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A Venezia centrosinistra inedito da Udc a Rifondazione. Contro Brunetta (e la Lega)

febbraio 4, 2010 di Redazione 

Per la prima volta Casini accetta di entrare in alleanza con i comunisti di Ferrero, con i quali aveva giurato (o fatto capire) di non avere alcuna intenzione di accordarsi in nessuna parte del nostro Paese, mai. Il beneplacito è arrivato dopo un incontro tra il leader dell’Unione di centro e il candidato sindaco Democratico Orsoni, una figura di garanzia che piace ai centristi. Ma la vera chiave di volta è l’estremismo leghista: contrariamente a quanto accade al sud, dove laboratorio Puglia (comunque fallito) a parte l’Udc va quasi sempre con il centrodestra, al nord la presenza del partito di Bossi costituisce una pregiu- diziale ovunque per un’alleanza con il Pdl. Ci raccon- ta quanto accade a Venezia, Stefano Catone.           

Nella foto, Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani

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di Stefano CATONE

Fallito il laboratorio pugliese, Pd e Udc ci riprovano, questa volta a Venezia, con uno schieramento ancora più ampio ed audace. Per la prima volta nella storia della Repubblica si presenta alle elezioni il centro-sinistra (quello col trattino), che in un solo contenitore tiene uniti i centristi-moderati e i comunisti di Rifondazione. Le energie si concentreranno per sostenere la candidatura di Giorgio Orsoni, un profilo dall’indiscusso spessore, attorno al quale poter lavorare per costruire l’alternativa, dopo la vittoria alle primarie.

A differenza delle Regioni e delle città del sud, al Nord il dialogo tra Pd e Udc sembra aver portato a risultati concreti. Dal punto di vista strategico non esiste, comunque, un’altra opzione percorribile: il Pd e il centrosinistra sembrano non avere neppure una minima speranza, in Regioni come Veneto e Lombardia, di rovesciare i rapporti di forza, mentre l’Udc sembra destinata ad un ruolo estremamente marginale, a fronte dello strapotere di Pdl e Lega Nord, con la quale i centristi non intendono stringere alleanze. È dunque proprio il patto d’acciaio tra le destre – neppure minimamente scalfito dalle spartizioni di poltrone, come nel caso della presidenza del Veneto – il collante del centrosinistra.

La radicalità del vocabolario e delle proposte leghiste nei territori del nord (dall’operazione “White Christmas” a Coccaglio, alle case vietate agli immigrati a Gerenzano), il continuo scontro con i vertici ecclesiastici, Cardinale Tettamanzi su tutti, pesano come un macigno su ogni ipotesi di accordo con l’Udc.

Stefano Catone

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