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Genchi: ‘Piazza Duomo fu una montatura’ 7 dubbi (capitali) su aggressione premier FOTO: ecco il souvenir “incriminato”

febbraio 12, 2010 di Redazione 

Il consulente informatico delle Procure, oggi vicino a Italia dei Valori, rilancia l’accusa. Una teoria, quella del complotto – che sarebbe stato ordito da Berlu- sconi stesso per uscire dall’angolo in un momento di difficoltà: una ripresa che poi, effettivamente, ci fu – che non ha mai smesso di circolare sul web, tra video, inchieste, sospetti. E oggi il giornale della politica italiana ve la racconta (senza condividerla). Con Attilio Ievolella. Buona lettura.

Nella foto, il souvenir

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di Attilio IEVOLELLA

Due parole, ‘attentato’ e ‘Berlusconi’, qui in rete. Il risultato, effettuando una semplice ricerca on line con Google, è corposo: oltre 3milioni e 800mila riferimenti. E utilizzando, poi, il canale di Youtube si ottengono oltre mille riferimenti, ovvero oltre mille video.
Ancora più sorprendente è che, in entrambi i casi, ovvero ricerca su Google e ricerca su Youtube, sia forte il ‘partito’ del complotto, o della montatura.
Quanto può esserci di fondato, in questa visione? Quanto può esserci di concreto? Certezze nessuna, dubbi molti. Sulla dinamica dell’attentato, certo, ma anche sulle teorie del complotto, alcune semplici e basate su elementi di fatto evidenti – e sacri, per il giornalismo – altre molto più arzigogolate, altre ancora addirittura fantasiose. A riaccendere i riflettori sulla questione – almeno in tivù e sui giornali cartacei, perché qui sul web la discussione non si è mai placata… – è stato Gioacchino Genchi: netta la sua presa di posizione, a Roma, sabato scorso, in occasione dell’intervento al primo congresso nazionale dell’Italia dei Valori, in cui definisce l’aggressione subita dal premier «una pantomima» e aggiungendo che «nel lancio della statuetta non c’è niente di vero».
Ma facciamo ora un passo indietro…

La piazza reale. A metà dicembre, la cornice di piazza Duomo, a Milano, ospita un comizio del Popolo della libertà, che celebra così l’apertura della campagna di tesseramento. Ad impreziosire l’appuntamento è la presenza di Berlusconi. Ma il contesto, assai più ampio di piazza Duomo, parla in quei giorni, dal punto di vista della politica e della popolarità, di un uomo e di un leader in difficoltà: l’onda lunga delle foto di Zappadu in Sardegna, il blitz alla festa per i 18 anni di Noemi, infine la D’Addario-story, con tanto di foto a Palazzo Grazioli e gossip a pioggia, senza dimenticare la rottura con la moglie (oramai ex) Veronica Lario («Non posso stare con un uomo che frequenta minorenni…»; «Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile») e i rapporti fattisi tesi con i vertici della Chiesa. A preoccupare, il leader e il suo entourage, sono soprattutto le ripercussioni a livello di popolarità: ad esempio, un sondaggio Ipr Marketing, pubblicato il 17 novembre su Repubblica, certifica il punto forse più basso nel sentimento di fiducia verso Berlusconi, passato dal 53 percento di metà maggio al 45 per cento di metà novembre; certo, agli inizi di dicembre, un nostro sondaggio firmato Crespi assegna a Berlusconi il 58 per cento di fiducia, ma il dato è comunque lontano dalle vette auspicate dal presidente del Consiglio, e, per giunta, anche l’appeal del Governo è in calo, come testimonia, a fine ottobre, il sondaggio realizzato da Ispo e pubblicato dal Corriere della Sera, che fissa a 44,4 per cento la fiducia dei cittadini, praticamente 10 punti percentuali in meno rispetto all’inizio dell’anno e 3 punti percentuali in meno rispetto a un mese prima.

Il colpo. Il 13 dicembre l’aggressione in piazza Duomo a Milano. Berlusconi è stato colpito al volto da un oggetto (un souvenir raffigurante il Duomo, si saprà poi), subito dopo aver concluso il comizio; è rimasto ferito ed è stato portato all’ospedale ‘San Raffaele’, ma le sue condizioni sono «buone», riporta il suo staff. E anche le reazioni del mondo politico e istituzionale non si fanno assolutamente attendere: come immaginabile, appena arrivata la notizia dell’aggressione, la solidarietà è unanime. E il sentimento di vicinanza al presidente del Consiglio, da parte del popolo italiano (almeno una maggioranza) si ravviva, alla vista delle immagini dell’uomo Berlusconi ferito al volto, sanguinante, impaurito, eppure capace, dopo essere stato sistemato in auto, di riuscirne, di alzarsi (pericolosamente) in piedi, di guardarsi attorno, un po’ per cercare di capire chi lo ha colpito, un po’ per rassicurare le persone che erano ferme lì, scosse anche loro dall’accaduto…
A caratterizzare tutta la serata del 13 dicembre (e i giorni a seguire), poi, le immagini che le emittenti televisive nazionali e regionali trasmettono a raffica, mostrando, a ripetizione, tutta la scena.

