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Diario politico. Tremonti: “Banche inerti” Polverini: sì unioni di fatto. Destra critica

febbraio 1, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il ministro dell’Economia accusa gli istituti di non fare «il loro mestiere» a fronte della crisi. Polemiche in Lazio per le parole del candidato del centrodestra alla guida della regione, che conferma il suo profilo indipendente. Sul fronte del centrosinistra continua la “fronda” anti-De Luca in Campania: probabile un candidato della sinistra “estrema” da Di Pietro ai comunisti. Infine, è comin- ciata la discussione sul legittimo impedimento, che si dovrebbe concludere giovedì con l’approvazione del testo che prevede, al momento, la sospensione anche per i ministri. Il racconto.

Nella foto, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti

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di Carmine FINELLI

Giornata non brillante quella di oggi. La politica nostrana non offre interessanti spunti di riflessione, tutta concentrata sulla visita di Silvio Berlusconi a Gerusalemme. Tuttavia, una dura reprimenda di Giulio Tremonti nei confronti di banchieri e governi, colpevoli, secondo il ministro, di essere stati troppo attendisti nei confronti della crisi economica.
Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, va all’attacco. Nel mirino l’attivismo dei banchieri e la passività dei governi di fronte alla crisi economica e finanziaria. Nel corso di un incontro, Tremonti sostiene “di avere che i banchieri sia in vacanza, sia al lavoro, sia locali, sia centrali facciano qualcosa che non è il loro mestiere e che i governi non facciano qualcosa che è nel loro dovere”. Dichiarazioni che giungono a poche ore dalla chiusura del World Economic Forum di Davos. “Nella montagna incantata – osserva il Tremonti – l’unico discorso politico di grande rilievo è stato quello del presidente francese”.
Durante lo stesso incontro pubblico, il titolare del dicastero di via XX settembre comunica i dati positivi del mese di gennaio per i conti dello Stato: il saldo delle partite correnti registra infatti un avanzo di 4,2 miliardi contro un fabbisogno di 1,472 miliardi dello stesso mese del 2009. Nella nota diffusa dal ministero si precisa che il miglioramento che si è determinato “è dovuto sostanzialmente a un incremento del gettito tributario, nonché ad un impatto più favorevole dei flussi finanziari netti con l’Unione Europea, a causa di una diversa distribuzione temporale di incassi e pagamenti”.
La comunicazione del dato arriva proprio mentre l’Agenzia delle Entrate rende pubbliche le prime elaborazioni sulle dichiarazioni del 2009: il gettito è cresciuto grazie anche a un aumento del 3,07% dei redditi dichiarati, dai 18.540 euro del 2007 ai 19.110 euro del 2008. Ciò nonostante è ancora elevatissima la quota di italiani che nelle dichiarazione indica meno di 15.000 euro e si contano con il lumicino i contribuenti che dichiarano più di 100.000 euro. La classe più corposa è quella tra i 12.000 e i 15.000, cin circa 3,9 milioni di persone. Coloro che hanno le dichiarazioni più ricche sono in tutto 395.562, poco meno dell’1% del totale. Per quanto concerne l’aumento dei redditi, la crescita più alta si registra a Bari, mentre Venezia fa registrare addirittura un segno meno, mentre Roma, con un incremento di 1.300 euro di reddito medio in un solo anno accorcia le distanze con Milano.

