Top

Diario. “Ciancimino scrisse a Berlusconi” Ecco la lettera (FOTO). Alfano: “Agguato”

febbraio 8, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. A sorpresa, il figlio dell’ex sindaco di Palermo legato ai Corleonesi di Riina e Provenzano mostra una missiva del padre al premier, in cui Vito Ciancimino avverte Berlusconi: potrei parlare (sul modo in cui è nata Forza Italia: come vi abbiamo anticipato oggi, Ciancimino jr. riferisce che il padre l’aveva definita «un frutto – avvelenato, ndr – della trattativa tra Stato e mafia», della quale Vito era stato uno dei fautori sostituito poi, sempre secondo la testimonianza, da Marcello Dell’Utri). Vi diciamo tutto della deposizione e vi rendiamo conto delle reazioni degli uomini vicini (e non solo, naturalmente) al presidente del Consiglio, a cominciare dal ministro della Giustizia, all’epoca, peraltro, dirigente di Forza Italia nella terra di confine (tra Stato e – questa – illegalità, tra verso e falso) siciliana. Poi, le opzioni sul tavolo di Scajola per riampiazzare lo stabilimento Fiat di Termini che chiuderà («Abbiamo tempo un anno e mezzo», dice il ministro per le Attività produttive) e la deplorazione di Benedetto XVI nei confronti dei preti pedofili, ma la giornata della nostra politica è – comprensibilmente – monopolizzata dal processo di Palermo. Il racconto.

Nella foto, la lettera nelle mani di Ciancimino jr. oggi nell’aula dell’Ucciardone a Palermo. A fondo pagina l’ingrandimento (leggibile)

-

di Carmine FINELLI

Una bomba potrebbe scuotere i vertici del governo italiano e del Popolo della Libertà. A scagliarla Massimo Ciancimino, figlio di Vito ex sindaco di Palermo legato ai Corleonesi di Riina e Provenzano, secondo cui il partito di Silvio Berlusconi, Forza Italia, sarebbe stato frutto della trattativa tra Stato e mafia. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano è il primo a controbattere alle dichiarazioni di Ciancimino jr. “Forza Italia non ha mai avuto collegamenti con la mafia”. Sentito nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo, nell’ambito del processo Mori, il figlio dell’ex sindaco di Palermo condannato per mafia chiama in causa Forza Italia: “Mio padre mi spiegò che era frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia”. Immediata la replica del Guardasigilli: “È in atto un tentativo di delegittimazione dell’azione del governo Berlusconi sempre in prima linea nella lotta a Cosa Nostra” sostiene il ministro, ricordando altresì di aver militato in Forza Italia sin dal ’94, ricoprendo diversi incarichi in Sicilia. “Mai e poi mai abbiamo avuto la sensazione che la nostra storia, questa grande storia di partecipazione che ha emozionato milioni di persone in Sicilia e altrove, possa aver avuto collegamenti con la mafia. Il governo Berlusconi con le leggi antimafia ha fatto esattamente il contrario di ciò che prevede il papello”, aggiunge. Siccome “la mafia non teme dibattiti e convegni ma teme la confisca dei beni e il carcere duro – spiega il ministro – abbiamo fatto una guerra alla mafia con la normativa di contrasto più duro dai tempi di Falcone e Borsellino. Tanto è vero che il modello Italia è diventato esempio per i paesi del G8. Non vorrei che vi fosse da più parti un tentativo di delegittimazione dell’azione di un governo che contrasta la mafia. La mafia non sempre sceglie la via dell’assassinio fisico, ma a volte quella delle delegittimazione”.
Il figlio di Ciancimino arriva al processo con vari documenti per consegnarli al pm, e con un passaporto intestato a suo figlio dieci giorni dopo la nascita del quale aveva parlato nella precedenza udienza, affermando che il documento gli venne rilasciato grazie ad un certo “Franco”, un non identificato agente dei servizi segreti che manteneva contatti con Vito Ciancimino fin dagli anni ’70.
Massimo Ciancimino consegna poi, a sorpresa, una lettera presumibilmente scritta dal padre e indirizzata per conoscenza a Silvio Berlusconi. Il testo, di cui i pm e la difesa non erano a conoscenza, è stato ammesso dai giudici. La lettera è la rielaborazione di un “pizzino” scritto da Provenzano e già acquisito agli atti. Nel testo è presente una parte identica a quella scritta da Provenzano nel pizzino relativa ad una tentata intimidazione al figlio di Berlusconi in cui si sostiene la necessità che il Cavaliere metta a disposizione le sue reti tv. Si legge nella lettera: “Se passa molto tempo e ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria sarò costretto a uscire dal mio riserbo che dura da anni”. Secondo il figlio dell’ex sindaco di Palermo, che riferisce quanto saputo dal padre, si trattava di una sorta di minaccia a Silvio Berlusconi. L’ex sindaco lo avvertiva che avrebbe potuto raccontare quanto sapeva sulla nascita di Forza Italia.
La deposizione di Ciancimino solleva un polverone. Contro il teste del processo Mori si scaglia Marcello Dell’Utri. “Lo Stato non eravamo noi in ogni caso, a parte che non siamo lo Stato, ma non siamo mai stati in condizione di essere parte in questi discorsi”, dice il senatore del Pdl. “Se Ciancimino vuol parlare di cose successe veramente, si vada a cercare dove sono successe e con chi. Certamente – assicura – io non c’entro niente, e non parliamo ovviamente di Berlusconi, ma proprio niente di niente. Qui siamo alla pura invenzione che sfiora anzi sicuramente entra nel campo della pazzia” conclude annunciando che denuncerà per calunnia Ciancimino jr. “Sono tranquillo e sereno, dietro le dichiarazioni di Massimo Ciancimino c’è un disegno criminoso dietro cui c’è la procura di Palermo”. Nicolò Ghedini, parlamentare Pdl e difensore di fiducia del premier, allo stesso modo di Dell’Utri, promette battaglia: “Ciancimino dovrà rispondere di fronte all’autorità giudiziaria anche di tali diffamatorie dichiarazioni” dice l’avvocato. Contro Ciancimino anche Pier Ferdinando Casini: “Ritenere però che Forza Italia sia prodotto della mafia significa non solo offendere milioni di elettori, ma soprattutto falsificare profondamente la realtà. Non ha futuro un Paese in cui la politica si fa usando queste armi”, dice il leader centrista. Di tutt’altro tenore le parole di Antonio Di Pietro: “L’Italia dei valori è un’alternativa di governo a quello piduista, fascista e stando a ciò che dice oggi Ciancimino, se fosse vero, paramafioso di Berlusconi” scandisce l’ex pm. Ma dall’Idv una voce solitaria si leva a contraddire Di Pietro. Si tratta dell’eurodeputato Pino Arlacchi, tra i creatori della Direzione Investigativa Antimafia e amico di Giovanni Falcone, il quale invita però alla cautela il leader del suo partito: “Non credo a una parola di quanto detto da Ciancimino. E queste storie le abbiamo già viste e sentite. Sono parole che non giovano altri che a Berlusconi, si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti in generale”. Luigi De Magistris è critico nei confronti di Angelino Alfano: “L’intervento del ministro Alfano – dice – lascia basiti. Sarebbe doveroso che la magistratura venisse messa nella condizione di svolgere il proprio lavoro in piena autonomia senza esser sottoposta alle continue ingerenze da parte di tutti, esecutivo compreso”.

