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Lo strano silenzio (dagli Usa) di Fini nelle ore di legittimo impedimento. Retroscena

febbraio 9, 2010 di Redazione 

Sì, si è lasciato strappare il “colloquio” con cui alcuni quotidiani sono usciti dopo la sua visita istituzionale negli States, ma anche in quel caso la prudenza del presidente della Camera è stata grande, quasi che non volesse alzare troppo la voce e farsi sentire. Prima e dopo, appunto, il vuoto. Una netta inversione di tendenza da parte di Fini che ci aveva abituato ad un forte interventismo, ben oltre i “limiti” del suo ruolo istituzionale. Qualcuno nota la coincidenza con l’approvazione del provvedimento che allontana Berlusconi (e i ministri) dai tribunali per i prossimi 18 mesi, ma queste sono anche le ore della predisposizione delle liste per le Regionali. Che, in ogni caso, come vi abbiamo raccontato rappresenteranno la linea di confine tra un prima e dopo che potrebbero vedere cambiamenti radicali, nei rapporti tra l’ex leader di An e Berlusconi, e dunque nel Pdl. Ce ne parla il nostro Pietro Salvatori.

Nella foto, Gianfranco Fini

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di Pietro SALVATORI

Nel centrodestra sembra vigere una strana regola non scritta.

Vale a dire quella per cui, che chi esterna di meno, chi ha meno visibilità sui mass media nazionali, sembra avere in maniera inversamente proporzionale più potere contrattuale all’interno della coalizione.

Valga su tutti l’esempio di Giulio Tremonti, super-ministro dell’Economia, finito in passato sotto il mirino di alleati e compagni di partito, che sembra solidamente alle redini dell’azione di governo come non mai, in un periodo che lo vede centellinare ad hoc le proprie uscite pubbliche, riservate a momenti istituzionali e interviste concordate e ben preparate con quotidiani nazionali.

Al di fuori della mischia quotidiana, spesso convulsa, che lascia pochi margini di riflessione per evitare scivoloni che possano far cadere in contraddizione o dare spunti ed armi agli avversari per attaccare su terreni facilmente percorribili.

Ma si potrebbero citare anche il ministro Sacconi, il presidente Formigoni, tra i pochi ad essersi tenuti al di fuori della querelle sull’eventuale alleanza con l’Udc (questione che il governatore lombardo ha liquidato con una laconica battuta sulla non necessità di avere nella propria coalizione il partito centrista), l’influente Gaetano Quagliarello, impegnato a tessere una sottile trama a cavallo tra maggioranza e opposizione nel merito delle riforme istituzionali.

Incuriosisce, dunque, a questo proposito il silenzio del presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Si è recato in visita ufficiale negli States, si dirà. Ma quante volte i nostri politici si sono sbizzarriti nelle risposte alle (provinciali) domande dei nostri reporter al seguito, incalzanti sempre e comunque sulle dinamiche della politica nostrana, mentre si trovavano fuori dai confini nazionali?

Si sa – ve l’abbiamo raccontato nei giorni passati – che dopo il calmarsi del diverbio Fini-Feltri, anche in un momento nel quale i palesi attacchi della stampa di centrodestra all’ex leader di Alleanza Nazionale sembrano essersi placati, la principale linea di frattura interna al principale partito di governo, o per lo meno quella che trova più risonanza nel dibattito pubblico, rimane quella che contrappone l’area che fa riferimento alla terza carica dello stato ai fedelissimi di Berlusconi.

Eppure, in un momento nel quale la contesa politica si fa aspra in una campagna elettorale che sta entrando nel vivo, nel quale gli attacchi ad alcune goffe uscite della “protetta” di Fini, Renata Polverini, trovano nell’ironia del Secolo d’Italia una delle poche risposte efficaci e possibili (“Ma a noi piace la Polverini-Paperino”, titolava il quotidiano che fu degli aennini), il silenzio di Fini colpisce al pari di una vibrata polemica.

La spiegazione, molto semplice, che viene offerta dagli ambienti vicini a Montecitorio è ovviamente quella del riserbo istituzionale e del rispetto del ruolo che si addice ad un esponente delle istituzioni di tale calibro impegnato a rappresentare ufficialmente il nostro paese presso un alleato strategico del calibro degli Usa.

Non si può tuttavia non notare come, a differenza del continuo rintuzzarsi e rilanciare delle settimane scorse, il defilarsi di Fini dal dibattito interno in questo particolare momento, di chiusura delle liste elettorali, si presti a molteplici letture, segnando una precisa discontinuità rispetto al recente passato.
E se è vero il teorema di fondo, che chi molto tace, molto decide…

Pietro Salvatori

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