Top

Il tema. Beppino, cittadino prima che padre di Cristiana Alicata

febbraio 9, 2010 di Redazione 

Il 9 febbraio 2009 moriva in una cli- nica di Udine la donna rimasta 14 anni in stato vegetativo perma- nente prima che i famigliari potessero liberarla dalla condizione di non-vita nella quale era stata costretta da un incidente. In quell’occa- sione, lo ricorderete, il governo Berlusconi tentò un blitz per impedire l’attuazione della sentenza che consentiva quel gesto, fermato da Napolitano. Oggi il presidente del Consiglio dice di rammaricarsi per non avere «evitato la sua morte». Intanto la legge sul fine vita continua a mancare. Il giornale della politica italiana ospita allora, nel momento del confronto prima ancora che del ricordo, la riflessione della giovane scrittrice e collaboratrice de il Politico.it e de l’Unità, che attraverso un ritratto di Beppino ci dice la sua sul tema. Il dibattito, ovviamente, è aperto.
Il successo della fiction su Basaglia di D. BALLINI

Nella foto, Beppino Englaro con alcune immagini di Eluana

-

di CRISTIANA ALICATA

Fatemi subito dire che stasera alle 18:30 saremo al Circolo PD Trastevere per una Veglia Laica (via di Santa Cecilia, 3). Verranno letti dei passi dei brani del libro di Beppino Englaro, da Ignazio Marino, Ivan Scalfarotto, Francesco Siciliano, Miriam Mafai.

Poi fatemi dire che come prima cosa, prima di mettermi a scrivere, ho fatto un viaggio nel tempo e sono andata a vedere cosa scrivevo un anno fa su quanto stava accadendo.

Infine.

Pensate che giusto due settimane fa ho incontrato papà Englaro al bellissimo evento organizzato da Daniela Bellisario e poi ho avuto l’onore di cenare con lui.

Durante l’incontro sono riuscita ad articolare tutte le cose che da un anno avrei voluto dirgli.

Che avevo davanti un uomo a cui non era morta la figlia da un anno, se non dal punto di vista clinico. Englaro è un uomo la cui figlia è morta nel momento in cui non c’erano più speranze di risveglio. Avevo davanti un uomo con la faccia dura (carsica gli ho detto) e che non cercava alcuna pietà. In nessun momento ha ceduto all’emotività. Mai. Non ha cercato le nostre lacrime, mai la nostra commozione.

Avevo davanti un padre affettuoso, ma generoso che ricordava Eluana non come un’ingiustizia, ma come una ricchezza.

Avevo davanti un sistema filosofico complesso che è scappato dalla dinamica familistica tutta italiana e nel dolore, nel momento più difficile, ha fatto lo sforzo sovrumano di trasformarsi da uomo – e padre – a cittadino.

In un certo qual modo Beppino Englaro non ha voluto essere un pater familias.

Vedete, c’è un errore sostanziale e dozzinale in chi ha ritenuto Englaro un assassino. Come molti padri avrebbe potuto portare sua figlia a casa, molto prima.

E.

(avete capito. Accade nella maggior parte dei casi)

La domanda gli è persino stata posta da un medico, sbrigativo e cinico davanti alla faccenda della morte. Comprensivo nel suo giuramento di Ippocrite (vedi alla voce accanimento diagnostico e terapeutico del giuramento moderno) fino al punto di aggirare la Costituzione.

Eppure tra il medico e l’integralista cattolico (avevo scritto prete, ma sarebbe inesatto ed offensivo perché ci sono dei laici più integralisti di tanti preti se usiamo correttamente la parola laico), si è interposto il cittadino che ha intrapreso una battaglia con testardaggine friulana.

Ecco che il padre si è trasformato, mentre gli parlavo, nell’eroe civile di ispirazione socratica (ricordate Socrate che si beve la cicuta anche se avrebbe potuto scappare, per non scardinare la superiorità della Legge fondamento stesso della democrazia?). Così io gli avevo cominciato a parlare da figlia e poi ho concluso sentendo il peso, per chi fa politica, dell’etica civile che il suo atto ha rappresentato e rappresenta.

Così la veglia di oggi non ricorda la morte di una persona. E’ una veglia laica che ricorda l’arduo cammino che dobbiamo percorrere affinché l’Italia divenga un paese di cittadini e non di nuclei familiari il cui potere sovrasti quello dello Stato, in violazione di un diritto, qualsiasi esso sia, anche quello di certificarne la morte.

Un piccolo contributo emotivo. Beppino quando sta dietro un tavolo dal quale deve intervenire come testimone civile, ha la faccia seria, dura e quasi respingente. Se lo levate da quel tavolo, sfoggia un dolcissimo sorriso di padre, nell’esercizio di una discrezione renitente.

Si chiama, sapete, saper distinguere, anche qui, i contesti.

Di sicuro, da quest’uomo abbiamo da imparare. Noi del PD con il complesso della laicità credente, proprio tanto e tanto ancora.

CRISTIANA ALICATA

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom