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E’ il personaggio della settimana Bertolaso, l’uomo del giorno dopo

febbraio 6, 2010 di Redazione 

Ritratto del capo della Protezione civile ormai prossimo a lasciare il suo incarico e, salvo sorprese dell’ultimora, a diventare ministro. Bertolaso che è sì l’uomo «con la maglietta della Nazionale», come lo definisce spesso ironicamente Marco Travaglio, è (diventato) sì una bandiera di parte (tanto che sta per fare il salto direttamente nell’agone, e non certo, più, con un incarico superpartes), ma il nostro vicedirettore ci porta a scoprire anche chi sia il vero Bertolaso, quello che si consacra alla professione di medico, va (lui davvero, e senza proclami) in Africa, e anche nello svolgere le sue mansioni attuali mostra un’attitudine sincera a stare dalla parte dei più deboli. Anche oggi, come sempre, il ritratto di Lena è accompagnato dalla bella illustrazione di Pep Marchegiani. Buona lettura con il giornale della politica italiana.

Nell’illustrazione di Pep Marchegiani il capo della Protezione civile Guido Bertolaso

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di Luca LENA

Quando qualche giorno fa Berlusconi ha preannunciato la sua nomina a ministro, Bertolaso si è prima messo una mano sul volto, più imbarazzato che sorpreso. Infine, sotto la pressione di una platea che lo fissava soddisfatta, il direttore della Protezione Civile ha abbozzato un sorriso sempre più largo eppure forzato. Un imprevisto ammanco di sicurezza deve avergli percorso la schiena, lui, che della sicurezza è in effetti un tutore. Tuttavia, è curiosa la timidezza di un personaggio abituato a gestire le situazioni più delicate, dove certo non vi è mai responsabilità nelle cause ma solo nella messa in opera degli accorgimenti per risolverle.

Infatti, è ormai divenuto nell’immaginario collettivo “l’uomo ovunque”. Il deus ex machina che piove sulla scena disastrata e con uno sguardo impugna la vicenda per coordinare la soluzione. Una soluzione nascosta, che nasce dallo spossante lavoro di gruppo, ma sua è la faccia tra le macerie di un terremoto, suoi gli stivaletti verdi immortalati tra le fanghiglie di un’esondazione, sua l’immancabile tuta con felpa tra i vicoli devastati da montagne di rifiuti. E questo solo per citare i casi più eclatanti, guai a stilare una lista dei compiti più o meno impercettibili di un uomo che rasenta il dono dell’ubiquità. Un talento che appare costruito con il sudore, con la passione del lavoro, la voracità del professionismo intriso di giustezza. Poiché se l’origine del suo lavoro è spesso la natura ribelle, imprevedibile e incontrollabile, nella motivazione all’impegno vi è il sentore che debba essere ristabilita una sorta di democrazia naturale. Un ritorno alle radici pacifiche, uno status quo che risollevi la serenità della convivenza comune. Ecco dunque che, quando sgrana una falesia, quando solletica un argine, quando sfrega la crosta terrestre, non vi sarà mai il tempo per evitare la tragedia ma è certo che in breve un uomo calcherà il terreno dissestato.

L’uomo del giorno dopo, insomma. La presenza immancabile che ormai non desta solo l’immagine del ruolo, della funzione, ma perfino un senso di tranquillità. Come se con la sua presenza sul campo si accertasse una pericolante gravità, ma al contempo la si percepisse come la più confortevole delle necessità. Ed è in questo senso che può essere letta la promessa del premier nell’annunciare un ministero all’uomo della provvidenza. Una dichiarazione che però non cessa di denotare il subdolo intreccio tra politica e media. Poiché se per il Pd è vergognoso assegnare cariche istituzionali come fossero premi, sarebbe forse altrettanto sbagliato accettarli da parte di chi non molto tempo fa si è professato super partes. “Non è questione di destra e sinistra, il mio compito è servire il Paese” diceva Bertolaso poco più di un anno fa. Eppure adesso la situazione potrebbe essere cambiata. Le critiche nei confronti del governo USA per ciò che concerne la tragedia di Haiti, oltre a non essere piaciute ad Hillary Clinton, devono aver fatto sobbalzare perfino Berlusconi che si è affrettato a stringere la presa con il funzionario ancora poco avvezzo alla sofistica diplomazia del mondo politico. E per quanto le nomine dei ministri siano effettuate dal Presidente della Repubblica, Bertolaso si dice comunque grato e soddisfatto, prendendosi una piccola rivincita verso quelli che, dopo le brusche dichiarazioni sull’emergenza haitiana, preconizzavano una defenestrazione.

