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Diario politico. Alfano risponde a Bersani: “Non è un privilegio”. Brunetta vs art. 18

febbraio 3, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La più completa, la più autorevole, la più seguita. La nota del giornale della politica italiana. Si parte con il legittimo impedimento, dunque, approvato, come detto, alla Camera con i voti di Pdl e Lega e l’astensione dell’Udc. Il ministro della Giustizia risponde all’intervento del leader del Partito Democratico – di cui trovate il testo qui – che riceve una lunga ovazione dalla sua metà dell’emiciclo. Vi raccontiamo il confronto in aula e fuori. Poi, la pubblicazione delle foto che ritraggono Antonio Di Pietro a cena con Bruno Contrada e ad alcuni esponenti dell’Arma dei carabinieri ai tempi di Mani pulite: oggi al leader Idv è scappata una parolaccia nei confronti dell’inviata del Tg1, ma vi rendiamo conto anche delle reazioni degli alleati. Infine, il ministro della Funzione pubblica torna a parlare, proprio in questo momento a Porta a porta, dei ragazzi che lasciano tardi la casa dei genitori. Rintuzzato dall’ex segretario della Cgil Sergio Cofferati: «Si tratta (l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) di una garanzia contro il licenziamento senza giusta causa. Cosa c’entri con il presunto ipergarantismo nei confronti dei genitori (dal quale il ministro faceva discendere la permanenza, anzi, la persistenza a casa dei giovani) lo sa solo Brunetta». Il racconto.

Nella foto,

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di Carmine FINELLI

Giornata incandescente per la politica italiana. Al via oggi alla Camera la votazione sul legittimo impedimento, approvato dalla Camera dei Deputati. Una seduta esagitata che ha visto protagonisti i banchi dell’opposizione. Soprattutto quelli dell’Italia dei Valori.
Tra accuse reciproche, strilli e striscioni, la Camera approva il legittimo impedimento. Ora il testo passa all’esame del Senato. In un’aula con circa 595 parlamentari presenti a favore hanno votato 316 deputati, mentre i no sono stati 239 e 40 gli astenuti. L’Udc si è astenuto.
Quando è stato annunciato il risultato, è bagarre in aula. Palline di carta tra i deputati della maggioranza e l’Italia dei valori. Dai banchi dei deputati dipietristi sono stati sventolati cartelli con su scritto: “Costituzione violata, giustizia calpestata”, “leggina monouso”, “casta di intoccabili”.
Il testo approvato alla Camera stabilisce che il premier e i ministri possono ottenere il rinvio dell’udienza dei processi in cui figurano come imputati, perché “legittimamente impedito” dalle attività di governo a comparire in tribunale. Il rinvio può estendersi fino a 6 mesi, per un totale di 18 mesi. La presidenza del Consiglio deve attestare l’esistenza di questo impedimento, perché il giudice rinvii il processo ad altra udienza. Secondo il Popolo della Libertà e l’Unione di Centro si tratta di una “legge ponte”, per placare le tensioni tra Silvio Berlusconi e la magistratura aspettando che il Parlamento approvi una legge costituzionale sulle immunità. Per il centrosinistra si tratta di una legge ad personam incostituzionale, in quanto ripara Berlusconi dai suoi processi violando la sentenza della Consulta sul “Lodo Alfano”.

In aula, il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, è duro contro il provvedimento. “Cosa vuol dire discutere di salva processi e legge salva pentiti? E lodo Alfano uno e due? La gente capisce l’essenziale. Sono tutte cose complicate ma in comune hanno una cosa semplice: c’è di mezzo Berlusconi, un presidente del Consiglio che non vuole farsi giudicare, e tiene fermo, incagliato, su questo punto l’Italia” sostiene il segretario del Pd. “È ora che prendiate atto che grande parte del Paese che governate non è disposta a chiamare riforme delle norme che cambiano le regole in corso d’opera, a processi in corso. Norme che non hanno astrattezza, se non in modo ipocrita, e che ignorano il principio di uguaglianza”, aggiunge Bersani. “Il presidente del Consiglio, a questo punto della sua quindicennale carriera politica – sottolinea il leader del Pd rivolgendosi alla maggioranza – potrebbe compiere un gesto di responsabilità, mettendo al primo posto l’Italia. Sentiremo la solita musica: “Abbiamo il consenso, fateci governare. Ma chi vi ha impedito di governare?”. Duro anche Antonio Di Pietro: “Una cosa è il legittimo impedimento perché ti sei rotto una gamba e sei in ospedale, un’altra è dire “faccio il ministro e il lavoro mi blocca”. Prenditi un sabato mattina per andare in tribunale, invece di andare a sciare o andare con la Noemi di turno” affonda il leader dell’Idv, che ha ribadito così il suo “no” al provvedimento. “Oggi è in corso un omicidio della legalità – spiega – Alcune persone hanno occupato le istituzioni e seguendo un modello piduista le stanno trasformando in loro dipendenze” conclude l’ex pm. “Solo in un Paese barbaro e dittatoriale si può immaginare che un presidente del Consiglio si faccia fare una legge apposita per non farsi processare” è stata la chiosa dell’ex magistrato.

