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Diario. Il governo vs. tutti (gli enti locali) Il nucleare imposto. Bologna, rinvio voto

febbraio 4, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Giornata caratterizzata dal Cdm. Che (non) assume due decisioni su tutte: impugna le leggi regionali di Campania, Puglia e Basilicata contro la costruzione di centrali sul loro territorio, portandole alla Corte costituzionale (insorgono le associazioni ambientaliste e i governatori promettono battaglia); non (e da qui il non) accorpa le elezioni comunali anticipate nel capoluogo emiliano alle Regionali di fine marzo, “minacciando” addirittura un rinvio al 2011. Bersani: «Vergogna». Ma è stato anche il giorno dell’approvazione definitiva della riforma della scuola. Sentiamo cos’ha detto Berlusconi e richiamiamo di cosa si tratta. Infine, la Cir di De Benedetti chiede un risarcimento anche per la corruzione del giudice Metta alla base, secondo la tesi degli avvocati, della sentenza sfavorevole sul lodo Mondadori, oltre a quello per la perdita di chance ovviamente da Fininvest. Il racconto.              

Nella foto, un cupo scenario nucleare in altri Paesi

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di Carmine FINELLI

Una giornata non propriamente tranquilla quella di oggi. A turbare i rapporti tra le istituzioni la decisone del governo di impugnare le leggi di tre Regioni che avevano deciso così di non dare la propria disponibilità ad accogliere centrali nucleari.
Il Consiglio dei ministri ha impugnato dinanzi la Corte Costituzionale alcune leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che prevedevano il divieto di installazione di impianti nucleari nei territori di competenza. La proposta è stata avanzata dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, d’intesa con il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto.
Palazzo Chigi ha più volte ribadito il convincimento di riavviare un programma nucleare in l’Italia, dopo che il referendum del 1987 che aveva di fatto bloccato ogni possibilità in tal senso. L’esecutivo chiede ora alla Consulta di dichiarare illegittimi i provvedimenti che comporterebbero l’impossibilità per il governo di individuare luoghi adatti alla costruzione delle nuove centrali. Secondo il ministro Scajola “l’impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito. In punto di diritto – spiega il ministro – le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza come da articolo 117 comma 2 della Costituzione. Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese. Nel merito – spiega ancora il ministro – il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell’energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo”. Scajola ricorda che “al prossimo Consiglio dei ministri del 10 febbraio ci sarà l’approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l’altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari”. Il titolare del dicastero dello Sviluppo Economico è certo che “il governo impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia, strategica per il Paese”.
Non mancano le reazioni. La prima, come prevedibile, è degli ambientalisti. Ermete Realacci, deputato Pd ed ex presidente di Legambiente: “È una debole ritorsione, visto che già il governo è di fronte alla Corte Costituzionale per l’inaccettabile legge che impone, unico caso in un paese occidentale, anche attraverso la militarizzazione dei siti, la costruzione delle centrali nucleari contro il volere delle regioni e dei territori. Quello del governo – sostiene l’esponente Democratico – è un approccio che rischia di condurci solo in un vicolo cieco; non sarà con la forza che si farà digerire agli italiani una scelta costosa e sbagliata”. Per il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli “la decisione di impugnare le leggi delle tre Regioni che avevano detto no al nucleare è un atto fascista e fuori dalla democrazia. E’ sempre più evidente, ormai, la volontà di mettere i cittadini italiani davanti al fatto compiuto rispetto alla costruzione delle centrali nucleari, imponendole con l’esercito ed ignorando completamente la democrazia e le scelte delle regioni. Viene da chiedersi dov’è finito il tanto declamato federalismo di cui una delle forze della maggioranza, la Lega, ha fatto il proprio oggetto sociale”. Reazione molto dura è stata anche quella del Wwf Italia. “Nei provvedimenti fin qui presi dal Governo è stato gravemente leso il ruolo delle Regioni stabilito dalla Costituzione, che in materia di energia affida ad esse potere concorrente, facendo in modo che la potestà sul proprio territorio diventi non vincolante e, addirittura, non venga nemmeno considerata”.

