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Macigno di Ciancimino jr. su Berlusconi “Forza Italia frutto trattativa Stato-mafia”

febbraio 8, 2010 di Redazione 

Il figlio dell’ex sindaco di Palermo depone come testimone al processo che vede imputato l’ex capo dei servizi segreti Mario Mori. Il partito del premier sarebbe stato “battezzato” da Cosa nostra, che in seguito avrebbe richiamato Berlusconi – anche attra- verso minacce all’erede – a rispettare gli “accordi”. Dell’Utri: «Follia». Il servizio di Stefano Catone.           

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: rabbia e circospezione

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di Stefano CATONE

«Forza Italia è il frutto della trattativa tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del ’92». Ciancimino junior, figlio di Vito Ciancimino (ex sindaco mafioso di Palermo) è tornato in aula per testimoniare nel processo che vede imputato l’ex capo dei servizi segreti Mario Mori, per aver protetto la latitanza di Bernardo Provenzano. Ma il racconto di Ciancimino va oltre, non senza proteste dell’avvocato di Mori, Piero Milio. E così ci si trova nel bel mezzo di un romanzo, uno di quei romanzi oscuri, che fanno percepire la presenza di “grandi tessitori”, che agiscono dietro le quinte e decidono le sorti di un intero Paese.

Il racconto di Massimo Ciancimino parte dalle parole di suo padre Vito, che avrebbe avviato, a partire dal maggio 1992, la trattativa tra Carabinieri e boss mafiosi: «Provenzano voleva una sorta di consulenza da parte di mio padre: questo concetto di mettere a disposizione le reti televisive l’aveva suggerito proprio lui a Provenzano, qualche tempo prima. Mio padre si ricordava di quando Berlusconi aveva rilasciato un’intervista al quotidiano Repubblica. Diceva che se un suo amico fosse sceso in politica lui non avrebbe avuto problemi a mettere a disposizione una delle sue reti».

Come da classico, la vicenda viene ricostruita grazie ad un pizzino consegnato nei mesi scorsi ai magistrati di Palermo – dallo stesso Ciancimino – che avrebbe avuto carattere intimidatorio. La minaccia avrebbe riguardato il figlio di Berlusconi. «Mio padre – ha spiegato Ciancimino – mi disse che questo documento, insieme all’immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un’unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell’accordo». Ciancimino precisa, però, che la parte di pizzino contenente queste parole sarebbe sparita.

Massimo Ciancimino collega quindi chiaramente la nascita di Forza Italia ad una trattativa tra il premier e Cosa nostra, trattativa che sarebbe proseguita anche dopo il 1992: «A Vito Ciancimino, nel rapporto con Cosa nostra, si sarebbe sostituito Marcello Dell’Utri [...] Mio padre mi disse che fra il 2001 e il 2002 Provenzano aveva riparlato con Dell’Utri». Ma la storia non finisce qui: Ciancimino sostiene che nel 2006, quando si trovava agli arresti domiciliari, «una persona dei Servizi segreti mi disse di non parlare della trattativa e dei rapporti con Berlusconi».

A conferma della propria ricostruzione, soprattutto per quanto riguarda i propri contatti con le forze dell’ordine e le alte sfere politiche, Ciancimino presenta il passaporto del figlio, Andrea Ciancimino, rilasciato solo pochi giorni dopo la sua nascita.

Marcello Dell’Utri cataloga le dichiarazioni di Ciancimino junior come «pura invenzione che sfiora, anzi, che sicuramente entra nel campo della pazzia». Il senatore annuncia querela.

Stefano Catone

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