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***L’opinione***
Ieri Fini: “Pdl non sia subalterno a Lega” Come i due maggiori “soffrono” loro ali
di ALDO TORCHIARO

febbraio 11, 2010 di Redazione 

Critica al bipolarismo del volto di Red e grande firma di E Polis e del giornale della politica italiana. Torchiaro vi legge la chiave grazie alla quale Idv e Bossi sono entrati nella stanza dei bottoni della nostra politica, occupandola ad excludendum (o, meglio, coercendum) di Pd e Pdl, costretti ad inseguirli. Più tardi ragioneremo in una prospettiva completamente diversa, ovvero verso la possibile soluzione di un sistema bipartitico. Tornate più tardi. Intanto, i due giganti della nostra politica e le “ali”.

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

Fuoco amico, abbraccio mortale. Le categorie della politica, in un bipolarismo nient’affatto bipartitico, s’ammantano di aggettivi da trama di Stieg Larsson. Per stare alle vicende dell’agenda degli ultimi giorni: Italia dei Valori sottrae, lento pede, linfa vitale al Pd? Certamente sì, ma lo fa con l’immagine sbandierata dell’abbraccio tra Antonio Di Pietro e Pierluigi Bersani. Un bacio della morte, alla vigilia delle regionali, in cui il “piccolo Ulivo” di cui rimugina il segretario democratico si riassume in una diarchia con l’ex pm. L’alleanza strategica, come la definì quel genio incompreso di Veltroni, si dimostra però tale solo per Tonino, la cui unica intenzione rimane quella di crescere a spese del partner più pesante. E’ il bipolarismo, che volete farci? Un sistema che propone sgrammaticature tanto fatali da riproporre anche nel centrodestra una dinamica del tutto simile. In quel campo è la Lega a sedere sulle spalle di un gigante, il Pdl che la porta con sé ormai da un lungo tratto di strada. Trattati prima come orpello folkloristico, poi come utilità marginale per qualche provincia, i leghisti sono cresciuti rapidamente a spese del blocco moderato, diventando per il Pdl un elemento essenziale: orientano la cabina di regia della maggioranza e incidono sull’agenda del governo ben al di là della consistenza specifica.

E’ su quest’ultimo punto che i mal di pancia si avvertono di più, al piano attico del primo partito italiano. Perché l’elettorato liberale, cattolico, moderato del Popolo della Libertà si sta trasformando – ancor di più con la regionalizzazione dello scontro politico – da maggioranza silenziosa in maggioranza azzittita, demotivata fino a rischiare l’astensione alle elezioni. Non è per caso quindi se ieri il presidente della Camera, Fini, ha indirizzato proprio su questo nodo nevralgico le sue attenzioni. “Il Pdl non deve essere subalterno alla Lega Nord anche per tutelare la coesione nazionale che è a rischio”, ha detto. Non ha torto, soprattutto parlando pro domo sua. La Lega sta riorganizzando a destra una base militante “di pancia” così come Idv lo sta facendo a sinistra. Può essere funzionale, questo indirizzo delle cose, ad un ridisegno generale delle aree culturali. Certo indica per adesso una mancanza, mentre le ali estreme si rigonfiano. Manca ancora un autentico partito socialdemocratico, a sinistra, e un’autentica forza liberaldemocratica a destra. Bersani e Fini prendano atto, o lo faranno presto i loro successori.

ALDO TORCHIARO

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