Top

Diario. In Puglia prove d’alleanza Udc-Pdl Wiesel: ‘Shoah, indifferenza peggio odio’

gennaio 27, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Giornata della memoria, vi raccontiamo come l’ha vissuta la politica italiana. Alla Camera è stato il giorno del discorso del sopravvissuto ad Auschwitz e Premio Nobel per la Pace del quale risuonano soprattutto queste parole: «Fu (appunto) l’indifferenza, oltre che i nostri nemici, a determinare quello che accadde». Nella rubrica Politica il racconto di Andrea Sarubbi. Ma quella di oggi è anche una giornata che potrebbe avere cominciato a cambiare la geografia della nostra politica. Perché dopo il gran rifiuto (a suo giudizio) della base Democratica all’accordo con lui alle primarie di domenica, Pierferdinando Casini, piuttosto che consegnare la regione a Vendola, apre al centrodestra invitandolo a convergere sulla Poli Bortone. Berlusconi: «Facciano un passo indietro lei e Rocco Palese, e troviamo un terzo candidato». Tutto questo potrebbe cambiare la geografia della politica italiana perché intanto fa saltare anche l’accordo tra Udc e Pd in Liguria, dove i centristi ritirano il loro appoggio a Claudio Burlando, e accelera il sì a Scopelliti candidato del Pdl in Calabria. E potrebbe preludere al tramonto dell’ipotesi di alleanza a livello nazionale tra Democratici e centristi – Bersani: «L’eventuale patto tra Casini e Berlusconi in Puglia porrebbe una seria pregiudiziale» alla prospettiva cercata finora – e ad un “ritorno a casa” dell’Unione di centro, che del resto non ha mai smesso di evidenziare una mag- giore affinità elettiva con la destra, con la quale con- divide la casa comune europea del Ppe. Il racconto.

Nella foto, il leader dell’Udc Pierferdinando Casini: fuma il sigaro di Bersani?