I partiti di maggioranza hanno invece una diversa opinione. Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, “il legittimo impedimento va inserito in una vicenda politica e storica più generale che si dipana da molti anni a questa parte. Essa è cominciata negli anni settanta. È poi esplosa negli anni ’92-’94 e non si è più smorzata, malgrado alcuni sforzi generosi. Questa questione si chiama uso politico della giustizia. Un settore della magistratura, un settore della sinistra, un settore dei media pensano di avere un’arma in più per liquidare l’avversario politico, nel nostro caso dal 1994 in poi Silvio Berlusconi, mai prima toccato da vicende giudiziarie significative. L’introduzione dell’istituto del legittimo impedimento – afferma ancora Cicchitto – mira a superare il conflitto tra la tutela dell’organizzazione e dell’esercizio dell’attività del presidente del Consiglio e dei membri del Governo, espressione di una maggioranza legittimata dall’indicazione popolare attraverso il voto, e l’attività giurisdizionale diretta ad accertare la responsabilità delle stesse cariche istituzionali per eventuali reati”. Il capogruppo della Lega Nord, Roberto Cota: “Il presidente del Consiglio è la più alta istituzione eletta dal popolo. Questa legge in un Paese normale sarebbe stata votata in cinque minuti, serve a garantire che il Governo possa occuparsi, nello svolgimento del suo mandato, dei problemi del Paese”.
In serata, è il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a difendere il provvedimento dalle critiche dell’opposizione: “Sono convinto che il legittimo impedimento altro non sia che il diritto a governare da parte di chi ha vinto le elezioni – dichiara il ministro a Montecitorio – partendo non da un privilegio ma da un legittimo diritto a sottoporsi al processo senza che questo gli impedisca di governare. È una strada – aggiunge Alfano – che consente di coniugare il diritto del cittadino presidente del Consiglio a difendersi nel processo con il dovere del presidente del Consiglio ad adempiere al proprio mandato di governo che gli è stato conferito dal voto degli elettori”. In mattinata Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica, ha ricevuto al Quirinale proprio Alfano. «Si è trattato di una conversazione sulle prospettive future della riforma, improntata come sempre a una chiara e leale collaborazione” dice a termine dell’incontro il Guardasigilli.

Caso Di Pietro. In giornata il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, è intervenuto sul caso Di Pietro. Nei giorni scorsi la pubblicazione di quattro foto che ritraevano Di Pietro con esponenti dei servizi segreti. “Non c’è nessun silenzio del Partito democratico. Noi pensiamo che quella che si sta sollevando su Di Pietro sia un grosso polverone e che ci sia da riflettere sul fatto che foto di 18 anni fa sbuchino fuori proprio adesso». Bersani affida il suo pensiero ad una nota.
Di Pietro ha avuto un diverbio con una giornalista del Tg1. Il numero uno dell’ Idv ha poi chiesto scusa per la parolaccia che gli è scappata e si è detto pronto a rispondere ai microfoni del telegiornale della rete ammiraglia Rai: “Condivido e rispetto la solidarietà espressa dalla segreteria di redazione alla quale chiedo scusa se, nell’enfasi del momento, mi è scappata una parolaccia”. “Ribadisco che ritenevo, e ritengo – prosegue – che oggi il Tg1 avrebbe dovuto informare i cittadini soprattutto sul contenuto e sugli effetti devastanti del ddl sul legittimo impedimento. Ma, siccome il Tg1 ritiene più importante che io debba giustificare una cena prenatalizia, tenutasi nel lontano 1992, in una caserma dei carabinieri, alla presenza di ufficiali di polizia, non ho difficoltà a ripeterlo di nuovo, premettendo che sono disponibile a farlo anche davanti il microfoni del Tg1: ero a quella cena – spiega – perché invitato dall’arma dei Carabinieri e, come me, tanti altri, tra cui il questore Contrada, semplicemente per uno scambio di auguri natalizi. Ebbi modo di andarci perché mi trovavo a Roma per lavoro, per un’attività che svolgevo proprio in collaborazione con l’arma dei carabinieri, di cui il colonnello Vitaliano era a capo. Tutto qui. Anzi, no! Aggiungo anche che provvederò a scusarmi con la diretta interessata”.

Brunetta e i “bamboccioni”. Nell’ambito della registrazione della puntata di Porta a Porta il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, torna sulla questione dei “bamboccioni” affrontandola in maniera diversa.
“Spendiamo troppo in cattivo welfare per i padri e troppo poco per i giovani. Spendiamo tantissimo per finte pensioni di invalidità e quasi nulla in incentivi per gli affitti e borse di studio per i giovani. Concentriamo la flessibilità sui figli bamboccioni, mentre l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori garantisce i padri che sono ipergarantiti, con il risultato – continua Brunetta – che sono proprio i genitori, per compassione, a tenere i figli in casa fino a tarda età”. Il ministro sottolinea che il termine bamboccioni non è una sua invenzione, ma ad aver usato per primo l’espressione è stato l’ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa.
Molte le reazioni suscitate dalle parole di Brunetta. In primis quella dell’eurodeputato del Pd Sergio Cofferati, presente alla registrazione della puntata: “Cosa c’entra l’articolo 18 con il presunto ipergarantismo? L’articolo 18, come Brunetta dovrebbe sapere, è una norma che vieta il licenziamento senza giusta causa, è una norma di civiltà del lavoro. Una norma importantissima, che solo Brunetta sa cosa c’entri con quello che lui chiama l’ipergarantismo dei padri”. Per l’altra ospite della trasmissione, Renata Polverini, candidata del Pdl alla Regione Lazio, “i primi ad aver attaccato l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori sono stati i Radicali”. Ovvero, Emma Bonino.

Carmine Finelli

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