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Diario. Pd pensa come noi (no viceversa) “Protezione civile, immunità ai processi” Berlusconi: “I programmi Rai? Solo pollai”

febbraio 10, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. La notizia è quella che vi abbiamo dato nel pomeriggio. Là dove i giudizi si intersecano è nel sospetto che la norma che prevede l’improcessabilità per i commissari ai rifiuti della Campania – di per sé un vulnus ulteriore alla “legge uguale per tutti” – possa essere il primo passo verso l’introduzione di una più generale immunità per i responsabili della Protezione civile, compresi quelli coinvolti nello scandalo emerso oggi. E’ il tema centrale – su cui sentiamo le parole di Franceschini – di una giornata che è cominciata appunto con il “caso Bertolaso”, rispetto al quale vi diamo conto di tutte le reazioni della nostra politica. Ma che è proseguita con il presidente del Consiglio “a cuore aperto” su pentiti («Inaccettabile che dipendenti dello Stato mi impediscano di governare») e stop all’informazione del servizio pubblico negli ultimi trenta giorni di campagna elettorale per le Regionali, ovvero i due temi caldi, invece, degli ultimi giorni. Ultimo spunto, il Giorno del Ricordo, la giornata voluta da Napolitano per ricor- dare le vittime delle foibe. Il racconto.

Nella foto, Dario Franceschini

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di Ginevra BAFFIGO

Il caso Bertolaso sin dalle prime ore di questo mercoledì preannunciava uno scenario complesso, ma sul finire di questa intensa giornata sono emersi importanti tasselli ed un retroscena obliato.
Prima di entrare nel merito dello scandalo, delle dimissioni, subito respinte, vediamo però come il nostro premier abbia trovato nelle vicende di questa intensa giornata per la politica italiana lo spunto per un intervento a tutto tondo.
Ancora una volta da Vespa, ma niente divani bianchi o campanelli trillanti. La location questa volta è il tempio di Adriano, a Roma, e l’occasione viene offerta dalla presentazione del libro del conduttore di Porta a porta, “Donne di cuori”.
“Bertolaso è un perseguitato” tuona Berlusconi davanti ad un pubblico di giornalisti. E quindi in una perfetta consecutio logica chiarisce: «Che ci sia una categoria, a spese del contribuente, che perseguita il primo contribuente e il principe della Protezione civile con processi che risultano infondati, è un male dell’Italia. Non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici». Restando in tema di Giustizia, il Cavaliere ribadisce di voler portare a termine le riforme entro la legislatura, e non farà eccezione neppure quella sul processo breve. In sala gli fanno notare come il testo non sia ancora approdato in commissione alla Camera, ma il premier assicura: «Qualcosa cambierà», perché è necessario abbreviare i tempi dei procedimenti.
Sul decreto “salva-pentiti”, come lo hanno ribattezzato i detrattori, ammette: «Va cambiata, ma il senatore Valentino ha presentato il suo ddl senza parlarne prima con il Pdl: è invece convincimento del governo, e quindi dei ministri Alfano e Maroni, che questa riforma debba essere inserita nell’ambito della completa riforma della giustizia. Le dichiarazioni, non importa se di uno o più pentiti, devono avere riscontro nella realtà dei fatti».
Parlando di giustizia non poteva eludere lo scoglio rappresentato dai suoi problemi giudiziari: stanno paralizzando i lavori delle Camere? «Posso giurare che nessuno dei fatti di cui mi si accusa sono veri. Io non ho problemi giudiziari, subisco aggressioni giudiziarie» replica il capo del governo. Poi, sulle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, ribadisce: «Non state dietro a cose che nulla hanno a che fare con la realtà. Ormai in questo Paese siamo alla giustizia spiritica».

Lo stop ai programmi Rai. «Continuo a ritenere che si deve abolire la par condicio, liberticida e assurda, reintroducendo quella norma che stabilisce presenze televisive proporzionali ai voti» dice Berlusconi. La decisione di fermare quelli che definisce «pollai televisivi» non è tuttavia scandalosa né preoccupante per il premier, che al contrario continua a sostenere che questi possano essere tranquillamente sostituite da tribune politiche. Poi un dardo avvelenato lo scaglia anche contro il suo ospite, che decisamente sembra non gradire: «L’esperienza di quindici anni ci insegna che Porta a porta ha sempre rispettato la par condicio ed è stata guardata al microscopio dentro e fuori le campagne elettorali – rimarca Vespa – Ad altri è stato concesso il diritto di scorreria. Pur con questa premessa trovo molto grave l’azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e spero che ci possano essere degli spazi di mediazione». L’intervento, che come sempre vanta un amplissimo spettro di tematiche, finisce poi per far riaffiorare la questione femminile. Su “Donne e Politica” Berlusconi rassicura: nelle liste delle Regionali «non ci saranno veline né parenti: sono tutte cose inventate anche se non capisco perché una donna che ha fatto spettacolo ed è preparata non possa entrare in politica. È un razzismo deprecabile». Fiero delle sue quattro ministre, Carfagna, Gelmini, Prestigiacomo e Meloni, chiosa: «Sono contentissimo: le signore in politica che accoppiano un gradevole aspetto e la giovane età hanno anche superato a pieni voti gli esami nella vita e nella politica». Per la Brambilla fa trapelare qualche riserva: «Purtroppo si trova a dover fare i conti con le difficoltà decise da una riforma della sinistra».

