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***L’editoriale***
LEGITTIMO IMPEDIMENTO, NON SIA UN COLPO DI SPUGNA
di ALDO TORCHIARO

febbraio 3, 2010 di Redazione 

Ieri il grande racconto in tre parti, la notizia con la vignetta di theHand, il commento forte di Massimo Donadi e la solita cronaca di Andrea Sarubbi diretta- mente dall’aula della Camera. Oggi il giornale della politica italiana torna sul tema-cardine di queste ore della nostra politica, e a poco meno di venti minuti dall’inizio della votazione finale a Montecitorio dà spazio ad un altro punto di vista, questa volta favorevole al provvedimento della maggioranza. Che, scrive Il volto di Red ed opnion maker di E Polis e de il Politico.it, «non cancella i processi». Sentiamo Torchiaro, dunque.

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

Finché ricoprono il ruolo di alte cariche dello Stato, ci sono figure che possono rimandare la loro comparsa in giudizio per “legittimo impedimento”. La legge in discussione alla Camera ha mandato in tilt le opposizioni, divise tra falchi (Idv), colombe (Udc) e uccel di bosco, questi ultimi in ordine sparso e per lo più contrari al provvedimento, almeno finché – tra poco – lo si voterà in modo palese.

L’accusa è quella, per la maggioranza, di riproporre un Lodo Alfano, passato per la sala trucco. I toni più esasperati? Quelli di D’Alema, che punta l’indice contro “Una leggina furbesca” fatta con lo “spirito dell’avvocato che cerca un trucco per evitare la prossima udienza”. A onor del vero, va detto che il legittimo impedimento non nasce ad Arcore, né nello studio Ghedini, né in casa Alfano. Ha, in Europa, una patente nient’affatto di parte. E’ una legge costituzionale in Francia; un atto votato dalla Camera dei Lords, in Gran Bretagna; un pilastro dell’ordinamento in Spagna. Non si tratta di cancellare i reati commessi da chi viene eletto ma di far giudicare chi rappresenta le istituzioni al termine del loro mandato.

La polemica riporta alla Corte costituzionale, che si disse sfavorevole invocando il principio di uguaglianza. Stavolta i nostri hanno fatto tesoro dell’indicazione: ai fini della prescrizione il tempo è “sospeso”, senza tema di decadenza delle responsabilità di ciascuno. Per deputati e senatori, poche scappatoie: ad impedire di comparire in giudizio può essere solo la convocazione delle camere in seduta comune, evento quanto mai raro, o l’improcrastinabile esigenza di avere in commissione il parlamentare oggetto di indagine. Emendamenti che limitano – a lume di ragionevolezza – gli effetti della nuova legge a tutela di chi incarna l’unità nazionale, dal presidente della Repubblica fino ai presidenti di Camera e Senato.

Chi legge pensa però a una sola persona: Silvio Berlusconi e ai suoi processi. Tutti puntano e s’impuntano sulla figura del premier, nient’affatto estraneo ai tribunali. La riforma in esame non lo risparmierebbe dal giudizio, scaduto il mandato. Ma i poteri in Italia rimangono squilibrati, chi esercita quello giudiziario lo fa sempre più spesso in predicato di sostituirsi al legislatore. E’ che l’atto del governare, il servire il popolo, viene considerato sempre meno importante. Nemmeno dai governati, i quali talvolta sembrano preferire le aule della giustizia a quelle della democrazia. A spese di quest’ultima.

ALDO TORCHIARO

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