-

di Carmine FINELLI

Giornata particolarmente intensa quella odierna. Si celebrava oggi, infatti, la “Giornata della Memoria” istituita per ricordare il massacro dei sei milioni di ebrei voluto dai nazisti nei campi di concentramento. Proprio sessantacinque anni fa, l’orrore divenne palese. Come una luce che illumina una stanza buia, così l’arrivo delle truppe alleate nel campo di Auschwitz ci ha permesso di vedere l’atrocità di un odio cieco verso la popolazione ebraica. Molte sono state le manifestazioni, oggi. La più significativa alla Camera dei Deputati, dove Eli Wiesel, Premio Nobel per la pace, ha portato la sua testimonianza di quegli anni bui della storia europea e mondiale.
Al Palazzo del Quirinale Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, ha presieduto le celebrazioni. Riferendosi alla Shoah, il capo dello Stato ha parlato di “una tragica esperienza carica di insegnamenti e di valori”. Tale pagina storica “é ancora piena di insegnamenti” ha sostenuto Napolitano rivolgendosi in modo particolare ai giovani presenti all’iniziativa e dicendosi “confortato dall’aver ascoltato le riflessioni degli studenti sulla Shoah”. La prima carica dello Stato ha anche ricordato la “lotta per la libertà e il pieno riconoscimento dei diritti dei popoli, e in particolare per il diritto dello Stato di Israele di vivere in sicurezza”.
La seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani, ha invece partecipato alle commemorazioni alla risiera di San Sabba, a Trieste, indossando una stella gialla come quella che era appuntata sugli abiti dei deportati: “Ogni uomo oggi è ebreo. Anche io oggi sono ebreo – ha detto Schifani – Mai più Shoah per gli ebrei, ma anche per coloro che, ancora adesso, alcuni di noi si ostinano a ritenere diversi. La diversità deve essere bandita. L’odio razziale, la xenofobia che purtroppo albergano in taluni sono veicolo di pericolosi pregiudizi, di falsi convincimenti che possono degenerare in violenza morale e fisica”. Alla Camera la cerimonia di commemorazione è stata incentrata sull’intervento di Eli Wiesel, ex internato a Auschwitz e Premio Nobel per la pace nel 1986. Gianfranco Fini, alla presenza del presidente della Repubblica e di Silvio Berlusconi, ha esortato a “guardare con viva preoccupazione all’indifferenza che ancora in questi giorni circonda il rinnovarsi di fenomeni antisemiti, razzisti, xenofobi, e anche, sembra incredibile ma è vero, il rinnovarsi di minacce di sterminio”. Per il presidente della Camera “rendere testimonianza dello sterminio del popolo ebraico non è solo il doveroso ricordo di milioni di nomi e di storie ma anche un presidio morale e civile, affinchè mai più accada che l’aberrante logica di un potere totalitario si abbatta sugli inermi, sugli innocenti, su interi popoli contro i quali decretare le discriminazioni più odiose per motivi di razza, di religione, di genere, di condizione sociale, in una folle progressione criminosa capace di raggiungere il genocidio”. A seguito dell’intervento di Fini, è toccato al Premio Nobel Eli Wiesel portare la sua testimonianza. “Non dobbiamo consentire che il nostro passato diventi il futuro dei nostri figli” ha detto Wiesel, concludendo il suo intervento nell’Aula di Montecitorio. In un significativo passaggio del suo discorso, il Premio Nobel ha espresso anche un certo rammarico: “I testimoni hanno parlato, ma il mondo si è rifiutato di ascoltare, altrimenti non si spiegherebbero i genocidi che sono avvenuti nel dopoguerra. Se Auschwitz non ha guarito il mondo dall’antisemitismo, cosa potrà guarirlo?”. Eli Wiesel ha poi sostenuto che “il razzismo è stupido, e l’antisemitismo un’infamia”.
Anche il papa è intervenuto per ricordare le vittime della Shoah. Nel corso dell’udienza generale del mercoledì Papa Benedetto XVI, parlando in tedesco, ha invece sostenuto che la Shoah è un “orribile crimine di megalomania disumana e di odio razzista dell’ideologia nazista. Il ricordo di questi fatti, in particolare la tragedia della Shoah che ha colpito il popolo ebraico, così come la testimonianza di tutti coloro che si sono opposti a questa follia a rischio della propria vita – ha affermato il pontefice – ci ricorda sempre più l’assoluto rispetto della dignità della persona e della vita umana”.

Udc a destra. Se la giornata della memoria induce tutti ad una riflessione, il puzzle delle Regionali induce tutte le forze politiche a convulse giornate, come quella di oggi. Molti i vertici per i risolvere alcune questioni. A Palazzo Grazioli, dove i vertici del Pdl si sono riuniti oggi, poco dopo le tredici, si è tenuto un vertice durato fin quasi alle 18.30. Al centro della questione il dossier Puglia. “Rocco Palese e Adriana Poli Bortone facciano un passo indietro”. È l’appello che Silvio Berlusconi e i coordinatori del Pdl fanno al candidato attuale del Popolo della libertà in Puglia e alla leader di Io Sud sostenuta dall’Udc, a margine del vertice di Palazzo Grazioli. Adriana Poli Bortone, ex senatrice di An, contattata telefonicamente da Tele Norba, emittente privata pugliese, ha risposto “Ci penserò”.
Le candidature in vista delle Regionali in Puglia, creano non pochi mal di pancia a via dell’Umiltà a Roma. Da una parte Pier Ferdinando Casini strizza l’occhio al centrodestra pugliese e lo invita a convergere su Adriana Poli Bortone come candidata unica contro Nichi Vendola, sostenendo che “è l’unico modo” per fronteggiare alle Regionali il governatore uscente. Dall’altra parte Silvio Berlusconi ha riaperto i giochi facendo presente la sua insoddisfazione per la candidatura di Rocco Palese. Il leader del Pdl non lascia cadere nel vuoto gli appelli del leader centrista e prova a trovare una soluzione. “In questo modo vince Vendola. Volete che vinca Vendola?” avrebbe detto il presidente del Consiglio in un breve incontro alla Camera con il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa. Tuttavia, la possibilità che il Pdl possa sostenere Adriana Poli Bertone, nonostante il Cavaliere apprezzi il leader del movimento “Io Sud” non è verosimile. Più probabile che Pdl e Udc si accordino su un terzo candidato, un nuovo nome in grado di superare lo stallo attuale. Non sembra facile, però, che si riesca a siglare un’intesa su un nuovo candidato.
Casini, intervistato dalla trasmissione “Mattino Cinque”: “Se si realizzasse su Adriana Poli Bortone una convergenza più ampia io sarei disponibile. In Puglia il dialogo è aperto con tutti e ci mancherebbe che non lo fosse con il Pdl, che in questi anni è stato come noi all’opposizione in consiglio regionale. Noi – ha continuato il leader centrista – abbiamo messo in campo non un candidato qualsiasi: la personalità di Adriana Poli Bortone è l’unica che può battere Nichi Vendola, che con il suo populismo è sicuramente un candidato forte. Gli amici del Pdl sono chiamati a una riflessione, non c’è un candidato più forte della Poli Bortone in grado di realizzare un’alternativa vincente. Invito tutti a una riflessione pacata – ha concluso Casini – e depositiamo gli animi bellicosi”.
Al contrario della Puglia, l’accordo fatto tra l’Udc e il Pdl è stato trovato in Calabria: l’Udc appoggia il candidato di centrodestra Giuseppe Scopelliti. Lo ha ribadito Cesa sempre al termine dell’incontro con Silvio Berlusconi. “Tra domani e dopodomani si terrà la conferenza stampa ufficiale”, ha spiegato Cesa.

