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Il successo della fiction su Basaglia di Dario Ballini

febbraio 9, 2010 di Redazione 

di Dario BALLINI

La fiction su Franco Basaglia, l’antipsichiatra che fece chiudere i manicomi, è stata un successo. Per capire la portata di questo successo basti pensare che è riuscita ad affondare la corazzata Mediaset chiama Maria de Filippi (con tutti i suoi Amici). Un milione di spettatori in più, che in un Paese narcotizzato dai programmi spazzatura non è poca cosa.

Credo che gran parte di questo successo, per altro non annunciato, non debba essere imputato alla qualità della fiction in sé (per la critica televisiva ci sarà senz’altro qualcuno più ferrato di me in materia). Credo che il successo debba essere visto come collaterale agli effetti che la legge 180/78, chiamata Basaglia, ha prodotto sulla società italiana.

La legge Basaglia, nel suo genere, è stata una vera e propria rivoluzione. I principi ispiratori sono ancora quel faro che ne fecero progetto pilota per l’Organizzazione Mondiale della Sanità. La chiusura dei manicomi-lager, il passaggio da strutture di contenimento a strutture di cura, istituire i servizi di igiene mentale pubblici e tutte quelle strutture atte all’inserimento sono i presupposti di una società giusta. Prima di questa legge, che introdusse il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) come prerogativa dei sindaci, i manicomi altro non erano che luoghi bui dove le famiglie nascondevano, d’accordo con i medici di base, i parenti scomodi: portatori di handicap, malati mentali e omosessuali. Il caso più eclatante, che possiamo usare come paradigma, è quello della grandissima poetessa Alda Merini condannata ad una vita da reclusa perché il suo genio fu scambiato per pazzia.

Il problema è cominciato il giorno dopo della morte del famoso psichiatra. Con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale i servizi di igiene mentale pubblici vennero demandati alla legislazione regionale che ha agito in modo molto eterogeneo e i risultati sono questi: l’ultimo manicomio chiuso nel 1994, non ancora tutte le province italiane dotate di un ospedale psichiatrico pubblico mentre nel resto del paese ci si avvaleva di strutture private o delle strutture di altre province.

E qui si ritorna alla tesi iniziale: il successo della fiction è dovuto al fatto che il “peso” di accudire il familiare bisognoso è stato spostato dallo stato alle spalle della famiglia con tutto quello che ne consegue in termini economici ed umani.

Le amministrazioni locali italiane se ne sono guardate bene dal dare le gambe a quel progetto che tutto il mondo ha preso come esempio. Tutti quei servizi che dovevano servire a sostenere il malato, le famiglie e dovevano occuparsi di inserire il malato stesso nella società sono ben lungi dall’essere realizzate.
Speriamo che questa fiction di successo serva a riaprire un dibattito atto non alla revisione della legge ma alla sua più semplice applicazione.

Dario Ballini

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