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Diario. Congresso Idv, Di Pietro: “Sogno? Fusione col Pd”. Mafia, processi a rischio

febbraio 5, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. E’ cominciata l’assise del partito dell’ex magistrato che si concluderà domenica. Lui parlerà sabato, ma in conferenza stampa anticipa – e ribadisce – il suo progetto. De Magistris: «Sostengo Tonino, tra noi nessun dualismo». Anche se «non dimentichi che ho vent’anni in meno…». Candidatura sul lungo periodo dell’ex pm della procura di Catanzaro rigettata, però, da una parte di Idv che spinge Barbato alla segreteria: «Luigi vuole farci sciogliere per aprirci alla sinistra radicale e ai no global», dicono i dissidenti, evocando un disegno di ri-fondazione dell’area lanciato settimane fa da Paolo Flores d’Arcais. Ci penserà Di Pietro, come ci racconta il nostro theHand nella vignetta di copertina, a rimettere le cose – in un senso o nell’altro – nel giusto ordine. Ma oggi è stato anche il giorno, potenzialmente drammatico, in cui una sentenza della Consulta stabilisce che alcuni procedimenti antimafia – a causa di alcune norme, che prevedono aggravanti. introdotte con il pacchetto sicurezza approvato dal Cdm a Reggio Calabria – sono di competenza della Corte d’assise. Il che, se confermato, comporterebbe un intasamento e un conseguente blocco dei processi e, peggio ancora, l’azzeramento di alcuni in corso. Alfano: «Aggiusteremo il meccanismo, non ci sarà l’effetto-paradosso» che l’inasprimento delle pene produca un beneficio per i boss. Infine, Papa Benedetto XVI torna a parlare di fine vita: «Eutanasia contro dignità umana». Il racconto.

Nella vignetta di Maurizio Di Bona, il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro

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di Carmine FINELLI

E’ il giorno più importante per Antonio Di Pietro e per il suo partito. E’ il giorno del primo congresso nazionale del partito nato nel 1999. Assise con la quale l’IdV si candida ad essere una alternativa, una vera alternativa, al governo di Silvio Berlusconi. Se gli uomini di Di Pietro riusciranno nell’impresa saranno solo i posteri a poterlo giudicare. La platea però ci crede. E si scalda quando sul palco sale Luigi De Magistris ex magistrato ora eurodeputato dell’Idv. “Io lo dico subito: io approvo la mozione Di Pietro”. Con queste parole Luigi De Magistris interviene dal palco del congresso e stronca sul nascere l’idea di una sua candidatura contro il leader del partito Antonio Di Pietro. De Magistris, comunque, trova il tempo ed il modo di sferrare una stoccata a Tonino: “Tra me e Antonio ci sono venti anni di differenza. Per mia fortuna e per tua sfortuna”.
E’ in questo clima “infervorato” che prende il via all’hotel Mariott di Roma il primo congresso nazionale che si concluderà domenica mattina. Anche lo slogan scelto è molto eloquente: “L’alternativa per una nuova Italia”. Slogan scelto per cercare, come spiega il leader Antonio Di Pietro nella mozione con cui si candida alla presidenza, di creare una “vera alternativa di governo per il Paese”. Un obiettivo ambizioso che non può che passare per una trasformazione da un movimento d’opinione che si riconosce nel suo leader, ad un partito strutturato con una classe dirigente scelta attraverso un normale processo democratico.
Al contrario di De Magistris, che non si candida alla presidenza, Francesco Barbato ha deciso di correre per la presidenza con una propria mozione chiedendo “più trasparenza e maggiore democrazia”, ma la sua sembra destinata ad essere una candidatura senza successo.
Il momento topico si ha però solo quando a prendere la parola è Luigi De Magistris. In un mare di applausi, l’ex magistrato crede “che Di Pietro debba essere alla guida di un grande percorso politico, per farlo bisogna passare da movimento politico a partito d’azione. Per farlo – continua – occorre fare una squadra. È inutile pensare ai duelli”. De Magistris riconosce a Di Pietro che “lui è l’unico che si fece vivo, nel culmine della vicenda giudiziaria che mi vide protagonista. Ero una figura controversa – ricorda – con 100 procedimenti giudiziari a mio carico. Qualcuno più di quelli del premier, con la differenza – sottolinea – che io mi sono fatto processare. Nel ’92 consegnavo gli scritti per il concorso in magistratura – rievoca – Di Pietro era un mito e ci siamo detti, chi l’avrebbe detto che ci saremmo trovati insieme… Certo, se lui, come leggo in questi giorni, era collegato alla Cia, al Mossad o a chissà quale soggetto destabilizzante, allora anche io devo essere una cellula di qualcosa. Magari dei cubani, visto che guardo più a sinistra. Non reprimiamo il dissenso interno” chiede l’eurodeputato. “Il Pd passa più tempo a dialogare con l’Udc che con noi. Ci sono persone perbene anche nell’Udc ma – avverte – quel partito non sarebbe entrato in Parlamento senza Cuffaro e allora con quel partito si può fare un laboratorio di cannoli più che quello politico che vorrebbe Donadi. Non è vero che ci allontiamo dal centro perché dove il riferimento è la Costituzione – conclude l’ex magistrato – non ci sono distinzioni di quel genere”. E sulla questione morale: “Non si tratta solo del casellario penale pulito – spiega – ma del bene comune come obiettivo, mentre la classe dirigente di un partito non può essere fatta solo con le tessere.
Anche il “nostro” Massimo Donadi, capogruppo alla Camera, interviene al congresso con il suo discorso: “Hanno ragione ad avere timore di noi perché sappiamo che loro sono il male di questo paese. Ma il male non trionferà – aggiunge – fino a quando gli uomini per bene continueranno a battersi, e noi non ci fermeremo mai, mai”. Domenica dovrebbe arrivare Guy Verhofstadt, leader di Alleanza dei democratici e liberali per l’Europa, il gruppo al quale sono iscritti gli europarlamentari dell’Idv per tenere un discorso al congresso.