Nel vederlo salire sul palco – per lo scambio di consegne ufficiali tra la Protezione Civile e il presidente della Regione Abruzzo – sobriamente vestito, quasi impacciato nei modi, pareva di più disinvolto dieci mesi prima, tra la disperazione della gente, nella corsa contro il tempo per limitare i danni in una zona del paese letteralmente devastata. Ed è proprio nella mancanza di stile televisivo che Bertolaso nasconde il personaggio. Nel manifestare disagio laddove dovrebbe raccogliere consenso e stima, dove l’utilità della presenza sembra essere un’inutile onorificenza. La scostante attitudine alla presenza scenica lo trasforma quando deve desituarsi dalla professione, quando l’incarico si acquieta e rimane unicamente l’uomo. Ecco che l’oggetto delle sue istanze trova dunque terreno fertile nello spargere sementi di intuizione e protervia nel soggetto.

Eppure, al crescere della gravità dei singoli interventi, perfino Bertolaso ha subito una flessione d’immagine, che solo superficialmente potrebbe essere attribuita al naturale calcolo probabilistico in un crescente numero di impegni. Tutto questo, infatti, non basta a descrivere il vacillante confine che segrega l’uomo al lavoro, quando quest’ultimo finisce per invadere altri contesti. E’ indubbio che la vicinanza con il governo Berlusconi, di cui da maggio 2008 è sottosegretario alla presidenza del Consiglio, abbia adescato sospetti sulla sua purezza politica. E’ impossibile escludere, dai meriti del governo risolutore di tragedie naturali, l’uomo guida che ancora si proclama estraneo alla contesa politica. Ma è bene ricordare che Bertolaso collaborò anche durante il governo Prodi, nel 2006, in occasione, già allora, dell’emergenza rifiuti in Campania. Ciò nonostante è solo oggi che la sua immagine pubblica, consacrata dai meriti per la ricostruzione di parte dell’Abruzzo, denota una valenza significativa nella politica individuale, apparente, personificata e personalizzata. Quel che poteva essere un bene collettivo, estraneo alla bagarre politica, potrebbe diventare un puntello fondamentale nell’orgoglio di partito, rischiando di far scadere ulteriormente la dialettica parlamentare in un gioco di speculazioni sulla base di tragedie che hanno contrassegnato il lavoro di Bertolaso. E’ ciò che il potere politico tiene in serbo per chiunque ne fiuti l’odore: dal merito per un ruolo, all’immagine che ne scaturisce, sino alla rivendicazione di virtù che offrono all’elogio un vacuo valore aggiunto. Così, dalla parte opposta, saltano gli altarini, l’immagine gonfiata nel riconoscimento mostra protuberanze inattese che palesano difetti, scheletri, e gli errori diventano sotterfugi che distorcono un’immagine già strattonata dal flusso circostante. Quindi è l’Idv che fa notare come Bertolaso sia accusato di falso ideologico, traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni dello Stato nell’inchiesta denominata “Rompiballe”, con il sospetto che si nascondesse, sotto le tonnellate dei rifiuti napoletani da smaltire correttamente, la pessima gestione degli stessi.

Eppure è il potere, l’annuncio stesso di un’eventuale carica istituzionale, che smuove le acque, fino a quel momento non proprio immobili, ma sicuramente mute, silenti, deboli. E questo rischia di far dimenticare chi sia l’autentico Bertolaso: figlio di un ufficiale dell’Aeronautica, realizza il sogno di fare il medico e parte per l’Africa falcidiata dal colera. Infine, trasferito in Cambogia, costruisce un ospedale che amministrerà fino a quando dalla Farnesina arriverà la nomina a responsabile dell’assistenza sanitaria dei Paesi in via di sviluppo. Nel 2001 Berlusconi gli affida la Protezione Civile, Bertolaso si assume tutte le responsabilità del caso e accetta, senza sconti, il peso delle responsabilità. Dagli incendi estivi, agli smottamenti, ai disagi per la neve, c’è sempre, immancabilmente, mosso dalla passione e la voglia di aiutare i più deboli, nel lavoro che gli fa dimenticare d’essere un uomo, ma semplicemente strumento per la sua stessa brama d’esistere. E’ forse questo il vero Guido Bertolaso: la figura arcigna, risoluta, incurante di tutto ciò che non riguardi il proprio lavoro. In tuta e valigetta, le mani sui fianchi, e non sul volto a raccogliere elogi, la fronte aggrottata e, infine, le parole dure che riflettono mestizia, ed una tenacia che non potrà mai derivare unicamente dal dovere di una professione.

Luca Lena

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