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Puglia, l’Udc e l’harakiri D’Alema-Bersani E se a marzo vince il centrosinistra 8-5?

febbraio 1, 2010 di Redazione 

L’ipotesi, verosimile e facilmente formulabile,  si ottiene attribuendo le regioni senza forzature, così come si suppone possa andare il prossimo mese. Non c’è ancora la costruzione dell’”alternativa”, per la quale l’Udc appare recalcitrante – e si tratta di vedere su quali basi programmatiche-di prospettiva potrebbe comunque essere varata – ma intanto al primo (ed ultimo) step elettorale dopo le fallimentari Europee del giugno scorso e prima delle politiche del 2013 a festeggiare potrebbero essere il Pd e i suoi alleati. E la partita non è di poco conto. Ci prefigura lo scenario Stefano Catone.

Nella foto, Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema

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di Stefano CATONE

Un centrosinistra che sembra in caduta libera, in continua recessione, che compie piano piano, uno alla volta, piccoli passi indietro che sembrano pregiudicare qualsiasi successo in futuro. È questa l’immagine alla quale ci siamo abituati, ed è in virtù di questa immagine che l’esito delle elezioni regionali potrebbe rivelarsi stupefacente. Il Partito Democratico sembra abituato alla catastrofe, sembra andarvi incontro con rassegnazione, ma il 30 marzo 2010 potrebbe essere una di quelle date da cui ripartire, una di quelle date che confermano la bontà di una strategia.

Uno sguardo “anticipatore” alle Regionali rivela infatti scenari imprevisti.

Dando per certo, da una parte, Veneto e Lombardia al centrodestra - e conseguente varo del ventennio Formigoniano – e, dall’altro lato, Emilia, Toscana, Umbria (salvo il congenito autolesionismo Democratico, che al momento sembra portare alle primarie) e Basilicata al centrosinistra (in quest’ultimo caso grazie anche all’appoggio dell’UdC) le Regioni nelle quali la partita si deciderà in zona Cesarini rimangono molte. Piemonte, Liguria e Marche vedono delle buone possibilità per i democratici. In Lazio, Puglia e Calabria fare previsioni è impossibile ed è quindi anche impossibile escludere una vittoria del centrosinistra.

Tra l’altro, in Puglia e nel Lazio, il centrosinistra candida due outsiders, due persone di alto profilo ma non appartenenti al Partito Democratico: se queste due regioni, in seguito allo scandalo-Marrazzo e allo scioglimento della giunta regionale, sembravano essere state regalate al centrodestra, la sfida Bonino – Polverini apre nuove linee di frattura e la ricandidatura di Vendola – complice anche la divisione Pdl-Udc – si colloca su un piano non previsto dai vertici di partito.

In Campania il piatto della bilancia sembra pendere verso destra, causa infinite litigiosità interne al PD, difficoltà di stringere un’allenza con IdV e lunghe ombre sulla precedente amministrazione Bassolino (su tutte, i rifiuti di Napoli).

Quindi, assegnando anche solo un “pareggio” nelle regioni fortemente in bilico (due a una parte e due all’altra), una vittoria del centrosinistra per otto a cinque sembra un’ipotesi verosimile. È innegabile che la situazione di partenza vede in vantaggio il centrosinistra per undici a due, ma è pur vero che quest’ultimo veniva (e viene) dalla sconfitta alle Europee e dato alla canna del gas, in progressiva e ineludibile ritirata.

Stefano Catone

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