Processi di mafia a rischio. Alle sorprese non c’è mai fine. Se De Magistris si candida per il futuro dell’Idv, una sentenza della Corte di Cassazione mette in crisi tutto il sistema dell’antimafia.
La sentenza rivoluziona la competenza nella trattazione dei processi di mafia: per i supremi giudici, quando sussistono alcune aggravanti, la pena può lievitare anche fino a 30 anni di reclusione, dunque il dibattimento deve essere tenuto davanti alla Corte d’assise che ha competenza per i reati puniti con l’ergastolo o la reclusione non inferiore ai 24 anni. Conseguenza della decisione potrebbe essere l’azzeramento di tutti i processi di mafia, anche quelli già chiusi in primo o in secondo grado.
Il pronunciamento dei giudici, emesso dalla prima sezione penale della Suprema Corte il 21 gennaio scorso, riguarda un processo celebrato a Catania nel quale sia il Tribunale sia la Corte d’assise si erano dichiarati incompetenti. Della sentenza è finora noto solo il dispositivo, passato sotto silenzio, ma solleva molti dubbi e perplessità negli uffici giudiziari, in quanto ci sono importanti processi per mafia che rischiano di ricominciare da zero.
L’emergenza è stata creata da una norma antimafia, contenuta nel pacchetto sicurezza: se agli imputati di associazione mafiosa vengono infatti contestate talune aggravanti – ad esempio essere stati capi e promotori, di avere agito con un’associazione armata e di avere reimpiegato in iniziative economiche i proventi di attività criminali – la pena lievita anche fino a 30 anni e dunque scatta la competenza della Corte d’assise. Questo vuol dire che, anche con effetto retroattivo, i giudizi già celebrati in Tribunale o in Corte d’appello sono potenzialmente nulli.
Pertanto il governo ha optato per un intervento per rimediare. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano rassicura che il governo farà “di tutto per evitare che ci possano essere conseguenze negative e che si possa creare un grande paradosso e cioè che dall’inasprimento delle pene per i reati di 416 bis possano derivare benefici per i boss. Eviterei aggettivi estremi ed eccessi di ansia – aggiunge Alfano commentando l’allarme di alcuni Pm – perché il governo dell’antimafia delle leggi e dei fatti, provvederà a fare in modo che effetti distorsivi non si verifichino. Tutti stiano tranquilli perché il governo farà in modo che non ci siano conseguenze negative nascenti da un fatto positivo”. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, chiede all’esecutivo di rimediare al più presto: “La sentenza della Cassazione rischia di avere effetti catastrofici sui processi in corso – dice il leader Democratico – Bisogna che il governo intervenga immediatamente con un provvedimento d’urgenza per ristabilire certezza normativa sulla competenza dei tribunali”. Enrico Sanseverino, presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo, sostiene che la sentenza della Cassazione pone “l’inevitabile problema di intasamento delle Corti d’assise e i vuoti d’organico”.

Papa sul fine vita. Nella giornata odierna, anche Benedetto XVI interviene duramente su uno dei temi più spinosi della nostra epoca: il fine vita. “Il sostegno all’eutanasia colpisce profondamente al cuore il principio cristiano della dignità della vita umana” dice il papa nell’udienza privata con un gruppo di vescovi scozzesi. Il pontefice parla delle “sfide poste dalla marea montante di secolarismo nel vostro Paese” e sottolinea che “i recenti sviluppi nell’etica medica e alcune delle pratiche sostenute nel settore dell’embriologia sono causa di grande preoccupazione”. Ai vescovi, il sommo pontefice ha chiesto di difendere i principi cristiani, perché “se l’insegnamento della Chiesa viene compromesso, anche di poco, in un simile campo allora diventa difficile difendere la pienezza della dottrina cattolica in maniera integrale”.

Carmine Finelli

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