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“I precari firmino: niente stabilizzazione” Norma-capestro, ora il governo ci riprova FOTO: il ministro “socialista” Sacconi

febbraio 11, 2010 di Redazione 

Il ddl è in discussione al Senato: prevede che il datore di lavoro possa richiedere la sottoscrizione di una clausola che nega al lavoratore il diritto a ricorrere al Giudice del lavoro per la conversione del contratto. Inoltre fissa un tetto alle indennità, una limitazione che non vale per nessun altro (più garantito) tipo di occupato. Lo stesso provvedimento era già stato tentato e poi giudicato incostituzionale dalla Consulta. E’ probabile che anche questo faccia la stessa fine ma intanto il governo ci riprova. Ed ecco il racconto di due anni di interventi-tagliola sul mercato del lavoro. La firma è di Dario Ballini.           

Nella foto, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi

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di Dario BALLINI

Il governo ci riprova. Dopo il primo affondo andato male (giudicato incostituzionale dalla Corte Costituzionale) il governo prova a rimettere mano alle leggi sul lavoro precario.

Sta per essere approvato in Senato, infatti, il disegno di legge n. 1167-B diretto a limitare l’intervento e i poteri del Giudice del Lavoro, nonché a ridurre le tutele dei lavoratori e in particolare dei precari. In pratica con questo disegno di legge si pone un tetto alle indennità risarcitorie (tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto) per tutti quei lavoratori che faranno ricorso a causa della conversione del contratto a tempo determinato. Si concede inoltre al datore di lavoro il potere di impedire il ricorso del lavoratore al Giudice del Lavoro (mediante clausola compromissoria). Questo disegno di legge, se approvato, troverà applicazione per tutti i giudizi, anche quelli in corso.

Una norma palesemente iniqua e incostituzionale visto che ogni altro lavoratore, trovandosi nelle medesime situazioni, non avrebbe alcun tetto per il risarcimento spettante. Quindi, rimanendo in piedi ancora tutte quelle pregiudiziali di costituzionalità che causarono la bocciatura di un testo simile, molto verosimilmente la Corte Costituzionale potrebbe emettere una sentenza analoga stoppando così questo disegno di legge prima della firma del Capo dello Stato.

Il problema, non secondario, è che in Italia solo il 30% (mentre nei Paesi europei governati dalla destra come la Francia e la Germania la percentuale è rispettivamente del 75 e dell’80) dei precari ha diritto ad accedere agli ammortizzatori sociali e solo il 10% dei co.co.pro. può usufruire dell’aumento dell’indennità del 20%, tanto sbandierato nel marzo del 2009 dal ministro Sacconi, in caso di perdita del lavoro.

Questo però non è che l’ultimo intervento del governo Berlusconi sul diritto del lavoro e dei lavoratori. Prima fu cancellata la norma che metteva un freno allo scandalo delle lettere di licenziamento firmate il giorno dell’assunzione, mediante l’introduzione del numero progressivo con scadenza ogni 15 giorni, che colpisce soprattutto le donne che rimangono incinta; poi si è proceduto al graduale smantellamento della legge 81, il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro.

Nel decreto rifiuti per la regione Campania si nascose una deroga alle misure di sicurezza. Vennero spostate a fine 2009 le comunicazioni a Inail e Ipsema dei dati relativi agli infortuni, le norme in materia di visite mediche e il documento di valutazione dei rischi, furono abrogate le misure che prevedevano la responsabilità solidale tra committente e appaltatore per la regolarità delle ritenute fiscali e con la finanziaria entrata in vigore il 1 gennaio è sparito l’obbligo di tesserini di riconoscimento per i dipendenti nei cantieri edili e vengono stravolte le definizioni di lavoro notturno e lavoro mobile.

Vengono derogati i contratti aziendali e territoriali che regolano l’organizzazione del lavoro: riposo giornaliero, pausa, organizzazione dei turni notturni e durata di questi e cancellato l’obbligo per il datore di lavoro di informare la direzione provinciale del lavoro sui turni notturni, straordinari, eccetera.

Dario Ballini

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