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Diario. Eluana, Berlusconi si “rammarica” Duro Fini: “Meglio tacere”. Faida-Chiesa

febbraio 9, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La più completa, la più autorevole. La nota del giornale della politica italiana. La prima firma è Carmine Finelli. Il premier: «Dolore per non averle salvato la vita». Il presidente della Camera: «Avrei preferito che tutti tacessero». L’apertura è per questo ma poi passiamo ad altro, in ossequio alla serietà di questo giornale, che oggi ha preferito tornare sulla vicenda Englaro con le due importanti – e più serie, appunto – riflessioni di Cristiana Alicata e Andrea Sarubbi che trovate in pagina. Punti di vista diversi offerti alla vostra valutazione, ché gli unici “giudici” di ciò di cui trattiamo siete voi, cari lettori. Ma torniamo al Diario. Fuoco di fila del centrodestra nei confronti di Massimo Ciancimino, il giorno dopo il “macigno”, come abbiamo titolato noi ieri, delle accuse di legami con la mafia a Forza Italia e Berlusconi. Bersani: «Lasciamo lavorare i magistrati». Vi rendiamo conto del dibattito di oggi. Ma il tema più succoso è forse l’(auto)difesa alla quale è stata costretta la Santa Sede, dopo le rivelazioni dei giorni scorsi circa un coinvolgimento di esponenti vaticani anche di alto rango nella vicenda che ha portato all’ingiuria, e poi alle dimissioni dell’ex direttore di Avvenire Guido Boffo. E’ costretto ad intervenire il Papa, con un comunicato: «Si diffama anche la mia figura». Ma vi raccontiamo nel dettaglio.

Nella foto, Eluana Englaro

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di Carmine FINELLI

Ancora una giornata all’insegna di scottanti rivelazioni. Ancora una giornata nel segno di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Dopo le rivelazioni fatte ieri al processo a carico del generale Mario Mori accusato di favoreggiamento per non aver catturato Bernardo Provenzano nel 2005, oggi Ciancimino jr torna a parlare.
Interrogato dalla Procura di Catania. Ad ascoltare il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo il Procuratore capo di Catania Vincenzo D’Agati e due pm della Dda catanese. Al centro dell’interrogatorio i rapporti tra imprenditori e alcuni boss.
Intanto, il Pdl reagisce alle accuse mosse da Massimo Ciancimino. Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl traccia le linee di un presunto disegno diffamatorio: “Da Spatuzza a Ciancimino Jr, è evidente che siamo di fronte ad un clamoroso uso politico della giustizia, prima per influire sulla vicenda politica adesso per far aprire le pagine dei giornali su Forza Italia-mafia in contemporanea con l’inizio della campagna elettorale”.
Il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan ricorda invece la nascita di Forza Italia: “Un manipolo di 20 uomini scelti e capitanati da Marcello Dell’Utri cambiò il destino d’Italia: oggi qualcuno si permette di dire cose patetiche”. E Maurizio Gasparri chiede “più attente verifiche sulle menzogne che alcuni presunti pentiti o collaboratori di giustizia seminano nei tribunali”. Sull’argomento interviene anche il presidente del Senato, Renato Schifani, per “testimoniare il rigore, l’attenzione e la pervicacia con cui Miccichè ha operato per evitare che vi fossero infiltrazioni mafiose in Forza Italia”.
Il Partito Democratico è cauto: “Lasciamo lavorare i magistrati” dice il segretario Pierluigi Bersani. Per Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Democratico al Senato, “la sindacabilità delle dichiarazioni di Ciancimino non sia materia che appartiene alla politica. Lasciamo fare ai magistrati”. Secondo l’Idv, invece, la documentazione di Ciancimino jr “deve essere oggetto di particolare approfondimento”.
E non poteva mancare la replica, piccata, del diretto interessato: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Bene, avanti così. Queste frottole di Ciancimino sono talmente fuori dal mondo che saranno un boomerang”. Sarebbe stata questa, secondo fonti a lui molto vicine, la reazione di Silvio Berlusconi alle paole di Massimo Ciancimino. “È la solita storia, guarda caso queste cose vengono fuori sempre prima delle elezioni”.
A Palazzo Chigi, però sono molto tranquilli. Oggi, infatti, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto annunciato dal Guardasigilli Alfano per evitare le scarcerazioni dei boss. “Quale occasione migliore – dice ancora il premier – per ristabilire la verità e dimostrare che l’antimafia dei fatti è più forte di qualsiasi calunnia?”. Proprio Paolo Bonaiuti rassicura tutti sulla necessità di cambiare la legge sui pentiti: “La legge sui pentiti non cambia, non c’è nessun ripensamento in atto rispetto a quanto già dichiarato dai ministri Maroni e Alfano”.