Regionali. A tenere viva la politica italiana sono le questioni legate alle regionali. Dopo lo spinoso caso Puglia, e la risoluzione dei problemi legati alle candidature, si inizia a ragionare sui programmi. Lo fa Renata Polverini, candidata del Popolo della Libertà alla presidenza della Regione Lazio, che interviene su un tema spinoso: le unioni di fatto. “Sono favorevole a normare le unioni di fatto, a patto di non produrre un matrimonio di serie B. Allo stesso tempo sono convinta che diritti e doveri reciproci debbano essere riconosciuti alle coppie che vivono fuori del matrimonio”. L’ex leader dell’Ugl affida al suo blog le sue riflessioni, che suscitano subito molte polemiche. Stefano Pedica, senatore dell’Italia dei Valori e coordinatore per l’Idv del comitato elettorale di Emma Bonino, ritiene che “la Polverini afferma di essere a favore delle coppie di fatto, per l’edilizia popolare e contro il binomio immigrazione uguale delinquenza. Ma si è resa conto che è la candidata del Pdl?”. Al contrario, Giulia Rodano, assessore regionale alla Cultura, ricorda alla candidata del Pdl che l’ex governatore Francesco Storace, adesso leader della Destra, “con uno dei primi atti da presidente di Regione soppresse proprio una normativa regionale che riconosceva le famiglie di fatto”. Tirato in ballo, Storace non nasconde il suo fastidio per l’uscita di Renata Polverini: “Non c’è scritto sul programma elettorale” commenta laconico Storace. Il Popolo della Libertà, invece, è più conciliante: Donato Robilotta, consigliere regionale Pdl, dice: “Da laico e socialista apprezzo la presa di posizione di Renata Polverini sul riconoscimento dei diritti anche alle coppie di fatto, senza però voler superare l’istituto della famiglia”. L’eco dei rimbrotti relativi alla frase della Polverini arriva anche in Consiglio comunale. Gianni Alemanno, sindaco di Roma, sembra sulla linea di Storace. “Queste sono materie che non competono né alla Regione né al Comune, ma al governo e al Parlamento e quindi penso sia inutile discuterne all’interno del programma regionale. Le mie posizioni sono note, io sono contrario a questa ipotesi. Bisogna distinguere – aggiunge il sindaco di Roma – tra la responsabilità dei familiari e la libertà delle coppie. Ma, lo ripeto, questo non è tema di carattere regionale”.

E qualche scaramuccia c’è anche in Campania, dove il candidato designato dal Pd, Vincenzo De Luca, non convince tutte le forze della coalizione. Dopo aver accantonato l’ipotesi primarie, De Luca è rimasto l’unico a essere candidato con il sostegno di Verdi e Alleanza per l’Italia. Il centrosinistra si spacca sul nome del primo cittadino di Salerno. L’Italia dei Valori parla di “scelta isolazionista che non possiamo accettare”. Paolo Ferrero, segretario della Federazione della sinistra, parla di “una vera e propria farsa”. Contro De Luca anche quella parte del suo stesso partito, legata al governatore uscente Antonio Bassolino, che lo ha sempre avversato. La scelta di De Luca è stata duramente criticata dall’Idv. “Ci dispiace che il Pd abbia deciso di correre in Campania con un candidato che non rappresenta la discontinuità – dice Antonio Di Pietro – Ci auguriamo che questa scelta isolazionista venga rivista e che il Pd faccia un gesto di responsabilità ritirando questa proposta di candidatura. L’Idv non rinuncia alla possibilità di costruire una coalizione per battere le destre, ma se questo non sarà possibile per la Campania presenteremo un candidato presidente alternativo che rappresenti le istanze del territorio e sia bandiera di un nuovo modo di fare politica”. Luigi De Magistris, sempre dell’Italia dei Valori, evoca la questione morale: “De Luca è improponibile perché su di lui è in corso un processo su fatti delicatissimi. La questione morale non può partire da lui”. Sempre sul fronte delle alleanze Rutelli, durante l’assemblea nazionale dell’ApI che si è svolta proprio a Napoli, si è appellato all’Udc perché non si associ al Pdl: “All’Udc campano rivolgiamo un appello a non andare a destra, ma a lavorare a quella discontinuità di cui ha parlato il sindaco De Luca”. Al momento sembra invece probabile un accordo a sostegno di Stefano Caldoro.

Legittimo impedimento. Oggi in aula è iniziato l’esame del testo sul legittimo impedimento. Circa trecento sono stati gli emendamenti al testo sul legittimo impedimento, i quali da domani saranno all’esame dell’aula della Camera. Il provvedimento dovrebbe essere approvato entro giovedì, non è chiaro se con i voti favorevoli della sola maggioranza. Certamente, il governo non porrà la fiducia.
Il leader dell’Unione di Centro, Pier Ferdinando Casini, ha dato la disponibilità dell’Udc a sostenere la norma a patto che riguardi solo il presidente del Consiglio. L’attuale formulazione del testo estende le prerogative di sospensione dei procedimenti, per impegni istituzionali, anche ai ministri. Il relatore Enrico Costa conferma l’ipotesi di non modificare il testo. “Non possiamo farlo ci sarebbe un problema di incostituzionalità: il consiglio dei ministri è un organo collegiale, l’ha detto anche la consulta, non possiamo fare un trattamento diverso soltanto a un componente del consiglio”.

Carmine Finelli

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