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Lega&immigrati, passo indietro (realista) Bossi (con Maroni): “No ai rastrellamenti”

febbraio 15, 2010 di Redazione 

Sabato sera via Padova, a Milano, si trasforma nel teatro di una guerriglia urbana tra stranieri ghettizzati. Ieri la Moratti invoca un intervento del governo attraverso un incremento delle forze dell’ordine. Stamattina Salvini va oltre: «Andiamo a prendere gli stranieri casa per casa». Un’”idea” che evoca brutti ricordi, ben definiti dalla parola scelta dal leader leghista per descrivere la proposta del consigliere milanese e rispedirla al mittente. E il ministro dell’Interno: «Cambiare modello di integrazione: in futuro mai più un quartiere un’etnia». La Lega del governo, dunque, si fa Lega di governo e con realismo appunto – non si pretenda, per ora, di più – cambia decisamente punto di vista sull’immigrazione. Tra una brutta giornata (quella di sabato nel capoluogo lombardo) e brutte parole (quelle di stamane), finalmente un raggio di sole. Ci racconta tutto, Stefano Catone.

Nella foto, il leader della Lega e ministro per le Riforme Umberto Bossi

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di Stefano CATONE

“Lasciamo stare i rastrellamenti a Milano”. Lapidaria la risposta di Umberto Bossi al Consigliere comunale e suo compagno di partito Matteo Salvini, che questa mattina, dalle pagine de “il Giornale”, ha avanzato la proposta di ispezionare “casa per casa, appartamento per appartamento” le abitazioni di via Padova – la via di Milano dove, sabato sera, si è scatenata la guerriglia urbana tra stranieri – oltre alla proposta di non vendere case e attività commerciali a tutti gli extracomunitari per un anno.

Sulla stessa posizione di Salvini si erano collocate le dichiarazioni di ieri del sindaco Moratti, che sostiene di “aver chiamato personalmente il presidente Berlusconi ieri mattina e gli ho chiesto quanto avevamo già concordato, cioè un significativo rinforzo di uomini delle forze dell’ordine per Milano. E Maroni mi ha garantito che un primo contingente di polizia arriverà fin dai prossimi giorni”.

Ma come è arrivata la smentita di Bossi per Salvini, allo stesso modo il ministro Maroni è intervenuto sulla parole di Moratti: “La soluzione non è lo stato di polizia. Il mix esplosivo di via Padova si è formato negli anni secondo un modello sociale che non ha voluto gestire un insediamento etnico. È importante evitare che una zona di città diventi estranea a chi ci vive, una sorta di territorio separato, di zona franca. Nel futuro dobbiamo evitare le concentrazioni etniche in un solo quartiere”.

Quasi un’ammissione di colpe quella del ministro che, condannando il modello di “integrazione” (ghettizzazione) attuale, sembra rinnegare le politiche attuate da chi, da quindici anni, governa la città di Milano e la Regione Lombardia. Lo stesso Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico, ieri ha attaccato senza mezzi termini: “I fatti di via Padova sono una cosa gravissima – ha detto Bersani – ma mi ha fatto impressione sentire le alte grida di esponenti della destra, della Lega: ma di cosa stiamo parlando, governano loro il Paese, la regione, la città, si prendano carico del fatto che è fallita una politica sia di integrazione sia di sicurezza e non scarichino le responsabilità”.

In sintesi la compagine governativa rappresentante del nord Italia, guidata da Bossi e Maroni, sembra all’improvviso cambiare idea sul modello di gestione dell’immigrazione, tanto da trovare impreparati i propri compagni, Matteo Salvini – prontamente smentito da Bossi – e Letizia Moratti – la quale, certa dell’appoggio del Governo, si è vista rimbalzare addosso la richiesta di intervento delle forze dell’ordine (le ronde?).

Stefano Catone

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