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Arriva l’immunità per la Protezione civile Bertolaso ministro. Così evita processo?

febbraio 10, 2010 di Redazione 

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, dice il decano della nostra politica. E il giornale della politica italiana, che non pensa male, ci azzecca comunque molto spesso. E’ accaduto quando Rutelli fondò Api, e il nostro direttore “lesse” il messaggio che l’ex presidente della Comitato sui servizi mandava, semanticamente, a Gianfranco Fini. E’ accaduto ancora di recente sul Partito Democratico e sulla possibilità che recuperasse la sua vocazione originale. Ebbene, stasera Andrea Sarubbi ci racconta di come la maggioranza abbia predisposto una norma, nel pacchetto che prevede la trasformazione in s.p.a. della nostra Protezione civile, che assicura la non processabilità, passata, presente e futura dei membri della Protezione. Viene in mente poi, e lo scrive Sarubbi a conclusione del suo pezzo, dell’intenzione del premier di nominare Bertolaso ministro, veste nella quale usufruirebbe del legittimo impedimento. Oggi la notizia delle indagini su di lui. Qualcuno dice, «Berlusconi non poteva non sapere, essendo, come capo del governo, anche a capo dei servizi». E allora non si può non pensare che tutto questo – la norma anti-processabilità dei membri della Protezione civile, la disponibilità del presidente del Consiglio a nominare Bertolaso ministro – non si ricolleghi ai fatti di oggi, all’indagine su Bertolaso e a quanto sta accadendo nel Paese. Ma ci fermiamo qui, con le ipotesi. Stiamo ai fatti, diceva Walter Cronkite. E i fatti sono che anche la Protezione civile, presto, nono- stante i fatti di oggi, godrà di una sorta di immunità. Ce ne parla il deputato del Pd.

Nella foto, Guido Bertolaso (a destra) con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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di ANDREA SARUBBI*

Alle dimissioni di Guido Bertolaso non abbiamo creduto neanche un attimo, perché immaginavamo che la sua remissione del mandato sarebbe stata respinta: di fronte ad un uomo disposto a farsi da parte, “per non intralciare il lavoro degli inquirenti”, il nostro presidente del Consiglio temeva probabilmente il rischio del contagio. Ma il gesto, comunque, è da apprezzare, perché almeno dimostra che in questo governo c’è sottosegretario (Bertolaso, appunto) e sottosegretario (Cosentino, sempre lì). Due parole sul merito della questione, prima di andare avanti. Come già accadde per le Olimpiadi di Torino e per i mondiali di nuoto (a proposito: la mia interrogazione parlamentare attende ancora una risposta), anche per il G8 della Maddalena si è caduti nel vizietto di sempre: quello di trattare un evento programmato da tempo come se fosse un’emergenza. Lettura superficiale: e che ci vuoi fare, noi italiani siamo fatti così, diamo il meglio nelle emergenze, mica siamo svizzeri! Lettura più profonda: se organizzi un evento con le procedure ordinarie è tutto più complicato, perché devi fare i conti con la trasparenza, la competizione e le verifiche. Il modo per evitare queste rogne, dunque, è decretare lo stato di emergenza e delegare il tutto alla Protezione civile: a quel punto, tanto per dirne due, non c’è piano regolatore che tenga, né c’è procedura di appalto da rispettare. Le emergenze in Italia esistono davvero – dai terremoti alle alluvioni, mi pare che nell’ultimo anno non ci siamo fatti mancare nulla – e la nostra Protezione civile, dunque, avrebbe abbastanza lavoro già di suo. Invece, come raccontava Repubblica nelle settimane scorse, è già stata incaricata di organizzare il congresso eucaristico nazionale ad Ancona nel 2011 o il 400esimo anniversario dalla nascita di San Giuseppe da Copertino, come se fossero calamità improvvise. E presto potrebbero toccarle la gestione del piano carceri e quella dell’expo di Milano: prima, però, verrà trasformata in una società per azioni, in modo tale da uscire completamente dal controllo del Parlamento. Il decreto dovrebbe essere in Aula la prossima settimana, ma oggi – durante la conferenza dei capigruppo – noi abbiamo chiesto (e non ottenuto, temo) un rinvio:

DARIO FRANCESCHINI. (…) È del tutto evidente che deve esserci una netta distinzione tra le vicende giudiziarie e le scelte politiche, però è altrettanto chiaro che, nel momento in cui si sono avviate delle iniziative giudiziarie nei confronti di alcuni esponenti di rilievo della Protezione civile – alla quale, voglio ripeterlo in modo molto chiaro, va tutta la nostra solidarietà per tutto quel patrimonio di volontari, di impegno e di strutture formidabili che lavorano nella Protezione civile – è assolutamente inopportuno, dopo la giornata di oggi, portare a conversione un decreto-legge che prevede la totale soppressione, attraverso la formazione della Protezione civile Spa e la privatizzazione di tutte le procedure, di ogni garanzia di pubblicità delle gare e delle aggiudicazioni. Aggiungo che in quel decreto-legge, all’articolo 3, comma 5, vi è una norma che fa impallidire nella sua sostanza ogni tentativo precedente di lodi, di leggi ad personam o di tentativi di ostacolare il normale svolgimento delle vicende giudiziarie. È un comma molto chiaro, fin troppo chiaro, il comma 5, che dice esattamente questo: «Dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge e fino al 31 gennaio 2011 non possono essere intraprese azioni giudiziarie e arbitrali nei confronti delle strutture commissariali e quelle pendenti sono sospese». (…) Non solo si sospendono i procedimenti in corso (in questo caso), ma è vietato iniziare azioni giudiziarie. Penso che a maggior ragione, dopo la giornata di oggi, il Governo dovrebbe avviare urgentemente una seria riflessione e rinunciare a quella parte del decreto-legge o, quanto meno, a questa norma (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

Per capirci, insomma, il nuovo decreto fisserebbe una sorta di immunità giudiziaria per gli operatori della Protezione civile. Inoltre, grazie alla legge fresca fresca sul legittimo impedimento, la nomina di Bertolaso a ministro lo porrebbe al riparo di ogni eventuale processo. Se un contagio con Berlusconi ci sarà, insomma, sarà purtroppo nell’altro senso.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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