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Il commento. Perché il Pdl non sa (più) comunicare di Luigi Crespi

febbraio 8, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un giornale moderno. E considera la comunicazione non qualcosa di cui vergognarsi, come sembra essere nella concezione ad esempio di un Bersani che giustifica un (per ora molto ipotetico) maggior impatto comunicativo spiegando che ciò in cui consisterebbe – nella sua idea – «è anche sostanza», bensì come uno strumento intelligente – comunicare significa capire cosa pensano le persone, cosa desiderano, e mediare, e non stravolgere (quella non è comunicazione ma populismo) la propria proposta rispetto a questa esigenza – per perseguire il fine di fare politica. Ebbene, in questa luce, dopo giornate in cui abbiamo proposto una piattaforma per l’Italia del futuro in cui la ricerca non sia “più importante” ma divenga il cuore, la stella polare di tutto questo, in cui abbiamo parlato di lavoro (quello a rischio per le dislocazioni Fiat), e fatto inevitabilmente anche un po’ di informazione «politicienne», ma di qualità, com’è inevitabile (tutte e due) per un giornale come il nostro, con il maggior esperto di comunicazione politica del nostro Paese analizziamo la (finora assente, a giudizio di Crespi) campagna elettorale del più abile comunicatore in circolazione, quel presidente del Consiglio di cui il grande sondaggista è stato spin doctor e maestro ma anche allievo, come ebbe modo di raccontarci lui stesso, e del quale oggi giudica i suoi (epigoni) consiglieri. Solo sul giornale della politica italiana. Buona lezione di comunicazione con Crespi.

Nella grafica, Luigi Crespi

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di LUIGI CRESPI

Analizziamo dunque la comunicazione elettorale del Pdl. Il partito di Berlusconi è in ritardo esattamente come il Partito Democratico. I conflitti sulle candidature hanno portato a sciogliere nodi politici importanti a soli 60 giorni dalle urne. Questo non favorisce certamente il miglior svolgimento della campagna elettorale.

Storicamente il partito di Berlusconi è stato il miglior utilizzatore dei poster nelle ultime campagne elettorali, innovando a partire dal 2000 sia il tratto grafico sia il linguaggio. Pare che in questa campagna elettorale sia proprio il Pdl ad aver ridotto sensibilmente l’utilizzo di questo strumento forse perché ne ha colto la perdita di forza comunicativa, dovuta soprattutto ad una caduta di creatività.

Il riscontro di quanto diciamo lo possiamo ritrovare sui muri italiani, sui quali non ci sono praticamente manifesti del Pdl. Come comunicherà allora il Pdl in questa campagna elettorale? Attraverso spot su tv locali? Sappiamo che l’avvento del digitale ha massacrato l’ascolto delle tv locali, riducendo la diffusione del mezzo. Attraverso internet?

Anche se dalle parti di via dell’Anima hanno fatto passi da gigante, non sembra questo lo strumento adatto al berlusconismo, eppure al Pdl serve una campagna che sintetizzi l’offerta politica e superi le divisioni che soprattutto a livello territoriale manifestano la maggiore virulenza, per poter veicolare con convinzione l’elettorato che è ancora legato ai vecchi marchi di Forza Italia e Alleanza Nazionale e che fa sempre più fatica a sentirsi contenuto nel partitone di Berlusconi e Fini.

Mi pare ci sia quindi un difetto di pensiero, di analisi, di strategia e manchi un piano che sappia consegnare all’opinione pubblica una visione.

LUIGI CRESPI

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