Così, il colpo subito al volto da Berlusconi è – secondo la visione che sta alla base della teoria della montatura – un colpo di spugna sulle difficoltà personali e politiche del premier, che riguadagna punti in popolarità e vede scivolare in secondo piano le questioni, per lui, più scottanti… Non a caso, ancora a Roma, ancora in occasione del congresso dell’Italia dei Valori, Luigi De Magistris commentando l’intervento di Genchi, ha parlato di «aspetti che non mi convincono. Ho notato che subito dopo (l’aggressione in piazza Duomo, ndr) non si è più parlato di alcuni argomenti che riguardano il presidente del Consiglio, e questo è grave. Su questa vicenda è opportuno che sia la magistratura a fare chiarezza».

La piazza virtuale. Questo è l’humus ideale in cui può nascere e accreditarsi la teoria del complotto, ovvero un contesto in cui l’immagine di Berlusconi viene rilanciata, subito dopo l’aggressione di piazza Duomo e con un invito, condiviso, a un confronto politico più sereno, dai toni più bassi, dalle parole meno dure. Rilancio testimoniato anche dai numeri: il sondaggio targato Ipr Marketing e pubblicato da Repubblica il 21 dicembre consegna a Berlusconi il 48 per cento di fiducia da parte degli italiani, ovvero 3 punti percentuali in più rispetto al mese precedente; il sondaggio targato Ispo e pubblicato dal Corriere della Sera il 21 dicembre vede Berlusconi attestarsi al 55,9 per cento di fiducia, ovvero 7 punti percentuali in più rispetto a un mese prima.
E questo humus ha prodotto, almeno sul web, un diffuso sentimento: la sensazione che qualcosa (leggi: molto) non quadri nell’aggressione di Milano e nella evoluzione successiva.
A sostenere le tesi del complotto e della montatura, sempre sul web, video (spessissimo sono utilizzati quelli ufficiali andati in onda regolarmente sulle emittenti televisive nazionali), fotogrammi e pareri – anche medici – che analizzano, in dettaglio, l’episodio che ha visto coinvolto Berlusconi. E che, soprattutto, sollevano numerosi dubbi.

Le perplessità. Quali dubbi? L’elenco è lungo e tocca aspetti diversi. Basta navigare sul web, e dare un’occhiata ai video con le diverse ricostruzioni proposte dagli internauti… E vedere che i riflettori vengono puntati, tra l’altro: sulle condizioni del viso di Berlusconi appena dopo essere stato raggiunto dal souvenir del Duomo (nessun segno e nessuna traccia di sangue) e all’uscita dall’automobile nella quale il premier era stato sistemato dagli uomini della scorta (segno sotto l’occhio sinistro e sangue); sul fatto che il sangue sia già rappreso (nonostante il referto abbia parlato di naso rotto, che dovrebbe comportare una grossa e costante fuoriuscita di sangue); sul fatto che Berlusconi sia stato portato all’ospedale ‘San Raffaele’ (distante una decina di chilometri da piazza Duomo), considerata, ad esempio, la presenza, più prossima, dell’ospedale ‘San Giuseppe Fatebenefratelli’; sul fatto che, nonostante l’aggressione, sia stato consentito al premier di uscire nuovamente dall’automobile e di essere, potenzialmente, di nuovo a rischio; sul fatto che, subito dopo l’attentato, non si è provveduto immediatamente a portare Berlusconi all’ospedale; sul mancato ritrovamento del souvenir raffigurante il Duomo lanciato contro Berlusconi; sul fatto che le immagini, trasmesse nelle case di tutti gli italiani, siano state oscurate solo nella parte relativa alle prime cure prestate, nell’automobile, al premier.
Ciò cosa può comportare? Dubbi sulla ricostruzione dell’intera vicenda, senza, però, pretendere di avere a propria disposizione la verità assoluta. Quindi, nessuna pretesa di affermare che l’intera vicenda sia una montatura, ma neanche la chiusura assoluta a ogni forma di discussione, a ogni ragionamento. Anche, anzi soprattutto, perché elementi su cui riflettere a mente fredda, ce ne sono, e tanti…

Attilio Ievolella

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