Protezione civile immune. Il decreto legge sulla riforma della Protezione civile, riforma che fra le tante poste in agenda dal “governo del fare” non aveva ottenuto un solo commento, sembrerebbe essere l’ultima delle tante “emergenze” d’Italia, per la quale il governo ha già pronto un decreto ad hoc.
Non ancora approdato a Montecitorio, ma promosso ieri al Senato, il decreto ha già scatenato la reazione del Pd, soprattutto in seguito all’emersione delle indagini sul G8 alla Maddalena.
E’ Dario Franceschini a prendere parola e con incisività mette all’indice il comma 5 dell’articolo 3 del provvedimento: un “vero e proprio scudo ai confini della decenza”.
Nella sostanza, sostiene l’ex numero uno del Nazareno, “metterebbe al riparo le strutture commissariali che hanno affrontato l’emergenza rifiuti in Campania”. Ma ben altri sono i timori dell’opposizione: il testo infatti potrebbe estendere l’immunità a tutti i responsabili della Protezione civile, ora travolta dallo scandalo degli appalti del G8 sardo, mai venuto a compimento.
La richiesta di Franceschini è chiara e diretta: il governo deve rinunciare a questo provvedimento, ora apparso nella lista delle votazione alla Camera in programma per la prossima settimana. In sostegno a questa richiesta, i Democratici e larghe frange delle opposizioni intonano a mo’ di mantra: la riforma della Protezione civile sta di fatto istituendo la Protezione civile Spa. Il capogruppo alla Camera dei Democratici rimarca inoltre come l’andare avanti con norme che prevedono uno scudo giudiziario per le strutture commissariali, nonché la sospensione immediata di tutti i procedimenti in corso, sia “inopportuno e sbagliato”. E non solo. In questo momento, sostiene ancora Franceschini, affidare a una sola agenzia l’appalto dei lavori, senza che vi siano le consuete gare, non appare opportuno alla luce dei provvedimenti giudiziari che coinvolgono i vertici della Protezione civile.
Questa importante battaglia dei Democratici però non vuole diventare una crociata ai soli danni del Commissario straordinario. Tutt’altro. Franceschini commenta infatti “il gesto corretto e la sensibilità istituzionale di Bertolaso che si è dimesso, come accade in ogni Paese del mondo, mentre in Italia è una pratica dimenticata”. Ma subito, in merito alle stesse dimissioni respinte da Berlusconi, aggiunge scettico: “Ora vedremo se quel gesto era un atto vero e proprio o una rappresentazione”.

Le reazioni al caso Bertolaso. Intanto la Capitale è in fermento. Fra tutte emerge la reazione di Berlusconi: “Il Cdm ha respinto le dimissioni di Bertolaso sia da sottosegretario sia da capo della Protezione Civile. E gli ha tributato la conferma anche con un applauso. L’ho comunicato a Bertolaso. E mi è parso che abbia intenzione di continuare, ma non so con quale voglia. Si è speso notte e giorno per il bene del Paese”. Sembra perciò che non vi sarà alcun seguito concreto al “rimetto tutti i miei mandati” del commissario straordinario, ed anzi, come conferma Gianni Letta, le intenzioni del governo sono di tutt’altra natura: “Mi auguro che Bertolaso possa rimanere al servizio del nostro Paese per molti anni ancora”. Palazzo Chigi si dimostra solidale e riconoscente, tributa applausi al capo della Protezione Civile malgrado le gravissime ripercussioni che le indagini potrebbero arrecare al suo operato. Ma Letta: “Il presidente ha detto che ringraziava Bertolaso per la disponibilità e che ne coglieva una volta di più la dedizione alle istituzioni e il senso dello Stato ma anche che non riteneva assolutamente di doverle cogliere ed invitarlo alle dimissioni”. Il premier quindi, riferisce ancora il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, “è sicuro che Bertolaso potrà chiarire ogni cosa, si augura che lo faccia al più presto e quindi ha chiesto a Bertolaso di continuare a dare al Paese quel contributo straordinario di generosità, quell’impegno e fatica con i quali ha raggiunto risultati straordinari”.