Riforma della scuola. Oggi è anche il giorno del via libera del Consiglio dei ministri alla riforma dell’istruzione secondaria superiore. Dopo i pareri favorevoli del Consiglio di Stato, della Conferenza Stato-Regioni e delle competenti commissioni parlamentari per approvare il testo messo a punto dal ministro Gelmini, mancava solo il placet del Cdm e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La riforma riguarda licei, istituti tecnici e professionali, sarà attuata dal prossimo anno scolastico a partire dalle prime classi.
Un progetto che consta di tre regolamenti al centro di molte polemiche, anche per la volontà del governo di rendere operative le novità molto in fretta. Data la ristrettezza dei tempi – il 26 marzo scadono infatti le iscrizioni alla prima superiore – il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha assicurato che alle famiglie e nelle scuole medie, dopo il varo della riforma, saranno inviati opuscoli informativi e sarà messa in piedi una campagna sui mezzi di informazione e sul sito del ministero.
Per Berlusconi il testo metterà le scuole italiane in linea con quelle dei Paesi europei. “È molto importante l’attenzione data alla formazione dei nostri giovani – dice al termine del Cdm – ancora oggi hanno dalla scuola di Stato qualcosa non in linea con i Paesi europei più avanzati. Attualmente la scuola superiore e tecnica non sforna ragazzi con cognizioni adeguate alle richieste del mondo del lavoro”. Berlusconi aggiunge che “diverse migliaia di insegnanti sono stati consultati e hanno partecipato a questa riforma, mettendo a disposizione la loro esperienza”. Infine il premier scherza sulla sua passione per il canto: “Al liceo musicale sarà materia di studio obbligatoria tutta la produzione di canzoni del primo ministro e di Apicella così prevengo le accuse…”.
Il provvedimento prevede una decisa stretta sugli indirizzi di studio, e rivede i quadri orari inserendo un potenziamento dello studio della matematica e delle lingue. I licei saranno ridotti a sei: classico, scientifico, artistico, linguistico, musicale-coreutico e delle scienze umane; nei tecnici ci saranno due ambiti di studio (economico e tecnologico), divisi in 11 indirizzi, con meno ore da passare tra i banchi e più nei laboratori; nei professionali (2 settori e 6 indirizzi dagli attuali 5 settori con 27 indirizzi) saranno rafforzate le materie di indirizzo ed è prevista una maggiore flessibilità dell’offerta formativa.

Il voto a Bologna. Il Cdm di oggi ha deciso anche le sorti di Bologna. Dopo le dimissioni del sindaco Flavio Delbono il capoluogo emiliano non potrà andare al voto amministrativo il 28 e 29 marzo. Ad annunciarlo a margine della riunione del Cdm il ministro degli Interni, Roberto Maroni. Il quale spiega che le dimissioni di Delbono del 28 gennaio non consentono di svolgere tutti gli adempimenti necessari poiché mancherebbe il tempo necessario. Sarà necessario un provvedimento legislativo per poter votare in primavera avanzata o in autunno evitando di arrivare al 2011. “In assenza di un intervento delle Camere – ha aggiunto – nominerò un commissario che guiderà il Comune”.
Il ministro Maroni dice di aver portato al consiglio dei ministri “una relazione che ha analizzato la questione dal punto di vista tecnico per far tornare Bologna al voto al più presto. Non ci sono i tempi per consentire l’emanazione di un decreto legge per accorpare le elezioni a quelle del 28 marzo”.
La causa, secondo il titolare del Viminale, è il ritardo delle dimissioni di Delbono. Inoltre,la relazione aggiunge che “un intervento del governo con un decreto legge non è possibile. La decisione è suffragata dall’Avvocatura dello Stato e da alcuni pareri precedenti che dicono che non si può intervenire con un decreto per ridurre i tempi dopo le dimissioni. In assenza di un intervento legislativo delle Camere – conclude Maroni – si andrà alle urne nel 2011 e il Comune sarà commissariato fino a quella data”. Un commissario, fa sapere Maroni, sarà nominato il 18 febbraio.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani giudica la decisione del governo una “vergogna”. Non è accettabile, afferma, “vedere lo scaricabarile di un governo che non sa decidere, a fronte di un sindaco e di un comune che con una rapidità senza precedenti hanno messo la città in condizioni di votare subito. Ora il governo – chiede poi Bersani – decida per una data assolutamente ravvicinata. “Ci sarà una iniziativa del Pd che presenterà per questo una norma alle Camere”.

Lodo Mondadori. Intanto, al secondo grado del processo per il Lodo Mondadori la Cir di Carlo De Benedetti passa al contrattacco. La finanziaria dell’editore di “La Repubblica” presenta a sua volta appello “incidentale” per quanto concerne la sentenza civile del Lodo Mondadori. Scopo della richiesta: ottenere da Fininvest anche il risarcimento di danni patrimoniali “da sentenza ingiusta” rispetto a quelli imputabili alla perdita di chance riconosciuti in primo grado in circa 750 milioni. Nelle 320 pagine del documento depositato per la costituzione in giudizio che inizierà il prossimo 23 febbraio, il gruppo De Benedetti ribadisce le conclusioni già avanzate in primo grado, appellandosi perché gli siano riconosciute le richieste fatte “in via principale” sostenendo il diritto al risarcimento del danno patrimoniale subito a causa dell’illecito in atti giudiziari, quantificato in circa 469 milioni al netto di rivalutazioni e interessi. Cir in pratica sostiene che la sentenza del 1991 sul Lodo Mondadori le fu sfavorevole a causa della corruzione del giudice Metta e che se non ci fosse stata corruzione la sentenza le sarebbe stata favorevole. Quindi oltre la “perdita di chance” va riconosciuto che la corruzione di Metta, il giudice del Lodo Mondandori, aveva impedito a Cir di avere una sentenza favorevole.

Carmine Finelli

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