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Un blitz del centrodestra in Vigilanza Rai Sospesi Porta a porta, Annozero, Ballarò

febbraio 10, 2010 di Redazione 

Proposta dal Radicale Beltrandi, la norma prevede che tutti gli spazi oggi occupati da program- mi di informazione negli ultimi trenta giorni prima delle Regionali siano riservati a tribune politiche, cancel- lando, di fatto, il servizio giornalistico. Il provvedimen- to non vale, ovviamente, per le reti Mediaset. Dura protesta del Pd. L’Usigrai annuncia uno sciopero.

Nella foto, Silvio Berlusconi si “prende” Ballarò

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Sono le 23 di martedì sera. Ballarò si sta avviando alla conclusione (si sarebbe saputo di lì a poco, in tutti i sensi), quando a Floris viene consegnato un foglio con un’agenzia. «La Commissione di Vigilanza ha deciso a maggioranza – legge il conduttore – che nell’ultimo mese di campagna elettorale per le Regionali noi e gli altri programmi politici della Rai – Annozero, Porta a porta - non andremo in onda, per lasciare il posto alle tribune elettorali».

Apriti cielo. Tra gli ospiti in studio la prima reazione è di Rutelli: «E’ una cosa mai vista, se così fosse il presidente della Vigilanza dovrebbe dimettersi subito». Sul fronte opposto Bondi e Castelli si ritraggono in un silenzio complice, mentre Casini, incredulo, telefona per accertarsi. Ci pensa l’immancabile Roberto Arditti a gettare legna da ardere nel fuoco della maggioranza: «C’è da dire però che alcune trasmissioni – dice in sostanza il direttore del Tempo – se la sono cercata». La chiosa più dura è della De Gregorio: «Se penso che domani (oggi, ndr) verrà anche posta la fiducia su un decreto che contiene norme restrittive sui finanziamenti ai giornali, mi preoccupo non poco». E la politica italiana è pronta per gettarsi sul suo nuovo caso.

La questione, del resto, non è di poco conto. La “piccola” differenza tra un programma di informazione e una tribuna politica è che il primo ha una conduzione, una linea editoriale e molti più strumenti per offrire un servizio informativo completo agli ascoltatori; la seconda è appunto una tribuna, uno spazio – per quanto moderato – nel quale sostanzialmente si dà modo a chi interviene di parlare, senza contraddittorio, confronto, servizi, vere (e incalzanti) domande.

Ma come si è arrivati ad una decisione tanto di rottura, al punto che Casini, in diretta, la definirà «illiberale»? Le cose sono andate in questo modo. Marco Beltrandi, membro in quota Pd ma Radicale in Commissione, vuole ottenere per i suoi lo stesso spazio concesso agli altri nei programmi televisivi. Predispone così un testo che prevede che l’informazione politica della Rai debba sottostare, negli ultimi trenta giorni prima delle elezioni, a norme rigidissime, di stretta par condicio. «Se andare in onda o meno – spiega Beltrandi – saranno Vespa, Floris e Santoro, i responsabili delle trasmissioni, a deciderlo; potranno farlo – è il senso della norma – a condizione di trasformarsi, però, in tribune elettorali, sottostando a regole precise».

Al centrodestra non sembra vero: appoggio incondizionato all’iniziativa del Radicale. Che ottiene il sì della Commissione. A fronte della protesta durissima del Pd. Morri: «La legge sulla par condicio non prevede nulla di tutto questo. Si tratta di un precedente assoluto, che potrebbe avere ricadute anche su molte altre trasmissioni del servizio pubblico. E non credo che il garante per le comunicazioni si prenderà la responsabilità di chiudere, contemporaneamente, programmi Mediaset come Matrix». Cosicché l’unica informazione “libera” resterà l’informazione della tv “privata”. Quella del presidente del Consiglio.

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