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Lega candida figlio di Bossi. Pluribocciato pluripremiato. Ma Formigoni: “Familismo”

febbraio 3, 2010 di Redazione 

Non è qualunquismo temere che tra intenzioni dichiarate e azioni possa passare un mare (magnum), che i predicatori di ieri divengano, una volta acquisita una posizione di potere, dei peccatori. Il partito del Senatùr è da sempre il paladino (più o meno autentico, è la questione da dirimere) di una corretta interpretazione del ruolo pubblico che spetta a partiti, appunto, e ad eletti. Una delle accuse rivolte storicamente a «Roma ladrona» è proprio quella del cosiddetto «magna magna». Che confina con la questione della meritocrazia nel nostro Paese e dei potentati familiari. Oggi, però, proprio la Lega sceglie di candidare Renzo, già definito affettuosamente dal padre «una trota», a consigliere regionale in un seggio (apparentemente) “blindato” in quanto feudo leghista. Renzo che ha già un incarico di assistente dell’ex ministro Francesco Speroni a Strasburgo e un altro nell’osservatorio sul sistema fieristico lombardo. E che non è esattamente un esempio di merito: fermato in più occasioni alla soglia della maturità (scolastica), il nostro Gad Lerner si chiedeva, giorni fa, se non fosse più il caso di farlo studiare. Il giornale della politica italiana, senza esprimere giudizi, che lasciamo a voi, cari lettori, vi racconta questa storia. Con le ultimissime: il presidente uscente della Lombardia deve fare i conti con altre candidature “eccellenti”: geometri di fiducia, massaggiatori del Milan e miss Muretto… Ma sentiamo, nel servizio di Dario Ballini.

Nella foto, Renzo e Umberto Bossi

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di Dario BALLINI

Il primo a darne la notizia fu Il Giornale diretto da Vittorio Feltri: “Renzo Bossi candidato al Pirellone”.

Da quel momento è stata una ridda di conferme e smentite ma, avvicinandosi la data prevista per l’accettazione delle candidature, è arrivata la conferma definitiva: Renzo Bossi sarà candidato alle Regionali nel collegio provinciale di Brescia.

Questo è il coronamento di una sfolgorante carriera di un giovane Italiano, o Padano: alla “veneranda” età di ventuno anni, Bossi Jr, è già assistente accreditato dell’eurodeputato leghista Speroni al Parlamento europeo e membro dell’Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo.

La candidatura però non ha riscosso il successo previsto. Da una parte c’è gruppo di sostenitori della Lega nel bresciano (“Leghista Bresciano non votare Renzo Bossi” si legge su Facebook) che invita il proprio partito a non calcare troppo la mano nelle candidature paracadutate e che addirittura si spinge a chiedere che il rampollo venga candidato a Varese, sua città natale.

Dall’altra è lo stesso Formigoni che esprime le sue perplessità giudicando questa candidatura come un “eccesso di familismo”.

Certo è che questo è l’ennesimo problema che il presidente si trova a dover affrontare nella compilazione delle liste a suo sostegno. Oltre alla trota, infatti, si parla dell’igienista dentale del Cavaliere o del suo geometra di fiducia (Francesco Magnano), o del massaggiatore del Milan e la signorina Silvia Trevaini ex finalista di Miss Muretto e presenza fissa a Studio Aperto.

Ma non sono solo spine. A sostegno di Renzo scende in campo l’ex ministro Castelli che saluta “con tanto di cappello” il coraggio del ragazzo che già così giovane si appresta a condurre la battaglia delle preferenze. Già perché per entrare al Pirellone il giovane leghista avrà bisogno di molte preferenze. Ma è solamente immaginabile la bocciatura del figlio di Bossi in un collegio sicuro della Lega Nord, con tutto quello che ne conseguirebbe in termini politici? Prevarranno i diktat del partito o i sentimenti feriti dei bresciani?

Dario Ballini

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