Chiesa divisa. Un atto di condanna arriva anche dal Vaticano, per ribadire la falsità di alcune ricostruzioni apparse sulla stampa sul coinvolgimento di alte gerarchie vaticane nell’affaire Dino Boffo, l’ex direttore di “Avvenire” quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana. Nei confronti della Santa Sede è in corso una campagna denigratoria che coinvolge lo stesso Santo Padre. È quanto si sostiene in un comunicato della Segreteria di Stato, attraverso il quale la Santa Sede apostrofa come “prive di ogni fondamento le notizie e le ricostruzioni di stampa sul coinvolgimento del direttore dell’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian nel caso Boffo. “È falso che responsabili della Gendarmeria vaticana o il direttore dell’Osservatore Romano abbiano trasmesso documenti che sono alla base delle dimissioni, il 3 settembre scorso, del direttore di Avvenire – si legge nel comunicato – È falso che il direttore dell’Osservatore Romano abbia dato, o comunque trasmesso o avallato in qualsiasi modo, informazioni su questi documenti, ed è falso che egli abbia scritto sotto pseudonimo, o ispirato, articoli su altre testate”.
E’ un duro giudizio di “falsità” circa le interpretazioni su quanto accaduto in Vaticano nei giorni delle dimissioni di Boffo, quello che la Santa Sede affida al comunicato pubblicato sull’Osservatore Romano. E lo stesso pontefice, Benedetto XVI, difende dai sospetti il Segretario di Stato Tarcisio Bertone e il direttore dell’Osservatore Gian Maria Vian. “Il Santo Padre Benedetto XVI, che è sempre stato informato deplora questi attacchi ingiusti e ingiuriosi, rinnova piena fiducia ai suoi collaboratori e prega perché chi ha veramente a cuore il bene della Chiesa operi con ogni mezzo perché si affermino la verità e la giustizia”. E’ quanto può leggersi nel comunicato. “Dal 23 gennaio – continua la nota – si stanno moltiplicando, soprattutto su molti media italiani, notizie e ricostruzioni che riguardano le vicende connesse con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico italiano Avvenire, con l’evidente intenzione di dimostrare una implicazione nella vicenda del direttore dell’Osservatore Romano, arrivando a insinuare responsabilità addirittura del cardinale segretario di Stato. Queste notizie e ricostruzioni non hanno alcun fondamento”.

Termini Imerese. Non trova soluzione, intanto, la questione legata alla Fiat.
E’ ancora scontro tra la casa di Torino e il governo in seguito all’annuncio del colosso automobilistico torinese che chiuderà lo stabilimento siciliano di Termini Imerese. Oggi è intervenuto il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, a margine del consiglio informale dei ministri dell’Industria europei a San Sebastian in Spagna. “Gli incentivi del governo si concentreranno quest’anno su settori diversi dall’auto, comparto che avrà aiuti che si limiteranno solo all’innovazione e alla ricerca. Credo sia opportuno quest’anno dare incentivi ad altri settori che hanno bisogno di essere spinti”, ha detto Scajola. Che poi agggiunge: “Nel 2009 il governo ha incentivato fortemente il settore auto. Mi pare che qui a San Sebastian stia prevalendo la tesi di uscire dal sistema di incentivi sul settore auto” sostiene ancora Scajola evidenziando la necessità “di dare certezze altrimenti i consumi frenano. Credo quindi che sia opportuno quest’anno dare incentivi ad altri settori che hanno bisogno di essere spinti”. “Mercoledì – ha annunciato Scajola – ne riferirò al Consiglio dei ministri e al presidente del Consiglio per le decisioni conseguenti”.

Carmine Finelli

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