Caso Termini. Giornata molto dura per i lavoratori Fiat. Oggi il tavolo di trattativa tra governo e parti sociali. Per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese ci sarebbero sul tavolo “8-9-10 offerte, che stiamo valutando e che presenteremo il 5 marzo al tavolo dell’auto per valutare qual è quella che può garantire i posti di lavoro: abbiamo tempo un anno e mezzo”. Ad Annunciarlo il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola alla trasmissione di Canale 5 “MattinoCinque”.
Per Emma Marcegaglia alcune delle proposte concernenti Termini Imerese “sono degne di attenzione. Bisogna scegliere quelle concrete e vere che possano stare in piedi ed essere di mercato”. “Termini Imerese – prosegue la presidente di Confindustria – è uno stabilimento che per motivi logistici e di efficienza non riesce a stare in piedi. L’obiettivo è reimpiegare le persone, non perdere posti di lavoro in un momento delicato come questo”, conclude il suo intervento a margine della mobility conference 2010 all’Assolombarda.
Scajola, dal canto suo, è netto: “Con la Fiat il discorso su Termini è chiuso perché ha detto di voler chiudere lo stabilimento, ma il gruppo concorda che agevolerà e non ostacolerà un’opzione diversa. Prendiamo atto della decisione del Lingotto, ma abbiamo chiesto che la produzione in Italia aumentasse da 650 mila a 900 mila pezzi, quindi una grande crescita di produzione e di lavoro. Abbiamo chiesto alla Fiat che si impegni insieme a noi a trovare una soluzione industriale”. E sull’altro stabilimento al centro delle polemiche in questi giorni, quello di Pomigliano d’Arco, Scajola ammette che “oggi soffre la crisi di produzione dell’Alfa Romeo, ma nell’accordo con la Fiat si prevede lo sviluppo di Pomigliano, portando lì la Panda che è il modello di punta delle vendite. Per Pomigliano c’è un percorso di crescita”.
Il ministro parla anche degli incentivi auto: “La Fiat ha avuto, come molti, aiuti per lo sviluppo: i 270 milioni sono per ricerca e investimenti che hanno permesso alla Fiat di avere prodotti innovativi. Sono incentivi che non dovranno essere restituiti, ma c’è l’impegno per sviluppare l’italianità. Non c’è dubbio che in passato Fiat ha dato prova di poca attenzione all’auto, ma da quando c’è Marchionne, la Fiat ha investito sull’auto. Basta polemiche, ma la Fiat si ricordi che l’Italia e gli italiani hanno dato a Fiat come Fiat ha dato agli italiani”.

Benedetto XVI sui preti pedofili. A far discutere, oggi, è anche la presa di posizione del Vaticano. Un durissimo atto d’accusa verso i preti pedofili. Alcuni sacerdoti hanno violato i diritti dell’infanzia, “un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare”. Lo afferma Papa Benedetto XVI ricevendo i partecipanti all’assemblea plenaria del Pontificio consiglio per la famiglia.
«La tenerezza e l’insegnamento di Gesù – aggiunge il Papa che ha già annunciato per le prossime settimane una lettera pastorale ai fedeli irlandesi dopo alcuni rapporti giudiziari su abusi compiuti da religiosi – hanno sempre costituito un appello pressante a nutrire nei loro confronti profondo rispetto e premura. La Chiesa, lungo i secoli, sull’esempio di Cristo ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi – continua – alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare. Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli – spiega ancora il Pontefice – impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore. Perciò anche la Convenzione sui diritti dell’infanzia è stata accolta con favore dalla Santa Sede, in quanto contiene enunciati positivi circa l’adozione, le cure sanitarie, l’educazione, la tutela dei disabili e la protezione dei piccoli contro la violenza, l’abbandono e lo sfruttamento sessuale e lavorativo”.

Carmine Finelli

-

La lettera

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom