mondo politico finisce con il richiamare l’intervento della magistratura. Se ci fossero norme tali da impedire queste collusioni la magistratura avrebbe ben poco da fare su questo versante».

C’è chi imputa al governo Berlusconi di fare propaganda sull’antimafia, piuttosto che adottare misure efficaci.
«Bisogna fare una debita distinzione. Sul processo breve e la proposta di Valentino ho già detto. Sulle intercettazioni poi, io mi sono espressa con voto contrario alla Camera, e va comunque ribadito che ora si sta lavorando per modificare il ddl al Senato. Detto ciò, non è vero che il governo non sta facendo nulla in termini di contrasto alla criminalità organizzata. Il problema è che il mondo politico non può sempre delegare al governo. Credo che dovrebbe responsabilizzarsi un po’. Per esempio, sulle intercettazioni e sul processo breve, sono sì proposte del governo, ma è il Parlamento che deve discuterle, proporre modifiche, migliorarle o votare contro nel momento in cui non le ritenesse valide. Poi, se il governo viene a Reggio Calabria ed assume delle responsabilità e poi torna a Roma per trovare un provvedimento come quello di Valentino, o la bocciatura del protocollo in commissione antimafia, è chiaro che non è d’aiuto. Anche io critico il governo nel momento in cui va criticato, però mi assumo anche la responsabilità di votare contro quando lo ritengo necessario. Molta responsabilità ce l’abbiamo noi parlamentari.
Venendo ai fatti, al governo vanno riconosciuti degli importanti interventi per accelerare e modificare la legge sui sequestri, la confisca dei beni patrimoniali, per la quale adesso è stata istituita l’agenzia nazionale per la confisca ed il sequestro dei beni illeciti. Ed ancora, ha tolto la possibilità di accedere al rito abbreviato per i reati mafiosi, ha reso più rigide le norme sul 41 bis. Di interventi ne ha fatti. Poi è chiaro che si sono inserite delle norme che purtroppo incidono negativamente nel contrasto alla criminalità organizzata».

Lei in tal senso ha proposto un testo unico sulle normative antimafia.
«Sì, l’ho sempre richiesto e sembra che ora questa iniziativa possa essere coadiuvata dal governo. Creare un testo unificato sulle normative antimafia, potrà finalmente colmare quelle lacune in questa materia. Spesso le leggi sono state varate di fronte a fatti clamorosi e quindi sono rimaste un po’ spezzettate prive della logica, della continuità, delle connessioni necessarie. Se invece verrà riscritto un testo unico sono sicura che anche quei buchi che oggi consentono le varie scappatoie, verranno colmati».

Un’altra sua proposta che si accinge al vaglio della Camera è la Lazzati. Ce ne vuole parlare?
«Senz’altro. Sono riuscita a fare una grande opera di mediazione ed a farla approvare in commissione giustizia della Camera. Ciò è avvenuto prima della pausa natalizia, e speravo tanto che avesse l’approvazione da una delle Camere del Parlamento prima che si avviassero le elezioni regionali. Purtroppo siamo ancora in attesa del pronunciamento della commissione Affari Costituzionali, che temo stia tergiversando. Per fortuna anche qui il presidente Fini ha dato alla all’on. Bongiorno un grande aiuto, perché ha previsto la calendarizzazione in Aula per lunedì 22. Entro quella data la commissione dovrà esprimere il parere.
Io reputo questo provvedimento molto importante: prevede infatti il divieto di campagna elettorale per i sorvegliati speciali, e quindi per tutti i pregiudicati, nonché la condanna e la decadenza dall’incarico di eventuali candidati eletti, la cui campagna elettorale sia portata avanti con l’aiuto illecito della malavita. Credo che sarebbe di grande aiuto per impedire, o quanto meno scoraggiare, il voto di scambio, che normalmente avviene in campagna elettorale. Purtroppo la lungaggine ed il tentativo di impedire l’approvazione di questa proposta da parte di alcuni parlamentari c’è stata. C’è chi vede questa legge come un impedimento alla libertà. Ci sono dei parlamentari, come per il protocollo, che sono molto titubanti, diciamo solo titubanti, di fronte ad iniziative che personalmente reputo più che necessarie. Spero comunque che prima delle Regionali, si possa votare almeno alla Camera. Non sarà legge, ma almeno una buona indicazione».

Questo suo impegno nell’antimafia la costringe a vivere sotto scorta. Non è un prezzo troppo alto?
«Ho la scorta da 7 anni. E’ difficile vivere così, non perché la presenza della scorta non mi renda tranquilla, ma è comunque un vincolo terribile. Allo stesso tempo senza non potrei fare certe battaglie. Bisogna continuare, non bisogna arrendersi. Certo sarebbe più comodo vivere liberi, sono quattro anni che non vado al mare d’estate. Ma è necessario, è un sacrificio che mi sento di fare per la mia Calabria. Ed in fondo per tutti noi. Si deve debellare questo cancro, bisogna restituire un po’ di fiducia ai cittadini: devono vedere che c’è qualcuno che ci crede, devono avere un po’ di sicurezza per uscire dalla cappa di omertà. Io lo faccio sperando che qualcosa di buono, con il tempo, possa venire. Perché non bastano le leggi, occorre un cambio di mentalità, di cultura, per sradicare un fenomeno come quello delle mafie. E per farlo bisogna amare la propria terra e lavorare, sperando che almeno i nostri giovani possano vivere in un territorio democratico, che possa essere loro garante per il futuro».

Nel nostro Paese battaglie come queste conducono alla solitudine e all’isolamento.
«Purtroppo sì. L’unica cosa è tentare di non rimanere isolati all’esterno da parte della società. E’ in atto il tentativo del massimo isolamento politico nei miei confronti a livello regionale, ma fortunatamente ho tantissima gente dalla mia parte che mi incoraggia quotidianamente, mi scrivono, intervengono e commentano le mie attività tramite il blog. Mi chiedono di candidarmi a sindaco per la città Tropea, di San Giovanni in Fiore, penso perché la gente ha bisogno di respirare legalità. Questo mi incoraggia ad andare avanti. Però purtroppo dal partito di appartenenza l’isolamento c’è, è triste e va registrato».

Lei però non indietreggia e sabato a Tauria Nova ha presentato il suo ultimo progetto: “Patto etico per la legalità”.
«Sì, circa due anni fa ho creato un’associazione politico-culturale, che ho chiamato “Risveglio Ideale”, sulla scorta di un manifesto di valori che puntano sull’etica e sulla morale, sulla democrazia, sull’abbattimento delle collusioni. Mi sono resa conto che da soli, all’interno dei singoli partiti si finisce con l’essere isolati, perché poi si impediscono determinati percorsi che sono fruttuosi per alcuni a livello di interesse personale. Ed alla fine si finisce con l’essere isolati, come si diceva prima. Per cui, dato che le persone che in politica ci stanno per spirito di servizio ci sono all’interno di tutti i partiti politici, ho deciso di provare ad aggregarle nella speranza di far capire a tutti i partiti che, se si riesce a porre alla base della vita politica un patto che punti anzitutto sull’etica e sulla morale, forse riusciremo non in questa tornata elettorale, ma andando avanti, a dare una svolta a questa nostra regione».

Un appoggio che ha avuto perciò dal fronte (partitico) opposto al suo.
«Sì, ho trovato due persone che reputo particolarmente positive per la loro stessa storia. Doris Lo Moro, del Pd, che è stata due volte sindaco della città di Lamezia Terme. Una città che ha visto due volte lo scioglimento della giunta per infiltrazione mafiosa, ma non sotto la sindacatura dell’onorevole Lo Moro, che poi è stata anche assessore regionale alla Sanità , ma il governatore Loiero, dopo aver cercato di porre dei freni, l’ha mandata via. Ferme restando le ideologie, averla con me in questo progetto credo che sia davvero positivo. E poi, De Magistris al quale, al di là degli esiti di Poseidon e Why not, riconosco il fatto di aver individuato questo sistema di malaffare, corruzione e collusione che imperversa su tutta la Calabria. Lui ha cercato di intaccarlo e le sue vicende sono note. Oggi è presidente della commissione per i finanziamenti europei, dalla quale potrà essere senz’altro di grande aiuto».

Lei ieri chiudeva l’incontro dicendo che anche in Calabria le cose potrebbero cambiare, ma ci vuole una politica con la P maiuscola a servizio della comunità. Ed allora, onorevole Napoli, sono maturi i tempi?
«Sì, anche se forse siamo troppo a ridosso di una tornata elettorale di grande interesse. Credo che il rinnovo delle amministrazioni regionali sia il più importante da un punto di vista degli interessi personali. Ormai il dominio è tutto nelle Regioni, la vita della Regione è gestita dalla giunta ed il Parlamento può solo varare le leggi. In Calabria, in questo sistema del quale ho parlato, prevale la corsa alla poltrona, per cui è anche difficile fare determinati discorsi.
Questo incontro, qui a Tauria Nova, credo possa essere un inizio. Non ho voluto coinvolgere i partiti, ma il progetto potrà portare ad un riscatto del territorio, almeno qui in Calabria. Parlando con la gente si ha la percezione di essere ormai vicini alla svolta culturale. E quindi spero che questo progetto, che quando l’ho pensato consideravo solo un sogno, possa ora piano piano concretizzarsi sempre più».

Ginevra Baffigo

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