Protesta dei magistrati. E qualche mal di pancia al governo ed alla maggioranza lo provocano anche i magistrati. Non nel senso di nuove azioni giudiziarie, ma per una bizzarra iniziativa delle toghe da tenersi all’inaugurazione dell’anno giudiziario. I magistrati si mobilitano in tutta la penisola. Si sono decisi ad attuare una dura forma di protesta: sedie vuote davanti al ministro Alfano o ai suoi rappresentanti durante gli interventi previsti per l’apertura dell’anno giudiziario di sabato. Un modo per mostrare visivamente il “disagio per le iniziative legislative in corso e dire no alle leggi ad personam che distruggono il sistema giudiziario italiano”.
Durante le cerimonie in tutti i distretti di Corte d’appello, i magistrati avranno una copia della Costituzione in mano per “simboleggiare il forte attaccamento alla funzione giudiziaria e alla Carta costituzionale”. Al momento dell’intervento del ministro o del rappresentante del ministero usciranno dall’aula per “testimoniare il proprio disagio per le iniziative legislative in corso, che rischiano di distruggere la giustizia in Italia, e per la mancanza degli interventi necessari ad assicurare l’efficienza del sistema”. In seguito i presidenti delle sezioni locali della Anm leggeranno un documento, predisposto dalla Giunta esecutiva centrale, e alla fine mostreranno una copia del dossier “Le verità dell’Europa sui magistrati italiani” che poi sarà consegnato al presidente della Corte d’Appello.
In serata la replica del Guardasigilli: “Sono il ministro della Giustizia, servo il mio Paese e ho giurato sulla Costituzione. A differenza di coloro che seguiranno le improvvide indicazioni dell’Anm, parteciperò all’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Suprema Corte di Cassazione alla presenza del presidente della Repubblica”. “Allo stesso modo – continua – andrò l’indomani presso la Corte d’Appello de L’Aquila, laddove il servizio giustizia ha ricominciato a funzionare brillantemente dopo il terremoto, grazie all’impegno delle istituzioni e di tanti servitori dello Stato. L’Anm piuttosto che inaugurare l’anno giudiziario ha deciso di inaugurare la campagna elettorale in vista delle elezioni per il Csm che si terranno in primavera. L’Anm ha scelto – conclude Alfano – di macchiare una giornata che è per i cittadini e per il loro diritto di avere giustizia. L’immagine che l’Anm offre di sé non coincide con l’immagine e con il senso etico delle migliaia di magistrati che ogni mattina servono l’Italia e le istituzioni che rappresentano”.

Carmine Finelli

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom