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L’intervento. Ma nel Lazio c’è il reddito minimo di Marianna Madia

gennaio 28, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un punto di riferimento e uno strumento di lavoro della nostra politica. Insieme agli altri grandi quotidiani, a cominciare da Repubblica e Corriere, certo. Ma è su il Politico.it che la politica italiana sceglie più frequentemente di intervenire. La giovane economista eletta nel 2008 alla Camera con il Partito Democratico ci consegna, praticamente in diretta – letto il servizio sulla crisi – questo focus, tutto politico, sull’isola felice rappresentata dalla Regione (già) di Marrazzo che offre ai lavoratori che perdono il posto un servizio essenziale introdotto nei primi mesi del 2009 dal vituperato governatore costretto alle dimis- sioni. 20mila disoccupati, scrive Madia, usufruiran- no di questo strumento. Sentiamo.

Nella foto, Marianna Madia

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di MARIANNA MADIA*

La crisi, almeno per quel che riguarda Roma e il Lazio, non sembra fermarsi. Oltre ai licenziamenti e alle casse integrazioni, ha un altro effetto: l’aumento dell’utilizzo dei contratti a termine.
Soprattutto per chi entra nel mondo del lavoro. La percentuale dei contratti “precari” è salita nel Lazio all’87,5%.
Per queste forme contrattuali non ci sono mobilità, casse integrazioni e indennità di disoccupazione.
Nel Lazio però, grazie alla regione, qualcosa si muove. La recente legge sul reddito minimo garantirà a chi non gode di altre forme di sostegno un reddito mensile di 500 euro, la gratuità di servizi socio-culturali e di percorsi di formazione e inserimento. L’operazione laziale è ancora più significativa se si paragona a quanto fatto dal governo. Il cosiddetto “bonus precari” governativo – che partiva da una dotazione finanziaria molto più alta di quella della regione – si è rivelato un flop. I requisiti stringenti della legge nazionale hanno fatto sì che meno di 2000 persone in tutta Italia abbiano ricevuto il bonus. Il reddito minimo del Lazio raggiungerà circa 20.000 lavoratori senza altre forme di sostegno al reddito. Il Lazio, da solo, ha fatto più e meglio del governo. Intanto arriva in aula il “collegato lavoro” che ripresenta la cosiddetta “ammazza-precari” già dichiarata anticostituzionale dalla Consulta.

MARIANNA MADIA*

*Deputata del Partito Democratico

Commenti

One Response to “L’intervento. Ma nel Lazio c’è il reddito minimo di Marianna Madia

  1. adolfogattini on gennaio 29th, 2010 13.45

    Il saccheggio dell’Italia da parte di questa “casta Infame” deve essere fermato
    Questa vicenda del lodo Alfano è solo una piccola parte delle schifezze che hanno già fatto e che continuano a fare; queste leggi “ad personam” a loro servono per rendersi intoccabili dalla legge. Un altro disegno criminogeno già iniziato da tempo in ordine al saccheggio dell’Italia, è quello delle privatizzazioni: le autostrade, la telecom, le acque, il gas, l’enel sono in mano ai vari benetton, tronchetti dell’infelicità (per gli italiani), ai nominati e sodali di turno, che “tutti” questi infami al governo (Fatto salvo un Di Pietro ed altri come lui), hanno nominato al puro scopo di procurarsi “tangenti” perpetue e assicurate nel tempo. E allora smettiamo di lamentarci e cominciamo ad agire! Voglio lanciare un’idea e/o provocazione che i “sindacati servi di partito” avrebbero già dovuto porre in essere; usiamo la rete e ogni altra forma di comunicazione, per raccogliere le oltre 20 Milioni di adesioni e firme di Italiani disagiati; cioè quelli che stanno già combattendo per il posto di lavoro perso, i pensionati, i disoccupati, i disadattati, i cassa integrati, i licenziati, i precari, i terremotati e quanti altri ancora, al fine di “costringere” i nostri infami dipendenti a ridimensionarsi ad 1/3 come numero e come stipendio, a ridurre i costi sfarzosi di tutti gli apparati di stato, ad abolire il finanziamento ai partiti, a ridimensionare l’uso della auto blu, le scorte e parecchie altre cose. Ho fatto un piccolo calcolo alla “Tremonti” determinando quanto segue: il recupero e l’accreditamento di tutte queste enormi risorse sottratte agli italiani e la successiva gestione di questa “massa di soldi” in un nuovo fondo sociale “controllato da cittadini onesti”. Il successivo conferimento e mandato ad un ufficio di collocamento istruito allo scopo, con il compito speciale di gestire l’avviamento al lavoro e l’erogazione equitativa di “assegni sociali” alle famiglie disagiate e a tutti i cittadini bisognosi sopra menzionati. Realizzando tutto questo si annullerebbe quasi totalmente la disoccupazione come pure questo stagnante disagio sociale. F.to Il pensionato (Geom./Consulente del Lavoro)

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