Il Pdl intanto prende da subito le parti del capo del Protezione Civile. Il ministro Sandro Bondi è enfatico: “Viviamo in un Paese impazzito e capovolto. Qualunque Paese civile, infatti, eleverebbe un monumento ad una persona come Guido Bertolaso”. Più duro il leghista Castelli, secondo il quale “ancora volta assistiamo a un intervento devastante della magistratura, che questa volta va a colpire quella che probabilmente è una delle più efficienti strutture dello Stato italiano”. Non mancano di esprimere la propria solidarietà i ministri Gelmini e Prestigiacomo, Niccolò Ghedini, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e la Pezzopane. Francesco Rutelli sulla “probità” di Bertolaso non ha riserva alcuna: “La probità e il senso dello Stato di Guido Bertolaso sono per me un punto fermo. Ho fiducia che uscirà a testa alta da questa vicenda, assieme ai servitori dello Stato che con lui hanno collaborato”.
La segreteria del Pd invece parla di “un fatto grave”. Per Bersani “la magistratura deve fare il suo compito e fare luce il più rapidamente possibile”. Ma “alla politica tocca considerare le procedure e l’occasione l’abbiamo anche adesso in Parlamento sul decreto sulla Protezione civile e questo è il tema di fondo su cui il legislatore deve prendere decisioni molto attente”. Con altrettanta severità si pronuncia infine il presidente dei senatori democratici, Anna Finocchiaro: “Non entro nel merito delle inchieste giudiziarie che in queste ore sta conducendo la magistratura. Né voglio esprimere giudizi ed opinioni sulle persone. La giustizia farà il suo corso – chiarisce la senatrice – Ma quello che sta avvenendo conferma quanto abbiamo sostenuto in questi giorni in Senato. Sulla Protezione civile, sul suo modo di procedere e lavorare serve maggiore trasparenza”.

Il giorno del Ricordo. La politica italiana non ha dimenticato l’orrore delle Foibe. Non dimentica in questo mercoledì di febbraio l’esodo di 350mila italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.
E’ ormai passato più di un cinquantennio dal 10 febbraio 1947. Nel Giorno del Ricordo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ribadisce quelle parole che un paio di anni fa causarono la reazione stizzita dell’allora presidente croato Stipe Mesic: “Siamo qui per rinnovare anche quest’anno l’impegno comune del ricordo, della vicinanza, della solidarietà contro l’oblio, contro forme di rimozione diplomatica che hanno pesato in passato e causato tante sofferenze”. Presenziano la commemorazione al Quirinale le varie associazioni degli esuli giuliano e dalmati, il governo, con Gianni Letta, Ignazio La Russa e Roberto Maroni, il presidente della Camera Gianfranco Fini ed il vicepresidente del Senato Domenico Nania. Nella nuova Europa è importante che questa dolorosa pagina della nostra storia “non sia semplicemente riconosciuta ma acquisita come patrimonio comune nelle nuove Slovenia e Croazia che con l’Italia si incontrano oggi in Ue”.
Parole importanti quelle del capo dello Stato, il cui peso, è chiaro sin d’ora, si farà sentire negli anni a venire. Intanto però un primo riconoscimento all’opera di Napolitano giunge dai vertici della maggioranza: “Ha spezzato la congiura del silenzio e riportato tutti al dovere della verità e della memoria” dice Letta al termine della cerimonia.
Sull’onda del Colle, anche la terza carica dello Stato denuncia “l’ingiusto tentativo di rimozione che non ha tenuto conto delle tante tribolazioni e dei tanti dolori patiti dai trecentomila italiani che furono obbligati all’esilio”. Fini prosegue denunciando come vi siano tuttora situazioni analoghe “in tante aree del mondo devastate dall’odio etnico e politico». Per Bersani, infine, “istituire il Giorno del ricordo è un giusto e tardivo riconoscimento alle vittime di un crimine contro l’umanità”. «La memoria deve sempre vincere sull’oblio ed è questo – sottolinea Bersani – il senso più profondo di questa giornata. Solo ragionando ed elaborando ciò che è stato possiamo costruire una memoria che abbia rispetto per ogni singola vicenda umana».

Ginevra Baffigo

Commenti

One Response to “Diario. Pd pensa come noi (no viceversa) “Protezione civile, immunità ai processi” Berlusconi: “I programmi Rai? Solo pollai”

  1. pier luciani on febbraio 11th, 2010 19.16

    Apprendo da fonti segrete, ma sicure che Bertolaso e’ vittima di un complotto
    ordito e guidato da….Hllary.

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