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Polverini, nuovo campione finiano Destra teme l’emorragia cattolica

febbraio 5, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è stato tra i primi a rimarcare come gli elettori laziali avrebbero potuto affrontare con tranquillità il voto del 28 e 29 marzo, in quanto entrambe le candidate, forse anche in virtù del loro specifico femminile, assicuravano – e assicurano – un profilo di responsabilità e modernità indipendente dai colabrodi, i nostri lettori ce lo concederanno, delle coalizioni che le sostengono. A condizione, dicevamo, che queste poi le lasciassero lavorare. Ebbene, con Renata Polverini il problema si sta ponendo già in campagna elettorale, perché la sua identità (in)fedele alla nuova corrente (post)ideologica che fa riferimento al presidente della Camera stride con le esigenze e le sensibilità del suo campo – e anche del suo elettorato – di riferimento. Un bene per il Lazio, a nostro modo di vedere, ma non certo una garanzia di una tranquilla vita elettorale (e amministrativa). E mentre da ambo le parti ci si preoccupa del possibile “scarto” da parte del voto più legato alla visione della Chiesa, noi, con il nostro Pietro Salvatori vi raccontiamo della candi- data e della sua lunga marcia (anzi no) su Roma.

Nel ritratto, la candidata a presidente della Regione Lazio di Pdl e Udc Renata Polverini

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di Pietro SALVATORI

Non ci va giù leggero Marco Tarchi, professore di scienza politica in quel di Firenze, animatore negli anni ottanta di quella Nuova Destra – movimento che si inseriva sulle orme del pensiero dell’intellettuale francese Alain de Benoist – tra i cui membri figurava anche Alessandro Campi, oggi alla guida della fondazione FareFuturo, vicina a Gianfranco Fini: “Fa specie – racconta in un’intervista al Foglio di venerdì 5 febbraio – che ci si lamenti di veder mescolati Celine, Badget Bozzo e Peppino De Filippo proprio da chi, da anni, punta a stupire con gli effetti speciali, e spesso grotteschi, il mondo esterno per apparire simpatico e moderno, appropiandosi di tutto quello che gli capita a portata di mano”.

Una strana fusione, quella attuata dal mondo politico ed intellettuale oggi legato al presidente della Camera dal quale Tarchi si è progressivamente allontanato, tra la valorizzazione del baldanzoso mondo identitario che anima ancora oggi lo spazio politico-culturale che si colloca alla destra del Pdl, ed il recupero, spesso tanto acritico e compulsivo quanto allegramente stimolate e curioso, di figure della storia patria da sempre estranee, o comunque non riferibili, al mondo della destra italiana. Si va da Pannunzio a Fellini, da Rino Gaetano a Calamandrei, da Sergio Leone a Mogol, entrati a vario titolo nei riferimenti culturali della nuova destra (questa volta con la minuscola) post-tangentopoli.

Il 2010 ha trovato un nuovo campione di tale espressione politico-culturale in Renata Polverini, lanciata proprio da Fini alla presidenza della Regione Lazio in una competizione tutta al femminile con Emma Bonino.
Identikit perfetto, sapiente mescolanza tra la matrice sindacale di una donna forte che è riuscita a scalare la segreteria nazionale dell’Ugl, riuscendo a scardinare a tratti con la sua leadership il monopolio stantio delle organizzazioni confederali, ed il profilo politico di una personalità che ha avuto poco a che spartire, almeno per quanto riguarda il dibattito nazionale, con la lunga marcia di sdoganamento dell’Msi dalla pesante ombra del post-fascismo, essendo arrivata ad incarichi di responsabilità solo nel 1996 come responsabile delle relazioni internazionali e comunitarie dell’Unione Generale del Lavoro.
E che, dunque, ha poco da rinnegare nel proprio passato. O almeno di quello istituzionale.

La mancata sconfessione dei saluti romani a lei tributati da alcuni militanti de La Destra, il partito di Storace che ha deciso di appoggiare la sua corsa alla presidenza, ha però scoperchiato la questione delle scelte politiche e personali della Polverini.

Che, forse strumentalmente, è stata anche tirata in ballo in modo bipartisan da Libero ed Europa su un presunto scandalo relativo al tesseramento del suo sindacato, gonfiato nei numeri, secondo le inchieste dei due quotidiani, per poter contare maggiormente ai tavoli delle contrattazioni con le controparti sociali. Inchieste che hanno lasciato qualche strascico, quale l’interrogazione parlamentare rivolta da tre deputati del Pd al ministro Sacconi, anche per la difesa d’ufficio sfoderata dalla Polverini sulle colonne di un’intervista al Riformista a metà gennaio, riassumibile in un deboluccio “non abbiamo fatto nulla di diverso da quanto fanno tutti i sindacati in Italia”.
Un calderone nel quale il candidato presidente sembra muoversi a suo agio, ma che potrebbe anche rivelarsi fatale se mal gestito.

L’inizio di campagna elettorale rivela quell’abilità a farsi sintesi tra mondi e riferimenti culturali diametralmente opposti, pur non rinunciando ad una propria, forte, dimensione identitaria, caratteristica peculiare di tutta la (contestatissima nel centrodestra) area finiana.

Così da un lato la frizione con Berlusconi nel voler chiudere a tutti i costi un accordo programmatico ed elettorale con l’Udc, dall’altro la vicinanza a realtà culturali vivaci – ma fortemente caratterizzate e per questo spesso messe in discussione – quali il centro sociale di destra Foro 753, che, nei giorni passati, nel suo portare avanti una personalissima – anche se non isolata – battaglia contro la gerontocrazia, non ha esitato nel mettere in scena un sit-in di protesta sotto il Ministero dell’Istruzione, pur avendo nel mirino gli organi di governo della Sapienza e il Tar del Lazio.
Ma anche il fermo ribadire di una politica sociale schierata in favore della famiglia deve trovare un punto di incontro con le recenti dichiarazioni che si incamminano nella direzione di un riconoscimento delle coppie di fatto nella legislazione regionale.
Una mossa, quest’ultima, che potrebbe essere di pura tattica elettorale. La Polverini sta tentando di raggranellare nel mondo politicamente borderline, attento alle politiche etico-sociali e deluso dal centrosinistra, quel pacchetto di voti che potrebbe condurla alla vittoria, poco preoccupata da un’eventuale fuga del voto cattolico vista la caratterizzazione della propria rivale sui temi etici.

Nonostante ciò, è chiaro che la capacità di costruire un contenitore che racchiuda le istanze tradizionali della destra romana, che trova in questo Alemanno come proprio alfiere, con le nuove suggestioni che pervadono l’area finiana, sarà la chiave per costruire una alternativa valida alla giunta uscente. Senza considerare il variopinto mondo di ex-forzisti che, con in testa Francesco Giro, già responsabile del partito berlusconiano per i rapporti con il mondo cattolico, guardano con sospetto le uscite del presidente in pectore, che rischiano di mettere un cuneo nel rapporto finora più che cordiale tra l’amministrazione cittadina e la Santa Sede.
E nei sacri palazzi trapelano voci per le quali un accordo al ribasso, della serie “chiunque meglio della Bonino”, potrebbe non essere sufficiente per ottenere un sostegno concreto alla corsa per la poltrona che fu di Marrazzo.

Pietro Salvatori

Commenti

One Response to “Polverini, nuovo campione finiano Destra teme l’emorragia cattolica”

  1. rovians on febbraio 10th, 2010 11.13

    riuscirà a perdere la polverini? La vedo davvero improbabile una sua sconfitta, data la sciagurata candidatura della bonino dall’altra parte, che influenzerà e non poco il voto cattolico

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