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Via alla tre giorni di Berlusconi in Israele Che ammette: Gaza, usato fosforo bianco

febbraio 1, 2010 di Redazione 

Con Désirée Rosadi, il giornale della politica italiana presenta come nessun altro grande quotidiano lo “sbarco” a Tel Aviv del presidente del Consiglio, che dopo aver incontrato le principali cariche politico-istituzionali israeliane mercoledì prenderà la parola alla Knesset.  «Il più grande amico che Israele ha in Europa», è la calda accoglienza che gli riserva Netanyahu, che troverà tuttavia l’”amico” della destra italiana come sempre sensibile alla causa palestinese e del tutto intenzionato a dire la sua sul processo di pace. Come ha già fatto in un’intervista anticipatoria al quotidiano Haaretz, che vi raccontiamo. Alla fine Berlusconi sembra chiedere aiuto all’omologo falco Bibi: «I giornali in Italia mi trattano male», si lamenta il premier, strizzando l’occhio a quella condizione particolare della libertà di stampa in Israele dove, per ragioni di sicurezza nazionale, la pubblicazione di giornali è subordinata al placet del potere esecutivo. Tutto questo mentre l’esercito israeliano riconosce l’uso della sostanza illegale nella guerra del dicembre-gennaio 2009.

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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di Désirée ROSADI

Dopo Anwar Sadat, Bush figlio, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, anche Silvio Berlusconi salirà sul podio dell’assemblea legislativa israeliana, la Knesset. Per il falco “Bibi” Netanyahu in questo momento è lui l’«amico più grande che Israele ha in Europa», e accoglierà il premier per una visita ufficiale di tre giorni nella terra d’Israele. Il presidente del Consiglio, accompagnato da otto ministri, atterrerà nelle prossime ore a Tel Aviv, dove sarà salutato dal ministro degli Esteri Avigdor Lieberman. La giornata sarà intensa: al suo arrivo avrà un colloquio con l’amico Netanyahu, poi visiterà lo Yad Vashem, il Museo della Shoah, e infine raggiungerà la “Foresta delle Nazioni” dove pianterà un albero simbolo di pace. Domani sono invece previsti gli incontri istituzionali con Lieberman, con Tzipi Livni, e una sessione congiunta presso l’ufficio del primo ministro, sugli accordi bilaterali e la cooperazione per il prossimo anno. Gli incontri che si terranno in questi giorni rientrano nella cooperazione bilaterale italo-israeliana sulla scienza, la tecnologia e la cultura, e coinvolgeranno rappresentanti di aziende, industrie e laboratori italiani in Israele. Mercoledì Berlusconi parlerà alla Knesset.

Un benvenuto in grande stile per il premier italiano, che nei giorni scorsi aveva ripagato la fiducia del suo omologo con un’intervista al quotidiano Haaretz, nella quale parlava di Israele come «modello di democrazia in Medio Oriente». Un popolo «coraggioso» quello ebreo, «che crede nei valori della democrazia in cui anche noi crediamo», sottolinea il premier italiano, il quale invita i tutti i Paesi europei a «stingere una forte amicizia con Israele». Non solo scienza e tecnologia per la tre giorni in Israele. Berlusconi parlerà anche del progetto, tutto italiano del Piano Marshall per la Palestina: «Non c’è benessere senza pace» sostiene il presidente del Consiglio, «la sola aspettativa di un rilancio dell’economia palestinese con le sue ampie ricadute regionali su Israele e la Giordania dovrebbe essere già di per sé uno sprone per riallacciare il dialogo». Berlusconi, da buon imprenditore, punta tutto sulla promozione del turismo religioso nei Territori, sulla costruzione di accoglienti infrastrutture alberghiere, e su opere importanti come il collegamento tra il Mar Rosso e il Mar Morto. Un piano che, se attuato, vedrebbe una partecipazione attiva delle imprese italiane operanti nel settore turistico, ma che lascia aperte molte domande, ad esempio, quale impatto avranno questi investimenti sul territorio e su aree ancora (per poco) incontaminate? E quali regole seguirà la costruzione delle infrastrutture e degli edifici?

Se una ricetta per la questione palestinese Berlusconi l’ha trovata, resta il problema della trattativa sulla riconsegna, da parte di Israele, delle Alture del Golan alla Siria. «E’ arrivato il momento che Israele e Siria ristabiliscano relazioni amichevoli e pacifiche», chiede Berlusconi nell’intervista, a patto che «Damasco spezzi i rapporti con le organizzazioni che non riconoscono l’esistenza di Israele». Il riferimento è ad Hezbollah e all’Iran, che minaccia addirittura di voler eliminare lo Stato d’Israele dalla carta geografica. Ma a preoccupare il premier non è soltanto il pericolo atomico: Berlusconi denuncia la pericolosità del “fattore Gaza” e la continua minaccia dei missili sul territorio israeliano. Tuttavia, tiene a sottolineare il legame di fiducia coltivato in questi anni con i leader moderati dei Paesi mediorientali.

«L’Italia preme affinché si raggiunga una giusta e durevole soluzione per la questione Palestinese», che agli occhi del premier è ostacolata dalla politica israeliana degli insediamenti: «Vorrei dire alla gente e al governo di Israele, come amico, con la mano sul cuore, che è un errore persistere su questa strada: non riusciremo a convincere i palestinesi delle buone intenzioni di Israele, se continuate a costruire su territori che sono parte degli accordi di pace». Il richiamo ai doveri di Israele è chiaro: l’Italia è alleata dello Stato ebraico, ma non può chiudere gli occhi sulla violazione dei diritti del popolo palestinese. Nei giorni scorsi anche il segretario dell’Onu, Ban Ki-moon, aveva espresso preoccupazione per la situazione umanitaria di Gaza: «Ripeto il mio appello a Israele perché sollevi il suo inaccettabile e controproducente blocco, e rispetti pienamente la legalità internazionale. La comunità internazionale – sottolinea Ban – non riconosce l’annessione di Gerusalemme da parte di Israele, che rimane parte dei territori occupati palestinesi». In nome della sua sicurezza, Israele non soltanto ha costruito colonie illegali, ma ha anche utilizzato delle armi al fosforo bianco, sostanza altamente tossica e pericolosa per la salute umana. Ad ammetterlo è proprio l’esercito israeliano, che oggi risponde alle accuse contenute nel rapporto Goldstone sull’uso di fosforo bianco contro una struttura dell’Unrwa a Gaza, durante l’Operazione Piombo Fuso, lo scorso inverno, e fa mea culpa. Era l’inverno del 2009, quando le azioni militari sulla Striscia di Gaza provocarono circa 1500 morti e 5000 feriti tra i palestinesi.

In un contesto così delicato, in cui Netanyahu congela le colonie da una parte, e dall’altra pianta simbolicamente alberi negli insediamenti più popolosi e strategici per Israele, Berlusconi può giocare un ruolo importante. Il suo potere contrattuale può essere addirittura superiore rispetto a quello degli Stati Uniti di Obama, perché in questa fase rappresenta la porta per il vecchio continente. Senza la fiducia europea, Israele continua ad essere isolata nello scacchiere mediorientale, pur rappresentando una delle democrazie più evolute del pianeta. Una democrazia che però è minata dal continuo richiamo alla sicurezza, che è costretta a difendersi dagli attacchi dei “nemici” arabi. Israele è disposta a rinunciare ai suoi diritti e alle sue libertà, in cambio della garanzia di sicurezza, non a caso lo Stato d’Israele è l’unica democrazia al mondo nella quale la pubblicazione di un giornale è subordinata ad un permesso governativo.

Ebbene sì, la stampa israeliana è sottoposta al controllo del potere esecutivo, secondo l’articolo 94 del regolamento di difesa che regola lo stato di emergenza, che oltretutto prevede il potere di rifiutare l’autorizzazione, a discrezione del funzionario di turno, oppure direttamente dal ministro degli Interni. A giustificare questa disposizione è la tutela della sicurezza pubblica, che potrebbe essere messa a repentaglio da pubblicazioni che incitano al terrore o alle stragi. Ed è proprio nella patria della democrazia che Berlusconi si sfoga e denuncia di essere vittima di «una campagna di stampa aggressiva», che in patria non fa che calunniare la sua «missione di italiano, di imprenditore e di uomo di governo». Un’esternazione che sembra più una richiesta di aiuto al suo alleato Netanyahu. Forse, dopo l’aggressione di piazza Duomo a Milano e l’attacco alle leggi ad personam, il premier sarà costretto ad invocare lo stato di emergenza?

Désirée Rosadi

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